James Aldridge.
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PRIGIONIERO SULLA TERRA.
Parte 3.
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Titolo originale: A CAPTIVE IN THE LAND. 1962.
Traduzione di: PAOLO C. GAJANI.
1964. Club degli Editori, MILANO.
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Scansione di Giorgio Fantinato.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 30.
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Pot anche parlare al telefono con Jo, a Londra; e per farsi sentire dovette urlare nell'apparecchio della Casa di riposo... quella che sorgeva sulla spiaggia e in effetti era semplicemente una colonia marina per le ferie. Dipendeva dal Ministero per l'Estremo Nord, ed era gremita di uomini e donne dall'aspetto di lapponi, e inoltre di molti che ovviamente dovevano essere piloti russi, e geologi e glaciologi e meteorologi. Ovviamente? Ma s, dovevano esserlo - pens Rupert - visto che ciascuno di essi desiderava parlargli come fosse un esperto. Tutti gli dissero quanto ammiravano la sua marcia sui ghiacci con Aleksej.
Poterono udirlo tutti quanti tanto dovette strepitare al telefono per farsi sentire da Jo...
"E Tess? Sta bene, adesso?"
"S" gli rispose la voce di Jo, debolissima. "Marian dice esattamente quello che avevano detto i russi. Pu darsi che sia un'infezione del colon. Per lei dice che non  grave."
"Ma dovranno farla entrare in ospedale?" strepit Rupert.
Gli tocc ripeterlo, e stent molto a udire la risposta; ma pi o meno il senso generale fu "Forse"... Non lo sapevano ancora, lo avrebbero deciso solo di l a qualche giorno.
"Adesso  in giardino a giocare, con Fidge. Ma sta bene."
Non venne fatto cenno d'un loro possibile ritorno in Russia, e lui ne fu lieto. Doveva pur ammetterlo, in fondo: era tutto pi facile senza Jo.
Era mattino a Londra, e primo pomeriggio a Gagra; Rupert sapeva che stava tenendo sveglia l'intera Casa di riposo. A quell'ora avrebbero dovuto dormire tutti quanti, secondo le disposizioni contenute in un avviso affisso alla porta d'ingresso. Ma quel giorno nessuno aveva osservato il regolamento, per la sua presenza.
Rupert fu molto sollevato dalle buone notizie sulla salute di Tess; al punto che accett di sedere nella sala di riunione - in un'ampia poltrona rivestita di bianco, accanto a un tavolino coperto da una tovaglia quadrettata - e si trattenne a conversare con una ventina di persone, la maggior parte delle quali gli rivolse domande tecniche sulla sua esperienza polare... domande a cui non era in grado di rispondere.
"Come spiega il fatto che siete andati alla deriva in una direzione cos imprevedibile?" volle sapere uno dei presenti.
"Non ne ho la minima idea" Rupert disse a Nina. Capiva perfettamente le domande, e tuttavia non si fidava abbastanza del suo russo per rispondere direttamente. Perci Nina gli faceva da interprete; seria, efficiente. "Pu darsi che nella zona la deriva in vicinanza delle coste abbia senso contrario a quello della grande corrente oceanica."
"Io conoscevo il marconista dell'aereo di Vodopyanov" gli disse un russo alto e sottile, con gli occhiali. "Povero Sergej... eravamo amici fin da piccoli."
Rupert si rivide improvvisamente davanti un corpo congelato e giallastro, curvo in un angolo della cabina radio sotto un ammasso confuso di codici e tabelle e strumenti di navigazione. Ripensandoci, adesso, ne prov quasi un attonito senso di nausea, sicch prefer non parlarne.
Altri due si rivolsero a Nina, facendole domande in tono sommesso e poi dicendole in russo: "Chiedeteglielo". Ma Rupert la sent rifiutarsi; e quando poi le domand che cosa volevano sapere, Nina disse: "Oh, domande sciocche. Per lei non avevano interesse".
Quando si conged, uscirono tutti in giardino con lui; e al cancello, una donna - che aveva infilato il braccio in quello di Nina - gli disse in inglese guardandolo con ammirazione:
"Sa... mi era molto simpatica la sua famiglia. Vi avevo visti sulla spiaggia. Mi fa piacere che la sua bambina stia meglio."
Tutti vollero stringergli la mano; e Rupert, mentre si avviava verso casa con Nina, le fece parecchie domande sulla Casa di riposo. " li che dorme anche lei?" s'inform.
"Oh, no. Io dormo nella dipendenza dell'ospedale dov' Aleksej."
In certo modo, Rupert si sentiva tuttora responsabile verso Aleksej. Ne chiedeva notizie ogni giorno, e ora volle sapere qual era l'opinione dei medici sul suo probabile futuro... Sarebbe mai stato in grado di camminare ancora normalmente?
"Loro pensano di s. Attualmente, non esiste nessuna lesione grave... organica, voglio dire" spieg Nina. "Pi che altro, adesso si tratta di atrofia dei muscoli e dei nervi delle gambe. Ma questo un po' per volta dovrebbe scomparire, dicono i medici... occorre solo persuaderlo a fare tutto per gradi. Ma come vede, Aleksej pretenderebbe sempre di fare troppo."
Rupert annu. "Ma lui  fatto cos, Nina" disse. "Non si potrebbe fermarlo neppure a volerlo."
"Lo so, lo so" assent lei. "Ma io dovr pur riuscirci, e per il suo bene. Per mesi e mesi, appena tornato a casa, ho dovuto escogitare non so pi quanti mezzi per farlo star fermo... ma era impossibile."
"Potrei vederlo?" Anche questa era una delle domande che faceva quasi quotidianamente.
Nina fu evasiva, come sempre. "Ma certo, si capisce che pu vederlo" gli rispose. "Solo che gli hanno dato dei preparati per farlo stare tranquillo, e adesso preferiremmo non eccitarlo un'altra volta. Ma fra pochi giorni sar di nuovo in piedi."
"Certo che dev'essere stata una grave tensione per lei, immagino... in tutti quei mesi subito dopo il suo ritorno."
"No, io non me ne sono quasi accorta. Non mi  mai successo. Non mi sono mai sentita stanca con Aleksej, neppure per un secondo. Neanche quando sta male. Riesce sempre ad appianare le cose. E poi, sembra sempre contento e sereno... anche quando si capisce che soffre."
" vero" assent Rupert.
Lei allora lo fiss, e poi rise: "Ma s capisce! Lei di questo deve saperne almeno quanto ne so io".
"Non ne sono molto certo" obiett Rupert. "Ma se ci ripenso, adesso, devo ammettere che anche allora  sempre stato allegro e sereno, anche quando io ero di malumore. Non abbiamo mai litigato, sebbene in parecchie occasioni credo che dovesse soffrire veramente molto. Lo sapeva che una volta ha perfino cercato di annegarsi, perch voleva che io avessi maggiori probabilit di salvarmi?"
"No, non lo sapevo. Ma non stento a credere che abbia potuto farlo. Sapesse quante volte mi dice: Guarda quello che ha fatto Royce! Ma pensaci!... Lanciarsi da quell'aereo col paracadute, per me!". Per qualche istante, Nina tacque assorta. "Qui da noi tutti ammirano lei e Vodopyanov" aggiunse, poi. "E hanno ragione. Anch'io l'ammiro moltissimo, e ammiro mio marito. Tutti e due siete uomini coraggiosi."
Erano discorsi che lo mettevano a disagio, come sempre; Rupert si affrett quindi a cambiare argomento, e di nuovo le fece domande sulle cosiddette "Case di riposo", e - a proposito delle ferie, e chi fossero i privilegiati che potevano usufruirne, e per quale motivo.
"Perch lavorano bene" spieg Nina.
"Ah, questo il concetto... il lavoro?"
"E perch no?" fece Nina, con piglio aggressivo. " questa la regola nel nostro paese." I suoi sospetti erano ben presto tornati, e con essi la consueta sfumatura di antagonismo.
Peccato, pens Rupert. Non aveva voluto farle delle domande che suonassero provocazione, e tuttavia capiva che lo erano. Gi da tempo aveva perso di vista la linea di demarcazione fra la propria curiosit e quella di J. B. Lille. Ora, forse, esse erano tutt'uno, e Nina, di per se stessa, costituiva oggetto di curiosit tale che non gli dispiaceva mai stuzzicarla un po'... non fosse altro che per studiarne la reazione.
"Per avevano tutti l'aria di quella gente che voi definite intellettuali" osserv Rupert.
"Ma no, non lo sono affatto!" protest lei. "Fra essi ci sono anche lavoratori comuni. Per esempio... diverse delle donne che ha visto oggi sono semplici addette alle cucine delle nostre stazioni nella Nuova Zemlia."
"Non  dove sperimentate le vostre bombe atomiche?"
"Adesso non sperimentiamo pi bombe. Abbiamo smesso... di nostra iniziativa."
"Nina! Nina!" gemette Rupert. La donna sorrise, e lui si sent meglio. "E in quali zone  stata nell'estremo nord?" volle sapere Rupert, ora.
"Dappertutto. Perfino sulle stazioni alla deriva."
"Ma per il suo lavoro, o perch  la moglie di Aleksej?"
"Per il mio lavoro!" esclam Nina, indignata. "Le mogli non possono certamente fare cose simili solo perch sono mogli. Io sono una lavoratrice culturale, al ministero. L'inverno scorso sono stata in quasi tutte le nostre stazioni meteorologiche dell'Artide."
S, doveva chiederle dell'altro sull'estremo nord sovietico. Era facile che lo conoscesse discretamente bene, e con qualche domanda ben fatta gli sarebbe forse stato possibile scoprire la dislocazione di gran parte delle loro stazioni meteorologiche. In Inghilterra nessuno sapeva dov'erano, di sicuro.
"Ma no, accidenti!" si disse Rupert. Non gli piaceva pensare come una spia, eppure sembrava che quella fosse per lui divenuta una seconda natura. Era, in pratica, come se qualsiasi cosa s'inserisse al punto giusto per soddisfare l'immensa curiosit di J. B. Lille. Rupert si era perfino scoperto a osservare con interesse professionale la ferrovia elettrica monorotaia, la frequenza degli autobus, una flottiglia di pescherecci che una mattina era passata in mare; e un altro fatto che lo interessava era che le strade sembravano confinate alla costa. Non aveva visto strade che si addentrassero fra le montagne, a parte una che saliva fino a un lago alpino non distante da Gagra... il Lago Ritza. Come mai non si erano preoccupati di costruire altre strade fra i monti?
"Questi monti sono troppo cedevoli" gli spieg Nina. "Il terreno slitta e smotta e sprofonda troppo facilmente. Non vale la pena di costruire strade. E anche questa strada lungo la costa  abbastanza nuova..."
Prima della guerra, disse Nina, gran parte della costa era infestata dalle zanzare, dato che quei terreni bassi vicino al mare erano per lo pi paludosi. In seguito avevano piantato una grande quantit di eucalipti, sicch ora le paludi erano sparite, e quindi avevano costruito la strada.
Rupert si chiese se alla sezione topografica del Ministero della Guerra qualcuno sapesse che quella costa era stata bonificata, e che ora la percorreva in tutta la sua lunghezza una strada asfaltata.
Quella sera, Nina lo accompagn qualche chilometro pi a occidente, dove sorgeva la vecchia cittadina di Gagra, gi nota come centro climatico anche durante l'epoca zarista. Aveva un'aria solida, antiquata, e uno chalet di tipo svizzero che si affacciava sul giardino botanico, dove, quando venne buio, Rupert and a passeggiare con Nina, e insieme percorsero sentieri e vialetti fra centinaia di altri giovanotti e ragazze che cantavano in coro canzoni russe o si leggevano libri ad alta voce nel fioco chiarore dei lampioni.
"Ma perch vengono a passeggiare proprio qui, e non preferiscono andare lungo il mare o in collina?" volle sapere Rupert.
"Ai russi piace moltissimo passeggiare di sera nei giardini" spieg Nina.
Non li capiva, disse lui, con tutta quella campagna libera e selvaggia e vuota che avevano intorno. Eppure, con intuizione improvvisa, gli fu d'un tratto evidente che la campagna vasta e selvaggia e incolta non poteva interessarli, perch i russi abitavano un paese che ovunque era libero e selvaggio. Non era come in Inghilterra: l'Inghilterra era tutta un giardino, e perci gli inglesi giravano il mondo in cerca di ampi spazi liberi e incolti. La Russia era gi fin troppo libera e spaziosa e selvaggia, sicch i russi desideravano l'ordine e la compattezza; e questo appunto trovavano nel piccolo giardino di quella cittadina di mare.
"Accidenti, se non ha ragione quell'uomo" si disse Rupert, sempre pensando a J. B. Lille, quando si scopr assorto in simili valutazioni e illazioni delle abitudini dei russi.
Ritornavano a casa sotto gli eucalipti che fiancheggiavano le strade. A intervalli li sorpassavano autobus, stipati di accaldata umanit fino agli estremi bordi delle grosse carrozzerie cigolanti. E tutti, tutti cantavano a squarciagola. I russi cantavano sempre. Amavano stare insieme, in compagnia. E le rane-toro dei giardini si potevano sentire a distanza di chilometri.
"... Se non ha ragione quell'uomo" si disse un'altra volta Rupert, quasi malinconicamente. Capiva che ormai non avrebbe pi potuto sfuggire a J. B. Lille. Era tutto diverso in quel paese, affascinante. Chi poteva fare a meno d'indagare lo straordinario loro carattere?
Ma... e qual era il fine?
Rupert sapeva e capiva perfettamente il fine ultimo, e tuttavia, ormai, quello assai difficilmente si poteva considerare un effettivo scopo. Chi veramente credeva in una guerra? Si chiese per quanto tempo ancora avrebbe sopportato di farsi bombardare d'idee sui russi senza scrivere almeno qualche appunto. Eppure si sentiva gi troppo vulnerabile per arrischiarsi a fare ci che sarebbe altrimenti stato genuino e semplice commento in un diario. Doveva essere pericoloso. Nonostante questo, in che modo poteva continuare con speculazioni cos elaborate senza che una sensazione sparisse per far posto a un'altra, senza che nuove idee scacciassero le vecchie? Le spiegazioni ora cominciavano a giungere in fretta, veloci.
"No, no" decise Rupert, categoricamente. "Niente di scritto."
Rise al pensiero di quella meravigliosa stilografica che gli aveva dato Coleman.
"Ma perch ride, adesso?" gli chiese Nina.
"Io?... Mah, si vede che pensavo a qualcosa di spassoso" disse Rupert, e si sent un ipocrita. E si sent doppiamente tale un attimo dopo, quando Nina, con gesto innocente, si appoggi al suo braccio mentre lentamente camminavano verso casa nella tiepida notte russa.
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Capitolo 31.
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Forse - si diceva Rupert - era un po' troppo diffidente nei confronti di Nina, ma senza dubbio non poteva non sembrargli strano che accanto a loro fosse comparsa d'improvviso anche una terza persona prima che lasciassero definitivamente Gagra; e per di pi in circostanze tanto insolite.
Tutte le volte che lei, di tanto in tanto, spariva, Rupert sapeva che non andava solo a trovare Aleksej, bens anche a consultarsi con qualcuno proprio in merito al suo ospite... Rupert Royce. Se lui le chiedeva qualche cosa, oppure proponeva una visita, o uno spostamento, Nina immancabilmente diceva: "Vedr..." e spariva per tornare di l a qualche tempo con la risposta.
A chi lo chiedeva, dunque? E dove andava?
Rupert aveva quasi la sensazione di essere vigilato, governato da un oracolo. E perch, oltretutto, Nina trovava sempre qualche pretesto per non permettergli di vedere Aleksej? Straordinario, davvero straordinario come quei piccoli, vaghi sospetti si andavano via via sommando. Nei suoi modi esisteva senza dubbio sempre qualcosa che dava l'impressione del mistero. E Rupert non poteva fare a meno di chiedersi quanto dipendesse solo dalla sua immaginazione, e quanto avesse una spiegazione perfettamente chiara e lineare. Ma non l'avrebbe mai saputo, verosimilmente; e forse appunto quello era l'aspetto pi snervante.
Ormai non restava pi nulla d'interessante da vedere in quella zona del Mar Nero, e Rupert, per l'ennesima volta, le aveva ricordato che principale motivo e scopo della sua visita in Russia era pur sempre l'Isola di Leuce - in prossimit delle bocche del Danubio - all'estremit opposta del Mar Nero.
"Sar molto difficile" disse Nina.
"Nonostante questo, Mayevsky, a Londra, mi aveva detto che sarebbe stato possibile" obiett Rupert.
"S, possibile, Rupert, e tuttavia molto difficile" insistette lei, caparbiamente. "Dobbiamo aspettare. Intanto potremmo andare a Fanagoria."
Fanagoria era la pi celebre sede di antichit greche del Mar Nero: una citt a suo tempo situata sulla Penisola di Kerch, e che probabilmente era stata la pi importante delle colonie greche. Gi da molti anni i russi la facevano oggetto di pazienti scavi, sia sott'acqua che in terraferma.
"L'isola  pi importante" insistette Rupert.
Ne discussero animatamente; e con ostinazione, Rupert non si stanc di sostenere che non intendeva sprecare altro tempo a Gagra. Se dovevano aspettare prima di visitare l'isola, in tal caso avrebbero potuto andare in Crimea, a vedere qualcuna delle antichit minori, e poi Sebastopoli, per tentare quindi un'altra volta di arrivare all'Isola di Leuce, ma lasciando come ultimissima tappa Fanagoria.
"Vedr" disse come suo solito Nina, e in pieno mezzogiorno scomparve lungo l'assolata linea ferroviaria. Rupert, intanto, se ne stette a guardare Rolland, che imparava a giocare a scacchi con alcuni ragazzi del paese, due dei quali si arrangiavano a parlare un inglese abbastanza discreto. Erano gi divenuti grandi amici, e fra di loro parlavano uno stranissimo miscuglio d'inglese e di russo. Rupert chiese ai ragazzi dove avevano imparato l'inglese.
"A scuola" disse Ledik, il maggiore dei due.
"Quale scuola?"
"La scuola del paese" gli spieg il minore, che si chiamava Vakthangi.
La scuola distava solo poche porte lungo una malandata straducola, e senza dubbio era la pi bella e grande costruzione del paese. Attraverso le finestre, Rupert aveva intravisto microscopi e proiettori cinematografici, e si era chiesto se fosse un caso particolare, o se fosse invece la normale dotazione di tutte le scuole. Poi si era scrollato di dosso quel dubbio alla J. B. Lille. Impossibile trovare una risposta a domande del genere.
Quando torn, Nina disse: "Domani andremo al Lago Ritza".
"E l'isola?" volle sapere Rupert.
"Domani decideremo" gli rispose lei, con fare misterioso.
Ma per quale ragione poi dovevano proprio andare al Lago Ritza?
Le guance arrossate, Nina conserv il suo fare misterioso; e l'indomani - mentre la Pobeda del ministero li portava lungo la costa e fiancheggiava poi l'ampio fiume fra le montagne, e infine s'inerpicava in mezzo a un paesaggio decisamente alpino - Rupert continu a osservarla con attenzione, nel timore che di nuovo soffrisse la macchina. Nina, comunque, anche se si era fatta un po' pallida, sembrava soprattutto desiderosa di spiegare a Rolland (eccezionalmente con loro) che in quella zona esisteva una stranissima localit - un posto chiamato Pitsunda - sfuggita inspiegabilmente all'et glaciale. Effettivamente, in un'imprecisata zona non molto lontana, si stendeva una linea lungo la quale i ghiacci si erano arrestati; e a dimostrarlo stavano appunto i pini di tipo preglaciale di Pitsunda. Nina parl anche di caverne sulle alture, in una delle quali si credeva che avesse dimorato Prometeo, e inoltre parl di altre caverne, non distanti, dove si erano scoperti dei dipinti murali dell'et della pietra. Ecco, disse Nina, ora stavano superando un dolan... e non era evidente come avessero lasciato la zona subtropicale e fossero entrati in uno scenario alpino degno della Svizzera?
"A lei piace sempre insegnare" osserv Rupert. "Come ai francesi."
"Ma  interessante" disse Nina. "E poi, quando si  ragazzi si ha sempre cos poco tempo. Gli anni passano, e subito diventano adulti. Allora  troppo tardi. Vero, Rolland... non ti sembra interessante?"
"Abbastanza" fece Rolland, che si era di nuovo chiuso in se stesso trovandosi costretto in compagnia di adulti. Avrebbe preferito starsene alla spiaggia con i suoi amici, ma Rupert, questa volta, aveva insistito particolarmente perch venisse anche lui a visitare il famoso lago cos vicino alle calde coste del Mar Nero, e il ragazzo ancora non aveva smesso il broncio.
Il lago era freddo e limpido e cristallino; incantevole.
Ma, si chiese Rupert... nessun indizio di apprestamenti radar sulle circostanti montagne?
L'albergo - una costruzione a chalet - era gremito di turisti giornalieri provenienti dalle localit balneari della costa; esso era situato a un'estremit del lago, dove le gelide acque davano inizio a uno dei fiumi che, in una successione di cascate, scendevano dalle alte montagne per aprirsi gradualmente in ampio corso verso la valle, e giungere infine al mare. Furono accolti dal direttore, che li accompagn con un veloce motoscafo a fare un giro lungo le coste rocciose del lago. Quando Nina s'inform se gli sarebbe piaciuto andare a pesca di jorellen, Rupert accett prontamente; e lei gli spieg allora che quei fiumi erano pieni di trote e che nel pomeriggio doveva unirsi a loro un medico che avrebbe potuto accompagnarlo a pescare.
Pranzarono al ristorante dell'albergo, da cui si dominava il lago; e immediatamente dopo ecco il medico annunciato da Nina... Un giovanotto alto e smilzo, che si chiamava Fdor Papanin. Scrut Rupert con uno sguardo franco e schietto, penetrante; e poi disse in russo: "Mi chiamo Fdor Nikolaevic Papanin... Theodor Papanin" ripet, dando al nome un accento inglese. Quindi aggiunse, di nuovo in corretto russo: "Ponemayeti?". E ancora, questa volta in francese: "Allons-y!".
"Dove?"
"A pescare!"
"Ma... e per la canna e le altre cose?"
"Tutto pronto" disse Fdor, e sorrise amabilmente fissando dritto lo sguardo negli occhi di Rupert. "Sempre pronto Teddy" aggiunse, usando all'inglese anche il suo nome.
Si gir di scatto, come se tutto quanto fosse gi sistemato; e Rupert - quasi a propria insaputa - si accorse che lo stava seguendo a passo estremamente spedito, e che, sceso nel seminterrato, attraversava le cucine dell'albergo, dove Teddy, senza fermarsi, gli grid da sopra una spalla: " qui che lavoro, io... io sono il dietista!". Passarono nella parte posteriore dell'albergo; e passando, Teddy afferr a volo un sacchetto di carta, e spieg con voce strascicata, impigrita: "Esca. Caviale". Ugualmente a volo, Teddy afferr due canne da pesca di bamb, lunghe sei o sette metri ciascuna,
e senza un attimo di sosta usc velocemente avviandosi verso una scura passerella di vecchio legno imputridito che superava la prima cascata, e cominci quindi a scendere un sentiero in penombra fra i pini, freddo, e stillante umidit, per gettarsi poi dritto filato lungo uno scosceso pendio che declinava per centocinquanta o duecento metri, sempre senza un attimo di sosta. Il pendio era quasi a perpendicolo, ma Teddy, imperturbabile, lo affront con un'agilissima corsa fatta di brevi salti e scivolate. Quasi senza fiato, spaurito, Rupert lo segu semiseduto per diverse decine di metri, slittando e sobbalzando e scivolando e cadendo, e tuttavia facendo sempre del proprio meglio per stare alla pari con quell'inesauribile molla che comunque lo precedeva d'un gran tratto. Teddy con una mano sosteneva le canne ben alte, e intanto continuava a parlare fra s.
"Ehi, qui finisce che mi rompo l'osso del collo!" Rupert cerc di gridare a Teddy, che per non lo ud. Percorsi una ventina di metri sullo stomaco, Rupert fin quasi a ridosso di Teddy, il quale, questa volta, si gir con espressione sorpresa nel vederselo accanto coperto di fango e terriccio da capo a piedi.
"Caduto?" disse Teddy. "Hmm, male..."
Prese senza por tempo in mezzo a togliere fango e terriccio dagli abiti di Rupert, e poi, facendo volteggiare nell'aria le due canne, esclam: "Ne tombez pas!"... e spar un'altra volta di gran carriera.
Rupert lo segu correndo e spiccando balzi, e incespicando lungo il pendio. Era un sentiero appena segnato, pressoch indistinguibile; e dal basso saliva cupo il rombo del fiume. Via via che acquistava velocit, Rupert comprendeva che sarebbe certamente finito dritto nell'acqua. Ma non poteva fermarsi.
"Troppo in fretta!" gli grid Teddy. Gi si era messo comodo e tranquillo a sedere sopra uno scoglio sulla sponda del fiume, e stava sciogliendo le lenze dalle lunghe canne; Rupert colse in ogni particolare il placido quadretto pur sapendo che sarebbe andato di sicuro a finire nel fiume.
Ma Teddy spinse in avanti una delle lunghe canne, e gli fece una specie di sgambetto... Rupert capitombol in un soffice strato di muschio e di foglie infracidite.
Rest fermo al suolo, ansimando e sforzandosi di assestare di nuovo le proprie membra indolenzite; Teddy gli and vicino e sostenendolo per un braccio gli disse: "Wasser... a momenti finivi dentro!". Con calma serafica accenn il gesto di chi si tuffi a testa in avanti, e aggiunse, a titolo esplicativo: "Splash!". Poi disse: "Niente di male, Rupert. Su, adesso, alzati".
Rupert si alz. Afferrandolo per un braccio, Teddy gli mostr una profonda pozza circolare in mezzo al fiume al di l d'una vasta distesa di massi levigati dalla corrente. Era stipata di piccole trote iridate, che apparentemente non prestavano la minima attenzione a tutto quel movimento.
"Forellen!" spieg Teddy, e ficc una delle canne in mano a Rupert. "Sempre pronto Teddy" annunci di nuovo, come all'albergo, e sul suo magro, glabro viso si distese un sorriso, e una bionda ciocca di capelli and a cadrgli sopra un occhio. "Pronti con l'esca" aggiunse, mentre cacciava un sacchetto di carta nell'altra mano di Rupert. Era un ammasso compatto e rappreso di caviale rosso, e Rupert, non sapendo dove metterlo, decise d'infilarselo in una tasta dei bianchi calzoni russi, ormai di colore indefinibile; e sper di potersi prendere almeno un attimo di respiro. Ma non era consentito. ".Avancez! Su, pesca!" ordin Teddy, con fare perentorio.
Ancora esausto, col fiato mozzo, Rupert impugn la lunga canna e cal l'amo - a cui era stato fissato un grosso uovo di caviale rosso - nella pozza brulicante di trote; e non erano trascorsi due secondi che ne aveva gi preso una.
"Su, su... Tira! Alza la canna!" grid Teddy, eccitatissimo. Rupert, sbalordito e confuso, impresse alla canna uno strattone tale che il pesce descrisse un semicerchio nell'aria, e and infine a impigliarsi fra i rami d'un albero che s'innalzava alle loro spalle.
"Ah, merde!" esclam Teddy, che inesplicabilmente stava gi salendo sull'albero. Rupert quasi non fece in tempo a sollevare lo sguardo, e il pesce, liberato da Teddy, gli piomb con precisione davanti ai piedi.
Cerc allora di strofinarsi un attimo le stanche mani sui fianchi, sperando di prendersi almeno un attimo di tregua, ma Teddy, sceso dall'albero, gi gli era vicino e gli chiedeva: "Okay? Tutto bene?".
"S. Perfettamente" disse Rupert, e decise che, se proprio quello doveva essere il ritmo, ebbene... anche lui doveva pur farcela.
"Ecco, sta' attento" disse Rupert, e affond la mano nella massa di caviale che aveva in tasca. Pesc un uovo, lo fiss all'amo e gett la lenza, conyinto di non aver lasciato nemmeno il tempo di aprir bocca a Teddy, Ma questi era gi pronto.
"No, buono! Adesso capiscono" esclam Teddy, e in inglese aggiunse: "Sono furbi".
Era vero. Sembrava che la cattura di quell'unico pesce avesse messo in guardia tutti gli altri. Non abboccarono immediatamente.
"Siediti" bisbigli Teddy, sempre in inglese. Rupert sedette. Teddy gli sedette vicinissimo, e protese la canna parallelamente a quella di Rupert; i loro ami forse non distavano pi d'un paio di centimetri nell'acqua.
"Hop!" Sporgendosi di lato, Teddy impresse uno strattone alla canna di Rupert: l'estremit della lenza usc dall'acqua... e appesa all'amo si divincolava una piccola trota. Teddy la stacc con un guizzo, infilandosela sotto la camicia, dove aveva gi messo anche quella pescata prima, e poi, con la propria canna, ne pesc subito un'altra... e Rupert, frattanto, non aveva neanche avuto il tempo di organizzare qualcosa che si potesse vagamente definire resistenza a quella furia scatenata.
Cinque minuti, fra l'uno e l'altro quasi svuotarono completamente la pozza prima brulicante di trote; sotto la camicia avevano ventidue pesci. Rupert intanto pensava: "Ma guarda che ingordi sono questi piccoli ghiottoni!". Colpa delle trote se si lasciavano pescare! Lui non aveva il coraggio di considerarsi colpevole di quell'eccezionale abbondanza. E difatti, se mai avesse impiegato esca di uova di salmone per prendere trote in qualcuna delle riserve di pesca dei molti suoi amici e conoscenti lungo le rive del Test, o della Severn, quei molti suoi amici e parenti avrebbero potuto - e pi che giustificatamente - addirittura sparargli per una cos deplorevole mancanza di sportivit... Non esisteva peggior delitto!
Rupert s'ingegn di farlo capire a Teddy, il quale lo ascolt solo a met e intu la conclusione.
"Qui no" gli rispose distrattamente, in russo. "Ci sono troppi pesci, qui; e non hanno abbastanza da mangiare. Posto troppo piccolo, Rupert."
Doveva essere vero, probabilmente.
Lasciarono quella pozza, e Teddy - sempre a balzi, la lunga canna sopra una spalla - si avvi verso valle correndo sulla sponda del fiume. Rupert cercava di stargli dietro, e contemporaneamente cercava di evitare l'estremit della canna di Teddy. Ma ogni volta che si chinava, o piegava la testa da un lato, o che si teneva un po' indietro, Teddy subito lo incitava: "Sotto, sotto... Non stare troppo indietro, Rupert".
Passarono sulla sponda opposta, dove il fiume descriveva un'ampia ansa. Si avvi naturalmente per primo Teddy, saltando di masso in masso come uno stambecco; e aspettando prima d'ogni successivo balzo che sul masso appena lasciato sgombro atterrasse Rupert. Una volta, per, Teddy sembr dimenticarsene, e invece di procedere immediatamente con uno dei suoi soliti salti da stambecco, si gir e d'improvviso disse con espressione stranamente triste: "Sai, Rupert! Ieri  morta una gloria del nostro canto... Vertinsky".
Rupert - questo - se lo sent dire quando era gi a mezz'aria, fra i due massi. Teddy inoltre non aveva lasciato sgombro il masso verso il quale si dirigeva. Perci ebbe la sensazione di annuire malinconicamente nell'apprendere la ferale notizia di quella morte, e subito (per pratica mancanza di spazio) si trov immerso nel tratto di veloce corrente che li separava. L'acqua era gelida. And a fondo, riemerse. Come pot vedere, Teddy si era gi lanciato di masso in masso per salvare la canna che fuggiva verso valle sul filo della corrente.
"Okay, Rupert!" sent che gridava... Teddy aveva ricuperato la canna!
Rupert si arrampic faticosamente sul masso, acchiappando a volo un pesce ancora mezzo vivo, che gli era uscito dalla camicia, e afferrando con entrambe le mani altri pesci gi morti che gli galleggiavano intorno presi nei vortici della corrente. Eppure, coraggiosamente, a gran voce, gli riusc di gridare all'indirizzo di Teddy: "Okay! Okay! Che cosa stiamo aspettando, adesso?".
Teddy studi per qualche istante quel fradicio e grondante relitto di pescatore, e gli offr la propria camicia perfettamente asciutta e addirittura stirata... a parte la cintura di pesci che portava intorno al petto.
"No. No. Tanto fa caldo" protest Rupert, scostandosi una ciocca di capelli bagnati dalla fronte.
Con un cenno d'assenso, Teddy annunci: "Da questa parte... Un'ottima pozza, Forellen pi grosse!".
Proseguirono, sempre a balzi; e il fiume - sotto i loro piedi - sembrava volesse stare al passo con loro, mantenersi nella loro scia... E si fermarono a pescare in ogni pozza che incontrarono.
Teddy era sempre a pochi centimetri da Rupert; e dopo una infinit di altri salti, di soste, e quando le camicie furono piene di pesci, Teddy finalmente annunci che potevano tornare all'albergo. Rupert si volt a guardare l'erto declivio, che, coperto di fitte foreste di pini, s'innalzava torreggiando sullo sfondo azzurro del cielo, e pens che avrebbero di certo impiegato almeno cinque o sei ore per scalarlo se mai ne fossero stati capaci.
"Non credo proprio che ce la far a tornare lass" disse a Teddy.
"Allora ci faremo dare un passaggio" gli spieg Teddy; e con il consueto suo passo spedito lo guid sulla strada, dove attesero che spuntasse qualche autobus.
L'autobus giunse, infine... uno dei soliti, enormi torpedoni di modello antiquato, senza tetto, gremito di gente allegra, vociante. Ma l'autista suon fragorosamente la tromba, ignorandoli. Lo seguiva un altro torpedone, i cui occupanti li salutarono con gioiose grida. L'autista li ignor, comunque. Prima che ne arrivasse un terzo - come ne udirono l'urlo del motore che faticosamente affrontava la salita - Teddy si gir verso Rupert, e gli fece cenno di aspettare. Poi scese di corsa verso valle d'una cinquantina di metri, e si piant in mezzo alla strada con le braccia spalancate... Il torpedone fu costretto a fermarsi. Teddy allora si avvicin all'autista (che stava protestando) e si mise a bisbigliargli qualche cosa, accennando con la testa in direzione di Rupert; e quindi si volt invitandolo con un cenno ad avvicinarsi. Raccolte le due canne da pesca, Rupert corse verso il torpedone gi sapendo quello che aveva detto Teddy: "Angliski gero! Rupert Ruoiff!".
L'eroe inglese - alle prese con due lunghissime canne da pesca, e la camicia bagnata e gonfia di pesci morti, le tasche ridotte a gelatinoso ammasso di caviale rosso, i calzoni bianchi strappati e macchiati, le gambe infangate fino al ginocchio, i biondi capelli appiccicati sulla fronte - l'eroe inglese mont dunque a bordo del vecchio torpedone. Lo accolsero con un evviva.
Parecchie ragazze vollero stringergli la mano che puzzava di pesce, e un giovanotto si preoccup di sistemare le canne; gli fecero anche un comodo posto sul sedile. E Rupert - quasi prima che potesse accorgersene - gi stava sobbalzando lungo la strada in salita, ascoltando i passeggeri che in suo onore intonavano una canzone inglese... o meglio, americana: "Oh my darling, oh my darling, oh my darling Clementine..."
E Teddy? Dov'era finito Teddy? Rupert si gir, immaginandosi di scoprirlo intento a cantare a perdifiato con gli altri... e invece no: Teddy se ne stava comodamente seduto in fondo al torpedone al fianco di una bella ragazza bruna. Era immerso in profonda conversazione, quasi che non avesse aspettato di fare altro per tutto il giorno.
Con un sospiro, Rupert si disse: "Sempre pronto Teddy... eh, sicuro!". Avvertendo una strana sensazione di essere completamente svuotato ed euforico - e pensare che avrebbe invece dovuto cogliere l'occasione per esaminare a fondo le circostanti alture! - si lasci egli pure trasportare passivamente su per la montagna, e cant perfino in coro con gli occasionali compagni di viaggio.
Quando arrivarono, gli fecero tutti grandi evviva e saluti. Tutti vollero stringergli la mano, mentre lui si affannava a radunare canne da pesca e pesci che scivolavano via da tutte le parti; e infine scese avviandosi con passo un po' incerto verso l'albergo. Nina lo fiss stupefatta.
"Ma lei  caduto nell'acqua!" esclam Nina.
"Oh, si capisce... solo un paio di volte" disse Rupert.
" in uno stato pietoso! Bisogna che si cambi..." insistette lei.
Di nuovo, Teddy - immacolato, lindo - gli offr una camicia pulita. Rupert non volle accettarla, e prefer rinserrarsi dentro il proprio guscio. Nina comunque lo convinse a entrare nell'albergo, e and a comprargli una camicia di raion e un altro paio di calzoni al chiosco sulla riva del lago.
Quando s'infil la camicia nuova, Rupert dovette constatare che gli arrivava fino ai ginocchi; e Rolland - finalmente uscendo dal suo imbronciato mondo di silenzio - si pieg in due per il gran ridere.
Rupert cap perfettamente quello che pensava Rolland; e tuttavia si scopr molto confuso, perplesso, quando, di l a qualche minuto, Nina gli annunci che con loro in macchina sarebbe venuto anche Teddy.
"A Gagra?" chiese Rupert.
"No. Dappertutto! Anche in Crimea..."
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Capitolo 32.
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Era facile - gli spieg Nina - che dovesse lasciarlo partire da solo con Teddy, e forse avrebbe potuto solamente in seguito seguirlo in Crimea... Aleksej, assolutamente aveva bisogno di qualcuno che lo sorvegliasse di continuo, sicch lei per il momento non poteva lasciarlo.
"Mi dispiace, mi dispiace molto" disse Nina. "So che non dovrei abbandonarla cos."
Ma Rupert era il suo dovere, Aleksej suo marito: Aleksej era ovviamente destinato a prevalere.
"Se solo potessi convincerlo a fare come deve fare" aggiunse Nina, sconsolatamente.
"Impossibile" osserv Rupert.
"Oh... lo so, lo so anch'io."
Nel pomeriggio, comunque, Nina venne a dirgli che i medici avevano potuto trovare un infermiere che sarebbe stato continuamente al fianco di Aleksej, e che soprattutto si sarebbe preoccupato di non lasciarlo camminare troppo. Salirono dunque in collina per salutarlo prima di partire.
Tutto sommato, a quel che sembrava non esistevano misteri... Aleksej non era a letto. Era seduto al sole in terrazza, e stava giocando a carte con un altro paziente, il quale aveva una larga cicatrice che gli deturpava il collo, e inoltre mancava di met d'una mano.
"Ecco... questo  il mio amico Nikolaj" Aleksej disse a Rupert, e strinse in un energico abbraccio l'amico che inutilmente cercava di sottrarvisi. "Sai, Rupert... viene anche lui dal nord. Guarda! Gli  caduto addosso un barile di petrolio, e per poco non gli tagliava via la testa."
Nikolaj indirizz una fugace occhiata e un sorriso a Rupert, e subito distolse lo sguardo di nuovo cercando di sottrarsi alla stretta di Aleksej. Nina intanto gli diceva: "Ma no, Nikolaj... Non andate via. Rimanete".
"Ma qui per me c' troppo sole" mormor Nikolaj, che, finalmente liberatosi, si affrett a salire gli scalini e scomparve.
"Pi timido d'un pesce" comment Aleksej, rivolgendosi a Rupert. "Ne vuoi sapere una?... Vorrebbe sposare una delle infermiere, ma non trova il coraggio di dichiararsi; e cos pretenderebbe che gliene parlassi io. Sei gelosa, Nina?" chiese affettuosamente alla moglie.
Nina stava mettendo un cappello di paglia sulla testa di Aleksej. "Qual ?" volle sapere. "Quella ragazza che viene dall'Azerbaigian?"
"No. L'altra... quella che si chiama Natascia. Ma lui  innamorato solo del nome, nient'altro. Si capisce, qualsiasi russo  innamorato della Natascia di Tolstoj" Aleksej spieg a Rupert. "Nikolaj in ogni modo  innamorato un po' di tutte le donne della letteratura. Natascia Rostova, e anche di un'eroina di Hemingway... Lady Brick. Oh, sapessi che passione fa per quell'inglese! E inoltre  innamorato anche di Nina, e moltissimo!"
"No, zitto... Aleksej" disse Nina, a mezza voce. "Pu darsi che ci senta. Gli daresti un dispiacere."
"No, Nikolaj non capisce l'inglese. Parla solo tedesco e giapponese. Ah, a proposito... Gli avevo chiesto se non fosse innamorato anche di qualche donna giapponese, e mi ha detto che nella letteratura giapponese c' una certa Murasaki. Pare che abbia scritto parecchi libri molto tempo fa. A sentire Nikolaj, in nessuna lingua esiste niente di altrettanto bello. Meraviglioso, dice. Le donne giapponesi, a sentire lui, parlano un giapponese purissimo, e molto meglio che gli uomini. Nikolaj sposerebbe di sicuro l'eroina d'un romanzo giapponese, solo che ne trovasse una." Aleksej si mise a ridere, allegro. "Eh, povero vecchio Nikolaj" disse a Nina. "Tu, per, Nina, dovresti proprio cercare di aiutarlo."
"Ma qual  la sua attivit?" volle sapere Rupert. Che cosa poteva fare uno che parlava il giapponese nell'estremo nord?... ecco quello che voleva sapere, in realt.
" un esperto di pesca" gli spieg Aleksej. "Sicuro... Nikolaj sa tutto dei pesci, ma niente delle donne. Eh, povero vecchio Nikolaj" disse un'altra volta Aleksej, con aria desolata. "E per di pi, adesso si  anche messo in testa di non avere nessuna speranza per la faccenda del collo e della mano.  per questo che noi ci scherziamo sopra, e lo prendiamo in giro. Bisogna che si abitui. Ma va', gli diciamo. non  niente... chi vuoi che ci badi? Tu sei un eroe. Riusciremo bene a dargli moglie, in un modo o nell'altro. Ma io ne sono certissimo... pi di tutto, a lui piacerebbe sposare la mia Nina."
"Adesso non esagerare, Aleksej" protest Nina, sommessamente.
Rupert intanto l'aveva osservata con attenzione... mentre disponeva un parasole sopra la testa di Aleksej, e gli faceva mettere i piedi sotto la sedia, in posizione adatta, e dolcemente lo costringeva a inclinare un po' il busto in avanti. Ormai gli sembrava di aver capito che in pubblico erano entrambi molto timidi, sicch mascheravano i loro veri sentimenti sotto una disinvolta parvenza di botte e risposte. Ora Nina gli stava dicendo: "Se proprio vuoi stare al sole, almeno copriti la testa, e poi cerca di non sudare sulla schiena".
Alzandosi in piedi, Aleksej gentilmente la costrinse a sedersi nella sedia lasciata libera da Nikolaj. "Sto bene cos" le disse. "Non preoccuparti tanto. Appena mi sentir meglio, vedrai che arrivo anch'io dritto filato in Crimea."
"Ecco, vede?..." Nina disse a Rupert, disarmata; e subito si rivolse di nuovo ad Aleksej: "Lo sai... se fai una cosa simile, io me ne vado. Giuro che lo faccio!".
"Via, Aleksej... forse dovresti essere un po' pi prudente" gli sugger Rupert.
"Perch?" protest Aleksej. " tutto qui dentro, Rupert..." e si batt una mano sulla testa. " la testa che conta, non le gambe. Eh, Nina?" aggiunse, di nuovo rivolgendosi alla moglie. "Lei pretenderebbe di vedermi ammalatissimo, come Margherita... quella della Signora delle Camelie. Moribondo."
"Non  assolutamente vero!"
"Lei non sa niente degli uomini" disse Aleksej, di nuovo prendendola in giro.
Arrossendo, Nina protest: "Quanto a quello, non posso proprio farci niente".
"Ma guardala!" esclam Aleksej, intenerito e compiaciuto di poter ancora fare arrossire la moglie. Era di ottimo umore, e non fece neppure il tentativo di muovere come suo solito vacillanti passi per dimostrare a se stesso che poteva camminare come un uomo normale. Rest quieto a sedere, e cominci a narrare una lunga storia d'uno stormo di oche che, in Siberia, avevano attaccato un aereo, perch volava a bassa quota sulla zona dov'erano i loro nidi. Le oche lo avevano costretto ad atterrare. Era vero, verissimo! Lui stesso, con un piccolo Poddva, aveva dovuto partire per andare a salvare il pilota, sicch le oche avevano poi attaccato anche lui. E sia lui che il pilota si erano visti strappare interi ciuffi di capelli... "Peggio che le aquile. Sicuro, sono iene dell'aria... le oche" concluse Aleksej. "Attaccano qualsiasi cosa."
Oltre che di ottimo umore, Aleksej sembrava di umore molto tranquillo. Quando poi lo lasciarono, una dottoressa prese in disparte Nina, e le spieg che l'indomani sarebbe arrivato l'infermiere che gli avevano destinato, sicch non occorreva che lei stesse in pensiero. E dopotutto, Aleksej non faceva nemmeno questo gran male se cercava di camminare, pur esagerando un po', forse, ma d'altra parte non potevano certo continuare a somministrargli sedativi per farlo star quieto.
Se in azione, Teddy era indubbiamente una molla sprigionata; eppure allo stato di quiete sapeva essere anche un osservatore e un ascoltatore: un individuo pacifico e dinoccolato.
Rupert sapeva perfettamente che gli avevano messo a fianco una versione russa del classico Javert: un agente capace di stargli alle costole, e in pari tempo di scrutare i suoi pensieri. Ma era possibile che anche questa versione - al pari dell'originale creato da Victor Hugo, nei Miserabili - fosse capace di passare all'azione, ove se ne verificasse l'opportunit?
Sulla bianca, grande nave di linea che li condusse a Yalta da Sochi, Teddy si mise pacificamente a sedere in una poltrona di panno, nella cabina che avevano assegnato a Rupert e Rolland, e si sprofond nella lettura della Vita di Matvei Kogemiakin di Gor'kij. Tutto il suo bagaglio si componeva di un impermeabile bianco e una valigetta nera. Nina sembrava istintivamente incline a discutere con lui, come se - per una semplice occhiata, oppure una sfumatura o una parola - essi avessero subito compreso il profondo disaccordo da cui erano divisi. Nina parlava, discuteva e s'infervorava; e Teddy, esposto il proprio punto di vista, di norma si metteva tranquillo a sedere, e l'ascoltava senza pi interromperla... il che esasperava Nina, e la irritava ulteriormente. Nina lo chiamava Fdor Nikolaic. E quanto pi si irritava, Rupert con sempre maggiore frequenza la sentiva esclamare: "Fdor Nikolaic!". Di solito, Rupert capiva pochissimo di quanto si dicevano poich parlavano molto velocemente.
Sulla nave, prima di fare un tentativo qualsiasi di parlargli, Teddy studi per un intero giorno Rolland, ma poi, quasi distrattamente, si mise all'opera e gli insegn come far sparire monete, come piegare e ritagliare un foglio di carta per ottenerne una fisarmonica di pupazzetti, come ingoiare matite, come scrivere in russo il proprio nome da destra verso sinistra.
"Ma Rupert forse non desidera che gli vengano insegnati questi giochetti" Nina disse a Teddy.
"Ai ragazzi piacciono i giochetti" replic Teddy, serafico. "E tu, chiamami pure zio Teddy" disse in inglese a Rolland, il quale, con grande meraviglia di Rupert, accett subito dicendogli spontaneamente: "Benissimo, zio Teddy!".
Teddy parlava inglese con Rolland, ma con Rupert, adesso, non lo parlava pi, avendo scoperto che se la cavava discretamente in russo, sicch con lui non voleva usare altra lingua.
La nave - il Rossia - era gremitissima di passeggeri... scale e scalette, corridoi, ponti e perfino i camerini da bagno erano stipati fin quasi al soffitto di gitanti e viaggiatori e contadini carichi di fagotti. Se ne stavano distesi sul pavimento, e accudivano i bimbi; e quasi tutti si portavano dietro voluminosi fardelli di tela pieni di cibarie. Perci non sembrava neanche pi di essere a bordo d'una nave di linea, ma piuttosto su un affollatissimo traghetto dove non esisteva nemmeno spazio sufficiente a muoversi. Era cos che dovevano viaggiare per due giorni.
"Se pu, veda di fare un viaggio per mare!" gli aveva consigliato J. B. Lille, e altrettanto aveva fatto Coleman. Ebbene... eccolo il mare, ma che cosa poteva vedere? Dov'erano le cupole radar che stavano tanto a cuore a Coleman, o le segretissime catene di avvistamento radar a grande raggio?
La costa non era distante, ma si perdeva in una foschia azzurrina. A Novorossisk, dove nel pomeriggio sostarono per qualche ora, esisteva una discreta rada, ordinata e pulita, e pi o meno vuota, quantunque in una rada laterale fossero all'ormeggio quattro navi da carico, oltre a due grosse petroliere che sostavano all'ingresso del porto vero e proprio. In una guerra moderna, una rada piccola e raggruppata com'era quella, che in sostanza costituiva un porto in piena regola, avrebbe facilmente potuto essere distrutta con un paio di grosse bombe di tipo convenzionale. I suoi accessi ovviamente venivano tenuti sgombri e periodicamente dragati, e senza dubbio dovevano esistere canali sottomarini abbastanza profondi da consentire l'ingresso al porto anche a grosse petroliere. Inoltre si notavano una dozzina di motosiluranti - lustre, e abbastanza nuove - attraccate alla banchina di poppa, mentre quattro motoscafi d'altomare, di linea tozza, ma molto solidi, robusti, erano all'ormeggio nella parte pi interna della rada, ognuno con la parola Spasatel scritta sulle fiancate.
"Che cosa significa quella parola?" Rupert domand a Nina.
"Salvataggio" gli spieg lei.
"Ah, soccorso... vero?" osserv Rupert.
"Che differenza ci sarebbe?" volle sapere Nina.
"Nessuna, immagino" disse lui.
Rise, e mentalmente aggiunse: "Vediamo un po' se gli riesce di scoprirlo, a Teddy... quello che la mia mente sta elaborando in questo momento". Nel suo cervello non aveva certo la possibilit di penetrare neppure quella versione russa del famoso Javert, e quindi come avrebbe mai potuto scoprire quali fossero i tranelli o le idee che la sua mente inseguiva?
"Altro che pronto dovr essere Teddy... prontissimo!" si disse Rupert, sempre mentalmente.
Aveva deciso di accogliere la sfida di Teddy, quantunque un'occhiata a quell'uomo pacificamente sprofondato in poltrona, e insieme il ricordo dell'uomo scatenato sul fiume, lo colmassero d'una improvvisa cautela, e forse, anche d'una vaga preoccupazione.
Chiunque fosse, Teddy, non era di certo quello che pretendeva Nina: ossia un medico semplicemente incaricato di accompagnarli per assicurarsi che qualche malattia non cogliesse lui o Rolland, cos come si era verificato nel caso di Tess.
Nondimeno Teddy era indubbiamente un ottimo compagno; un uomo che non dava il minimo fastidio, che qualche volta discuteva con Nina, distrattamente, ma con fermezza, e che scese perfino sottocoperta, poco prima dell'arrivo a Yalta, e convinse il custode del bagagliaio ad aprirgli per lasciargli prendere in anticipo la grossa valigia di Rupert. Alla partenza, non era stato loro consentito di portarla in cabina lungo i gremitissimi corridoi e le scalette.
Mentre aspettavano davanti alla porta del bagagliaio, Teddy attacc discorso con una giovane donna vestita da contadina... uno strano abbigliamento con uno spesso scialle che le copriva il volto fino agli occhi. Era in piedi in un angolo piuttosto gremito, e stava allattando una bimba che teneva in braccio. Eccolo, dunque: Teddy sempre pronto, e infatti pass poco pi di un attimo che gi si era immerso in accesissima conversazione con la sconosciuta, e si chin perfino in avanti, scostandole il fitto velo dal viso, per guardarla bene in faccia, e poi torn a coprirla con cura. Scrut attentamente anche la bimba che succhiava il latte dal seno, e scribacchi poi alcune parole sopra un foglietto che si curv a infilare in una sporta ai piedi della donna. Si avvicin quindi a Rupert, e gli chiese se non poteva dargli una mano a trasportare una pesante sacca di grossa tela che si fece consegnare dal deposito bagagli, e trascin fino all'angolo dove si trovava la donna, mettendogliela di fianco. Allora cominci a parlare animatamente con Nina, ma cos in fretta che le loro frasi furono incomprensibili per Rupert.
Strisciando e contorcendosi come un serpente, Teddy fu poi capace di portar su la valigia di Rupert, superando tutta una serie di gremitissimi corridoi e scalette, dove i passeggeri ormai si affollavano compatti aspettando di sbarcare. Quando finalmente arriv in cabina, Teddy si sprofond in poltrona e disse: "Un momento!".
Rupert sedette sul letto, e volle subito sapere qualcosa della strana donna incontrata sottocoperta... Com'era possibile che portasse ancora il velo nella moderna Russia?
Teddy disse qualcosa a Nina la quale - rivolgendosi a Rupert, evidentemente controvoglia - gli spieg che la donna viaggiava "in incognito".
"In incognito?..." fece Rupert. "Come sarebbe a dire? Aveva l'aria di una contadina..."
Nina e Teddy cominciarono a discutere un'altra volta fra loro, e Rupert, quantunque non capisse gran che, fu tuttavia in grado di comprendere che Teddy, con i suoi consueti modi casuali, ma fermi, insisteva pi e pi volte: "Diteglielo! Su, ditegli tutto... Non dovete tenergli dei segreti...".
"Che cosa c'?" intervenne Rupert. "cosa vorrebbe dire Teddy... Non dovete tenergli dei segreti?"
Potevano anche essersi dimenticati che lui li capiva, e Nina, contrariata, si decise finalmente a spiegargli: "Teddy insiste perch io le dica quanto gli ha raccontato quella donna. Si tratta di una donna che con la sua bambina fugge dai parenti del marito, perch se la prendessero, costoro di certo le porterebbero via la bambina, e forse potrebbero perfino uccidere lei... la madre".
"Santo Dio..." fece Rupert: "Ma possibile che oggigiorno succedano ancora cose simili?".
Nina lanci uno sguardo irritato a Teddy, e poi, lentamente, disse a Rupert: "Noi abbiamo ancora molta gente dotata d'una mentalit primitiva. Quella donna  una russa... un'infermiera. Aveva sposato un ingushi.  gente che vive sopra Krasnodar. Una trib; e sono musulmani, e in buona parte ancora molto arretrati. Lei faceva l'infermiera in quel posto, e la gente del paese non vedeva di buon occhio che fosse cos decisa, e anche un po' libera, essendo una donna. Le stesse donne ingushi non potevano soffrirla. Perci, quando le nacque la bimba, e appunto perch era una bimba, la donna pens che quello non era certamente il posto pi adatto per allevare una figlia secondo le sue idee, idee normali, moderne, sicch decise di fuggire di nascosto".
"Perch di nascosto?" volle sapere Rupert. "Non poteva semplicemente andarsene?"
"No. No. Non l'avrebbero mai lasciata partire, e di sicuro si sarebbero tenuti la bambina. Perci si  messa d'accordo con suo marito. Aveva visto un annuncio sul giornale di Novorossisk... cercavano delle infermiere specializzate nella terapia Roentgen, in una Casa di riposo a Yalta. Lei allora combin tutto quanto con il marito, e una sera usc dal villaggio, a piedi, portando in braccio la bambina, come se avesse semplicemente intenzione di andare a prendere della legna con la sua sacca. E invece prosegu, senza fermarsi, e cammin per tutta la notte, e poi per tutto il giorno successivo e ancora per tutta un'altra notte, finch pot prendere un treno per Novorossisk, mentre il marito metteva in giro la voce che era andata a stare per qualche tempo presso certi amici in un altro villaggio... se i parenti del marito avessero sospettato la verit, l'avrebbero certo inseguita per prenderla e portarla indietro."
"Ma mi sembra incredibile, Nina" disse Rupert. "E adesso... non le succeder niente? Potr trovare un lavoro a Yalta?"
"L'aiuter Fdor Nikolaevic. Lui  medico."
"E lei... quella donna si  portata un sacco cos pesante per due notti e un giorno?" -"S, certo."
Rupert stentava a crederlo, e obiett: "Ma pesava come se fosse pieno di piombo". Nina gli spieg allora che conteneva libri: l'unica cosa che la dnna si era portata dietro... la serie completa delle opere di Balzac. Ridendo, Rupert protest: "Ma no, impossibile! Non ci credo!".
"Eppure  vero, verissimo!" esclam Nina, quasi offesa. "Ha lasciato tutto il resto, assolutamente... anche i vestiti. Per non ha voluto abbandonare i suoi libri."
Rupert guard Teddy, il cui viso aperto e i limpidi occhi contraccambiarono il suo sguardo con un sorriso quasi d'intesa. Era dunque un uomo astuto, intelligente... quello? Era forse l'uomo capace di tracciargli una strada meglio controllata di quanto non sapesse fare Nina, e col semplice dirgli la verit su tutto?
Forse...
Nina - Rupert lo sapeva con certezza - gi gli aveva censurato molte notizie, moltissime informazioni... Qual era, a esempio, l'autentica storia di Michail, l'apicoltore e sommozzatore che avevano conosciuto a Sukhumi? Perch, un giorno, a Gagra, uno dei loro vicini di casa aveva litigato furiosamente con la moglie, ed era poi uscito per la strada, ubriaco e piangente, il petto decorato delle medaglie guadagnate in guerra? Perch, sempre a Gagra, una donna che camminava lungo le rotaie aveva cercato di togliersi la vita gettandosi sotto un treno in arrivo, il cui macchinista era per riuscito a frenare in tempo, quindi, sceso a terra, aveva energicamente schiaffeggiato la donna, e poi se n'era semplicemente tornato sul locomotore ed era ripartito? Molti, troppi incidenti, e Nina - su tutti - aveva sempre preferito sorvolare cercando pretesti per non fornirgli una spiegazione soddisfacente.
"Non sono cose importanti" gli diceva Nina. "Lei non le troverebbe interessanti, di certo."
"Ma s capisce che per me sono interessanti" aveva spesso protestato lui. "Perch non vuol darmi qualche spiegazione?"
Rupert, nondimeno, non aveva mai voluto insistere oltre misura, e perci Nina, fino a quel momento, era sempre stata capace di nascondergli una quantit di cose, e perfino la verit su fatti dei quali erano stati spettatori entrambi.
E Teddy ora le diceva: "Spiegategli tutto... Tutto!".
Che Javert poteva mai essere quello, dunque? E che cosa significava per Nina, e soprattutto per il di lei incorruttibile concetto del suo paese e dei suoi compatrioti e delle sue grandi speranze per il comune futuro?
...
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Capitolo 33.
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Era una giornata d'agosto - afosa e immota, come ovattata - allorch il giovane Coleman, sudatissimo in una delle sue solite giacche di tweed, s'imbatt nell'eroe inglese, il quale, semi-sdraiato sul cemento davanti alla doccia d'una stretta striscia di spiaggia in Crimea, contemplava intento una decina di ragazzi di paese che, un metro pi in basso, se ne stavano accoccolati attorno a un fal acceso sulla sabbia, dove facevano arrostire dei pesci da essi stessi pescati con improvvisati arpioni. Parlavano come soldati, come uomini fatti.
Rupert ne osservava con attenzione i volti duri, lustri, chiari; e segretamente li ammirava. Rolland, nel suo viso inglese, aveva senza dubbio del carattere, ci era innegabile, e lui lo sapeva bene, eppure capiva che suo figlio non aveva l'espressione coriacea di quei ragazzi scesi da un villaggio annidato fra le colline alle sue spalle. Due di essi fumavano; e ogni volta che qualcuno faceva per togliere dal fuoco una delle scorpene che vi arrostivano, gli altri gli davano sulla voce, e lo costringevano a metterla subito gi.
Rolland - in quell'esoterica cerchia - godeva della particolarissima posizione di privilegiato uguale, e aveva uno speciale permesso di prendere dal fuoco uno dei pesci e staccarne un boccone tutte le volte che ne avesse voglia... il che faceva con sorprendente disinvoltura.
Era un aspro mondo di ragazzini, e Rupert, girandosi, guard Nina, che naturalmente li disapprovava, e poi guard Teddy, il quale aveva voluto provare a infilarsi sott'acqua come facevano i ragazzi, egli pure servendosi delle loro maschere subacquee di fortuna e degli elementari arpioni di ferro... Ma Teddy, e proprio a causa del suo eccesso di energia quando si scatenava, aveva finito per prendersi paura, sicch, mezzo soffocato, si era convinto di lasciar perdere il tentativo.
"Le loro madri non li sanno educare bene, e dovrebbero vergognarsene" disse Nina.
"Le loro madri non hanno neanche il tempo di vergognarsene" obiett Teddy. "Hanno troppo da lavorare, e durano troppa fatica" spieg ancora, a Nina. "E poi, perch i ragazzi dovrebbero essere altrettanti angioletti? Si capisce... questi sono un po' sgarbati, ma in fondo non si pu certo dire che siano cattivi o antipatici."
"Nella vostra societ..." Nina chiese allora a Rupert "vi piace vedere ragazzi di questo genere?"
"Personalmente, io non trovo proprio niente da ridire a questo riguardo... in nessunissima societ" disse Rupert.
Evidentemente, Nina sembrava essere animata da un acuito desiderio di far da madre o comunque di curare dei bambini, e Rupert, osservandola, si stava proprio chiedendo come mai non avesse avuto dei figli. Fu allora che improvvisamente si accorse della presenza di Coleman, il quale se ne stava in piedi sulla riva del mare a una ventina di metri da lui.
"Toh... salve, Coleman!" esclam Rupert, e si tir su in fretta a sedere.
"Salve, signor Royce."
Coleman si avvicin con l'andatura di chi non  del tutto certo di posare i piedi su terreno sicuro. Lanci un fugace sguardo a Nina e Teddy, e poi tenne gli occhi ostinatamente fissi su Rupert.
Questi lo present agli altri due, spiegando che si trattava d'uno studente inglese di sua conoscenza, attualmente a Mosca, e quindi, con ostentazione, domand al giovane che cosa mai facesse da quelle parti.
"Oh, sono venuto a Yalta con una comitiva di studenti" spieg Coleman. "Adesso stavano facendoci visitare la Casa di riposo, e fra l'altro ci hanno detto che si trovava qui anche l'eroe inglese... cos ho pensato bene di venire a cercarla per farle un salutino. Per devo scappare subito, perch ho paura che gi mi stiano aspettando."
"Allora vuol dire che l'accompagner su anch'io fino alla strada" fece Rupert, e dopo essersi scusato con gli altri, ed essersi gettato un asciugamani sopra la testa e le spalle per proteggersi dal sole, s'incammin fra i sassi sul sentiero appena tracciato insieme a Coleman, il quale gli disse quasi subito:
"Pensavo che prima o dopo avrei pur dovuto trovarla se tenevo gli occhi un po' aperti."
Coleman spieg che stava compiendo un'escursione di una settimana a Yalta, in compagnia d'una comitiva di studenti stranieri; la vicina Casa di riposo era l'estremo limite occidentale a cui erano autorizzati a spingersi. Essa sorgeva solo di pochi chilometri a occidente di Yalta. E Coleman aveva pensato che sarebbe stato utile trovare modo di parlare a Royce, anche perch voleva dargli un consiglio:
"In Ucraina hanno preso due persone, circa una settimana fa... marito e moglie" disse a Rupert. "Non credo di saperne molto neanch'io, comunque so che erano tedeschi e che sono stati cos stupidi da fare delle fotografie. Adesso stanno passando un brutto guaio. E mi era venuto in mente che non le avevo parlato di macchine fotografiche. Non vogliamo assolutamente nessuna fotografia, di niente; e perci la prego di non girare con macchine fotografiche... per amor del cielo!"
"Ma io neanche mi sono portato la macchina fotografica" disse Rupert, che gi stava seccandosi. "Quindi non  assolutamente il caso di venirmi a consigliare simili sciocchezze."
"Meglio cos" disse Coleman. "Per stia ugualmente in guardia, signor Royce. Quei due tedeschi li hanno presi come niente. E fra l'altro, avevano anche l'abitudine di fare una quantit d'innocenti domande. Ma lei, ha visto qualche cosa d'interessante finora?"
"Neanche un filo" disse Rupert, un po' contrariato da quel genere di discorsi.
"Be', non si preoccupi" lo consol Coleman. "Pu darsi che veda moltissimo quando andr lass..." Con il capo, il giovane accenn in direzione della sommit dello Ai Petri: la massiccia montagna che si stagliava a met strada fra cielo e orizzonte salendo maestosa come grassa oca imponente che covasse al di sopra dell'intera costa della Crimea. "Non  ancora stato lass, vero?" s'inform.
"No, non ancora."
"Trovi modo di andarci, e si guardi attorno con attenzione.  una localit che secondo me vale la pena d'insistere per visitare. Un'altra  Sebastopoli. In una delle due deve pur esistere qualche cosa, e quindi tenga sempre gli occhi bene aperti."
"Ma per lei..." osserv Rupert: "Per lei adesso non  un po' troppo pericoloso cercarmi come ha fatto?".
"No, niente affatto. Sarebbe stato molto pi pericoloso se non avessi chiesto di vederla. Sono l'unico inglese della comitiva, e la guida ci aveva detto che lei si trovava qui. Comunque, signor Royce... desidererei ancora metterla in guardia. Sia molto cauto. So che sorvegliano assolutamente chiunque, anche lei. Hanno una quantit di trucchi e sistemi per scoprire che cosa si fa veramente. Per esempio, quei due tedeschi sostenevano di essere degli esperti d'arte; e avevano anche ottime conoscenze..."
Ma Rupert aveva notato Nina, che stava salendo il pendio alle loro spalle; e quindi si affrett a interrompere il giovane per salutarlo. Questi comunque volle consigliargli ancora: "Mi raccomando... sono i radar a grande raggio che c'interessano, le cupole radar. E devono essere dalle parti di Sebastopoli, secondo me. Guardi che ci speriamo moltissimo".
Coleman infine si conged, e sal a bordo di un autobus che sostava di fronte all'ingresso principale della Casa di riposo. Con il suo giovanile carico di passeggeri che sgranavano gli occhi su Rupert, il grosso automezzo si allontan in direzione di Yalta.
"Rupert!" disse Nina, come gli fu accanto. "Volevo parlarle un momento di Rolland."
"S?" fece Rupert. "E di che cosa si tratta?"
"Sa... io credo che dovrebbe proprio mandarlo a uno dei nostri Artek, uno dei campeggi per i ragazzi. Per lui sarebbe molto meglio che starsene a giocare sulla spiaggia con quei discolacci."
Rupert rise. "Ah, Nina!" esclam, divertito. "Un po' di mariuolerie non fanno affatto male ai ragazzi di citt. E poi, quelli non sono discoli. Sono ragazzi a posto. Per lui vanno benissimo."
"Lo so che sono a posto. I bambini sono sempre a posto. Questi comunque non sono l'espressione tipica dei nostri giovani... Rolland dovrebbe piuttosto fare quello che fanno gli altri nostri normali ragazzi."
"E che cosa fanno?" s'inform Rupert, un po' diffidente.
"Oh, una quantit di cose... Organizzano da soli la loro stessa esistenza, e poi leggono libri e suonano e giocano e fanno dei concerti e studiano la natura e combinano passeggiate."
"Ma dove?"
"C' un Artek non distante da qui... a Rolland piacerebbe, io ne sono sicurissima. E quando noi partiremo per Sebastopoli, sarebbe certo meglio non lasciarlo qui da solo."
"Veramente io credevo che lei avesse intenzione di fermarsi qui con lui..."
"S, ma ho pensato che preferisco venire con lei a Sebastopoli" gli spieg Nina.
Voleva forse fargli da scudo alle imprudenze verbali di Teddy, alle sue sconcertanti confidenze sulla vita nell'Unione Sovietica? Ormai Nina e Teddy discutevano molto apertamente, esplicitamente. Spesso Teddy usciva in osservazioni forti e taglienti, le quali senza dubbio contenevano una notevole dose di verit per Rupert; Nina comunque non mancava mai di opporvisi. Anche quel mattino, essi avevano animatamente discusso a proposito di quella stessa Casa di riposo... che aveva nome "Rossia"; Rupert sapeva quel era l'argomento e aveva quindi potuto comprendere gran parte della discussione.
Teddy gli aveva spiegato che si trattava di una delle costruzioni oggetto delle violente critiche formulate in occasione del Ventesimo Congresso del Partito Comunista, quale "espressione tipica del periodo staliniano". Era un fabbricato massiccio, pesante, dispendioso, eccessivo, pretenzioso e - soprattutto - era funzionalmente sbagliato. Nina osserv che quando li avevano costruiti, quegli edifici monumentali erano necessari. Teddy disse che con il denaro speso per il "Rossia" avrebbero potuto tranquillamente costruire cinque fabbricati pi grandi e puliti e semplici, e pi funzionali. Allora Nina obiett: "Ma il socialismo proprio non deve avere niente che sia un po' meglio di fabbricati semplici, puliti?".
"No!" esclam Teddy, categorico. "I fabbricati semplici e puliti sono quanto di meglio esiste. E comunque sia, il nostro primo dovere sta innanzi tutto nel dare alla popolazione l'indispensabile."
Irritata, Nina aveva protestato: "Con idee simili, allora non si dovrebbe nemmeno progettare di spedire un uomo sulla luna fintanto che tutti non abbiano almeno una stanza con bagno".
Teddy scoppi a ridere, e Nina, allora, chiam in soccorso Rupert. Quell'edificio a lui non piaceva?
"Be', dipende da quello che ci si propone di ottenere" dichiar Rupert, evasivamente. "Se si vuole un palazzo greco monumentale, questo non si pu certamente dire che sia mal riuscito. Se per si vuole un posto dove la gente possa soggiornare per qualche settimana, in tal caso, a mio modo di vedere, ci sono troppi corridoi, troppi seminterrati, troppo spazio inutilizzato."
"Ma non  possibile avere armonia e bellezza senza sprechi" insistette Nina.
Rupert non era della stessa opinione, e nondimeno disse che - personalmente - la monumentalit non gli dispiaceva. E in effetti, a osservarlo dalla sommit d'una collina che gli stava di fronte, ora invasa da vigneti abbandonati, in prossimit del faro, edificato su quanto nel 400 a. C. era stato un villaggio greco, il "Rossia" appariva incantevolmente candido e greco sullo sfondo del mare e degli alti contrafforti dello Ai Petri. Romanticamente, esso era circondato da lunghi filari di neri cipressi della Crimea. Al suo interno, Rupert disponeva d'un comodissimo appartamento di tre camere; e appena fuori dell'appartamento si apriva una dipendenza che avrebbe potuto accogliere comodamente una cinquantina di persone.
"Avevano perfettamente ragione di criticarlo" disse un'altra volta Teddy.
Dunque, Nina veramente osava dichiararsi in disaccordo con una critica mossa dal governo?
"Hanno dimenticato quelli che erano i tempi, allora" protest lui, caparbiamente. "Allora era perfettamente giusto costruirlo, anche se ora non lo  pi."
Nina evidentemente non intendeva lasciarsi vincere dall'imprudenza. E ora quindi voleva accompagnare Rupert a Sebastopoli, perch desiderava essere sicura che non si lasciasse sviare dai giudizi critici di Teddy... ammesso che Rolland - ovviamente - fosse davvero andato al campeggio per i ragazzi.
"Lo chieder a Rolland" sentenzi Rupert. "Contento lui, allora potr benissimo andare al campeggio."
Rolland soppes la proposta, infine decise: "Va bene. Visto che  interessante".
Rupert disse che questo non glielo poteva assicurare. Ma Nina stava gi assumendo atteggiamenti materni con Rolland; si gir verso Rupert, e gli bisbigli: " proprio come lei, sa... Prima riflette, poi prende le sue decisioni".
Nina spar per andare a consultare i suoi oracoli, e quando torn, un po' pi tardi, annunci che ogni cosa era sistemata.
Partirono l'indomani mattina - in una delle solite berline - inoltrandosi fra colline coperte di vigneti, e dopo aver attraversato il caldo, ordinato centro balneare di Yalta, s'immersero un'altra volta fra dolci alture per scendere infine lungo l'ondulata pianura che costeggiava il mare.
Il "campeggio" era una colonia marina ottimamente organizzata che accoglieva un migliaio di ragazzi, con fazzoletto rosso al collo. Le costruzioni erano imponenti e gremite di maschi e ragazze, e i giardini - verdi e rigogliosi, e ben tenuti - avevano viali asfaltati. Un bianco padiglione d'ispirazione ovviamente greca dominava il mare. Ognuno di essi (Rupert, Rolland e Nina) fu guidato da un gruppetto di ragazzi, che li presero fermamente per mano. Un ragazzino dai capelli a spazzola e una fanciulla gi pi grandicella con trecce scure afferrarono saldamente le mani di Rupert, e lo condussero all'edificio principale, dove gli mostrarono le camerate, con lettini puliti, e armadietti puliti, e le sale di ricreazione decorate con guarnizioni di panno rosso. Gli mostrarono anche i giardini, e poi danzarono tutti (erano un centinaio) nel padiglione greco mentre un fisarmonicista in pantaloni bianchi suonava motivi popolari russi. Alcuni dei ragazzi erano africani e altri cinesi e mongoli, e altri ancora tadjik musulmani, e lapponi dalla pelle color cuoio. Non si vedevano in circolazione sorveglianti o maestri, solo ragazzi.
Rupert si preoccupava soprattutto che non imbottissero Rolland di propaganda comunista, e chiese quindi alla fanciulla con le trecce scure - che aveva dodici anni, e parlava bene l'inglese - se imparavano anche argomenti di natura politica. "S, naturalmente" gli disse lei.
"E che cosa imparate?" volle sapere Rupert.
"Oh, di Lenin" spieg la ragazza.
Una delle sale veniva chiamata Museo di Lenin, e Rupert, volendo esser certo, chiese di parlare con il direttore a cui pose domande precise. Ma naturalmente, disse il direttore: i ragazzi imparavano anche argomenti di natura politica. Era un soggetto che veniva insegnato a tutti i ragazzi sovietici.
"Non sono particolarmente entusiasta in proposito" Rupert disse a Nina.
Nina lo rifer al direttore, il quale osserv che se ne poteva eventualmente esentare Rolland. Per sarebbe stato difficile non farlo partecipare ad altre attivit, quali le competizioni di gruppo, e le riunioni che tenevano i ragazzi, i corsi sulla natura e sull'arte, le conferenze, le discussioni letterarie, la lettura dei classici russi.
Rupert non si dava eccessivo pensiero dei libri. "Hanno anche opere in inglese?" chiese a Nina.
"S, naturalmente... Thackeray, Jack London, Smollett, Chesterton, Dickens e Dreiser."
"Non mi sembrano eccessivamente politici" Rupert disse al direttore, il quale era un uomo di aspetto e modi tutt'altro che autoritari. Rimaneva fermo e tranquillo in mezzo ai ragazzi, mentre questi, all'intorno, chiacchieravano e discutevano fra loro. Rupert lo guard, e guard i ragazzi; e infine decise che non avevano assolutamente l'aria di essere irreggimentati. Con una scrollata di spalle, disse al direttore: "Oh, in fondo la questione della politica non ha grande importanza".
"All'atto pratico, noi non insegnamo niente" gli spieg il direttore, sempre per il tramite della voce (estremamente suasiva) di Nina. "Lasciamo che siano essi stessi a imparare. Appunto per questo mi  difficile darle assicurazioni che potremo evitarlo."
"Non ha grande importanza" disse di nuovo Rupert. "Pu ben fare un esperimento, Rolland."
Rolland aveva un'educazione inglese, ovviamente: avrebbero saputo la forza e l'attrazione di quella forma educativa resistere a una settimana di catechizzazione comunista? Rupert se ne sentiva certo. Tuttavia fiss con sguardo dubbioso i viali asfaltati, e ancora una volta avvert la necessit di quel popolo - che veniva da un paese selvaggio ed enorme - di cercare compattezza e ordine in campi di gioco asfaltati e solide strade cittadine. Poi volle interpellare anche Rolland, e gli chiese se intendeva fermarsi.
"Penso di s" disse Rolland.
Rupert comunque intu che probabilmente era troppo orgoglioso per tirarsi indietro, e proprio adesso. Si capiva che non era del tutto convinto, e quando lo salutarono, e lo lasciarono all'ingresso principale con la sua valigia, Rupert si domand se davvero stesse facendo una cosa ben fatta. Jo di certo non avrebbe mai approvato simile iniziativa. E tuttavia, quando fu il momento di partire, e i ragazzi si affollarono intorno alla vettura, Rupert di nuovo volle girarsi per vedere che cosa faceva Rolland... e lo vide allontanarsi tranquillamente: la fanciulla con le trecce scure gli teneva una mano, mentre l'altra mano era saldamente intrecciata con quella d'un piccolo ragazzo cinese.
Eppure, la separazione si offusc anche per un altro timore. Quando la macchina fu di nuovo alta fra le colline, di nuovo diretta verso la Casa di riposo, Rupert si sorprese a pensare a quello che poteva essere il punto di vista di J. B. Lille sull'Artek, e insieme si accorse che non era capace di scacciare dalla propria mente le cupole radar tanto sognate da Coleman, che potevano forse annidarsi proprio fra quelle isolate, sperdute alture. Allora lo vinse un attimo di sgomento.
Se i russi - cos come avevano scoperto quei due tedeschi - avessero casualmente scoperto e catturato anche lui, quale poteva essere il destino di Rolland? Lo avrebbero forse trattenuto come ostaggio? Gli avrebbero mai consentito di tornare in Inghilterra?
Lo prese un acuto senso d'angoscia, al punto che fu quasi per ordinare all'autista d'invertire la marcia, di tornare subito indietro, affinch potesse salvare suo figlio prima che fosse troppo tardi.
"No, non deve preoccuparsi" gli disse Nina, proprio in quel momento. "Vedr... Rolland si trover bene, star bene.  un ragazzo forte, robusto."
Ecco: Nina lo aveva sorpreso a preoccuparsi, un'altra volta!
"S, immagino di s" assent Rupert; e mentalmente si disse che i russi non lo avrebbero mai scoperto, per il semplice motivo che qualunque cosa si fosse arrischiato a fare se la sarebbe sempre tenuta ben chiusa nella mente. E quello era un posto dove non potevano giungere... o quanto meno, non ancora.
No, fin dentro la sua mente non potevano giungere: il penetrarvi era esclusivo privilegio di Rupert Royce. Nondimeno, anche questo non era vero del tutto, giacch nella sua mente penetrava di continuo J. B. Lille, e lo stesso faceva Nina, e anche Teddy. Entrambe le parti se lo disputavano, dunque? Possibile che davvero valessero la pena di una cos acerrima contesa la sua simpatia e comprensione? E, per esempio, la sua persona valeva davvero quanto voleva significare l'assegno russo che aveva in tasca?
Rupert provava ora l'impressione che il campo di battaglia per il possesso dell'intero mondo si fosse installato nella sua stessa testa.
Aveva chiesto di essere accompagnato sulla sommit dello Ai Petri, come suggerito da Coleman; Nina era stata ben felice di accontentarlo. E Rupert, ora, faceva scorrere pensieroso lo sguardo sulla successione di normalissimi apprestamenti radar che scendevano lungo uno dei versanti delle alte, scabre pendici dello Ai Petri. Non erano certo quelle le potenti installazioni a cupola in cui aveva tanto sperato Coleman; e giudicando dalla loro dislocazione, Rupert capiva che costituivano solo parte d'un sistema di avvistamento molto pi esteso. La zona di cielo che controllavano si apriva solo verso sud e verso ponente. Dov'erano dunque gli altri apprestamenti, quelli che coprivano i settori d'avvicinamento da nord e da levante? Probabilmente dovevano essere nella stessa zona: lungo un altro versante del monte, forse. Da quell'altitudine, Rupert poteva scorgere i candidi merletti che contornavano la costa del Mar Nero... molto, molto pi in basso. E dalla costa li separava una valle, che in quel momento era seminascosta da una soffice coltre di spesse nuvole bianche. La sommit del monte tuttavia era un'accogliente spianata erbosa, e si notavano abbondanti tracce di sentieri simili a ragnatele e vecchie strade sporche e malamente consunte dall'uso.
La controparte di quei dispositivi radar poteva senz'altro trovarsi sull'opposto versante del monte, quantunque fosse ovvio che non esistevano grandi cupole per l'avvistamento a elevata distanza.
"E se andassimo a fare due passi anche da quella parte?" Rupert chiese a Nina, indicando la morbida, invitante pianura erbosa, che poco pi in l sprofondava e spariva. Era una campagna dai colori delicati, stupenda.
"Gli inglesi hanno la passione di camminare" comment Nina, alzandosi.
"Aspetta!" Rupert grid a Teddy, che si era sdraiato ai piedi d'una grande sfera di ferro sostenuta da una colonna in granito eretta per celebrare un imprecisato anno geofisico. Teddy aveva voluto rilassarsi al sole alto ma non ardente, e tuttavia, adesso, la sua molla stava per scattare di nuovo facendolo tuffare lungo l'erto pendio con il solito, esagitato passo. "Piano... andiamo un po' piano, stavolta" disse ancora Rupert, a Teddy.
"Ma io ho bisogno di sforzo!" protest Teddy, e senza dar loro il tempo di aprir bocca li lasci dov'erano e si lanci gi per il pendio saltando e scivolando come una gazzella.
Dopo la partita di pesca al Lago Ritza, Rupert aveva imparato che tanta effervescenza in un individuo altrimenti serafico faceva parte delle teorie stesse propugnate da Teddy: teorie mediche sul miglior mantenimento di un'ottima salute. E infatti, Teddy non era soltanto dietista, ma anche un esperto della condizione umana, oltre che di allenamenti sportivi. Le sue teorie venivano seguite dagli atleti sovietici, e inoltre da lavoratori specializzati nei campi pi disparati, fra i quali, apparentemente, anche uomini che svolgevano le proprie attivit fra i ghiacci dell'estremo nord. Rilassamento se inattivi, e massimo esercizio e sforzo del corpo quando era il momento dell'azione. Dialetticamente, gli estremi - come spiegava Teddy - erano eccellenti per il corpo. Un ottimo principio marxista praticamente applicato.
Rupert segu con lo sguardo la temeraria discesa di Teddy, e una volta di pi si rese conto che personalmente - dal proprio punto di vista - non conosceva nulla del marxismo.
"Ma questo vostro marxismo si pu applicare a qualsiasi cosa?" Rupert aveva chiesto in altra occasione a Teddy. "Anche all'elaborazione dell'esercizio fisico?"
"A tutto, assolutamente!" Questa la risposta di Teddy, decisissima. "Soprattutto al corpo umano. Anzi, all'atto pratico, il corpo costituisce un'apoteosi delle teorie marxiste."
"Questa, poi..." aveva commentato Rupert, superficialmente.
"Se lo giudichiamo in pratica, esso effettivamente costituisce lo scopo di tutto. E del resto, a che cosa si riduce la nostra lotta? Forma umana e anima umana?... quella, in noi, esprime l'unit degli opposti. Il movimento stesso della vita. Non  forse vero che noi procediamo gradualmente verso la morte, al ritmo stesso della vita?  un'interpretazione marxista del movimento, e della societ, dei mutamenti, della dinamica, dell'esistenza..."
"Per noi  troppo materialistica" aveva obiettato Rupert. "Oltre il corpo, deve pur esserci qualcos'altro; e qualcosa di ben pi importante che non il semplice movimento verso la morte... di certo!"
"Si capisce" aveva detto Teddy, sempre calmo. "Appunto quello  il fine. Non esiste forse la vita fra la nascita e la morte? Che cosa si potrebbe desiderare di pi spirituale ed esauriente?"
E Teddy, ora, scendendo agilmente a balzi l'erto pendio del monte, dava un'evidente dimostrazione delle proprie teorie sull'esuberanza della vita, e Rupert (egli pure assertore di teorie) non pot fare a meno di ammirarlo.
"Un giorno..." Rupert aveva detto a Teddy, in un'altra occasione: "Un giorno non sar male se mi spiegherai a fondo che cosa sono marxismo e comunismo. Dico la verit, io non ne so nulla... assolutamente". A buon conto, Rupert non si nascondeva certo di non sapere assolutamente nulla - da un punto di vista teorico - anche del capitalismo. Pure, quei due mondi non erano in grave conflitto? Non erano proprio il motivo per cui ora stava scendendo quel pendio con l'intenzione di scrutare il versante opposto del monte, e cos accertarsi se vi fossero altri dispositivi radar, o forse degli sbarramenti di filo spinato, o comunque qualcosa eventualmente importante per la concezione che di quella sottile, astuta guerra aveva J. B. Lille?
Quando infine giunse dov'era Teddy, Rupert gett al pendio un'occhiata solo apparentemente distratta. Teddy, allora, lo fiss con uno sguardo innocente, e tuttavia sornione, uno sguardo d'intesa, e gli disse: "Vedi, Rupert? Non c' niente, qui. Solo l'erba e le colline, e laggi... il mare".
...
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...
Capitolo 34.
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Gli era giunto un telegramma da Jo: Tess - diceva Jo - adesso stava molto meglio... Dovevano tornare in Russia? Ma Rupert proprio non sapeva se rispondere si o no, non era capace di prendere una decisione.
Si trovava in un piccolo ufficio postale di Yalta, in una strada dominata da grandi piante di acacia, e sedeva fuori, sul balcone di legno del primo piano che dava sulla stretta strada sottostante. S'ingegnava di mettere gi una risposta per Jo, qualche cosa che gli consentisse di guadagnare tempo. Fu allora che una donna venne a sedersi di fronte a lui, dall'altra parte dello stesso tavolino di scrittura vecchio e macchiato d'inchiostro.
La sconosciuta strapp un lembo di carta assorbente dal tampone a forma di mezzaluna, e dopo avervi frettolosamente scritto qualche parola - con circospezione, cercando di non farsi notare - lo sospinse davanti a Rupert.
"Siete americano?" chiedevano le parole scritte sul frammento di carta, in russo.
Rupert alz lo sguardo, e not gli occhi scialbi e sfuggenti della donna; e not inoltre che si premeva il fazzoletto contro la bocca come se volesse celare la parte migliore del viso.
"Nyet" Rupert scrisse sul frammento di carta, e lo lasci dov'era. Poi aggiunse, di l a un momento: "Angliski". Facendo scivolare la mano sul frammento di carta, la donna se lo appallottol fra le dita; e lo immerse poi nel calamaio per cancellare quanto vi era scritto. Rupert continu a compilare il suo telegramma, in cui comunicava alla moglie che contava di telefonarle presto; e gett poi uno sguardo alla strada per vedere se arrivava Nina... Era andata a comprare della frutta in un vicino mercato, e lui ne attendeva il ritorno.
Si alz, e and a mettersi in coda per spedire il telegramma; e pazientemente attese che l'impiegata ne contasse le parole e gli muovesse qualche obiezione. Pag (aveva incassato del denaro il giorno prima, facendo cambiare uno dei suoi assegni turistici) e di nuovo usc sul balcone, dove apparentemente la donna lo stava aspettando. Si era messa semiseduta sulla balaustrata, sempre nascondendosi la faccia.
"Permettete che vi domandi una cosa?" la donna gli chiese sommessamente in russo.
"S, prego" fece Rupert, ugualmente in russo.
"Potreste aiutarmi a entrare in contatto con mio figlio, in America?" domand la donna.
"Perch?" domand a sua volta Rupert, osservandola. "Non sapete dov'?"
"S, lo so. Ma per me  molto difficile."
La donna allora spieg a Rupert, con frasi nervose, spezzettate, di essere appena uscita dal carcere, dov'era stata rinchiusa fin dalla fine della guerra. Perch?... Era un'ucraina, e aveva sposato un soldato austriaco durante l'occupazione. Aveva solo diciannove anni, allora. Perch tutti le avevano dato contro?... Le era nato un bambino, ed era poi andata ad abitare con l'austriaco divenuto suo marito nella zona meridionale della Polonia. Al sopraggiungere dell'armata rossa suo marito era scappato con il bambino; lei era in ospedale, ammalata. I russi allora l'avevano rimandata al suo paese, e le sue compaesane l'avevano accusata di collaborazionismo; e perci era stata arrestata e messa in prigione.
"Perch?..." disse la donna, e sollev lo sguardo fissando Rupert. "Vorrei proprio domandarlo a quella gente perch l'hanno fatto. Che cosa c'era di male a sposare un soldato austriaco? Non era un tedesco. Mi piacerebbe proprio domandarlo anche al compagno Krusciov... qual  il motivo per cui mi hanno tenuto in prigione, e per tanto tempo."
"E vostro figlio?" s'inform Rupert, sempre parlandole nel suo russo incerto.
Ma la donna per il momento sembrava che si fosse dimenticata del figlio, e guardandosi attentamente intorno disse: "So dov'. In America. Questa gente vorrebbe aiutarmi...".
Sporse cautamente in avanti la mano libera, aprendo il pugno. Rupert vide che conteneva un foglietto di carta, e allora lo prese e vi lesse un indirizzo di Wichita, nel Kansas: un'organizzazione di Avventisti del settimo giorno.
"Ma io che cosa potrei fare?" chiese alla donna. "Anche vostro marito si trova l?"
Si accorse di aver pronunciato mish che voleva dire topo, invece di mouj che significava marito; ma la donna non accenn neppure un sorriso.
"S. So che si  sposato un'altra volta. Ma s tratta di mio figlio. Vorrei andare a raggiungerlo. Non potreste aiutarmi? Non potreste almeno cercare di fare qualche cosa, in modo che io non abbia dei fastidi?"
Rupert sospettava un tranello, e perci le fece numerose altre domande. Non cap perfettamente le risposte, comunque comprese che la donna non poteva lavorare perch era stata in prigione, e non aveva documenti, non aveva neanche il permesso di soggiornare a Yalta. Niente aveva, n poteva ottenere niente; e se l'avessero scoperta quelli della polizia l'avrebbero sicuramente mandata di nuovo al suo paese. Ma tutti la odiavano in quel paese, sicch poteva essere certa che i compaesani avrebbero pur trovato qualche altro pretesto per metterla nuovamente in prigione.
Rupert vide avvicinarsi Nina... avanzava fra la gente nella strada, con il suo solito parasole bianco. Allora decise di fidarsi della sincerit della donna, e le chiese: "Dove posso trovarvi?".
"No, no" protest lei. "Non  possibile. Mi troverete qui. Vi aspetter in questo ufficio postale."
"Ma pu darsi che non mi sia pi possibile tornare qui. Come vi chiamate, almeno... qual  il vostro indirizzo?"
La donna scost allora il fazzoletto che si premeva sulla bocca, e fu cos possibile scorgere anche la met inferiore del viso: era bianca e avvizzita come se fosse sempre stata coperta. La donna gli tese un'altra strisciolina di carta, su cui era il suo nome; ma non l'indirizzo. Gli raccomand di essere molto prudente, di non dare nell'occhio. Non poteva scrivere lui agli Avventisti del settimo giorno, per dire che l'aiutassero? Loro sapevano dov'era. Aveva molti contatti, quella gente.
"Cercher" disse Rupert; e di colpo si allontan dalla donna perch da basso aveva visto entrare Nina, e sapeva che stava gi salendo le scale dell'ufficio. Non voleva farsi sorprendere a parlare con quella donna.
Pur avendo scartato l'idea che si trattasse d'un tranello, Rupert non si sentiva molto attratto verso la donna; e poteva immaginarsi che cosa doveva aver significato il collaborazionismo per gente che aveva sperimentato che cosa erano capaci di fare i tedeschi... Quanti amari rancori dovevano ancora esistere! E tuttavia, per quale ragione, se aveva finito di scontare la sua pena, quella donna doveva essere ancora soggetta a misure discriminatorie? Perch non le permettevano di andare in America, da suo figlio; e non le davano almeno una possibilit di mettersi in contatto con lui?
Sedevano - quella sera - sul balcone dell'appartamento di Rupert, e osservavano le guardie confinarie che perforando la nera notte con i riflettori scrutavano dalle alture la vasta distesa del Mar Nero... in cerca di spie, di agenti provocatori, di misteriosi sommergibili. Senza dirne il nome, o svelare dove l'avesse incontrata, Rupert decise di affrontare un rischio, e narr la storia della sconosciuta donna a Nina e Teddy; e volle poi sapere perch la si perseguisse dopo tanti anni e quale ne fosse il prevedibile futuro.
Nina reag esattamente nel modo da lui previsto, e tuttavia gli dispiacque.
"E' una donna terribile. Non avrebbe mai dovuto avvicinare lei, Rupert..."
"Perch no? E poi, in base a quale concetto pu stabilire che cosa "doveva" oppure "non doveva" fare in un caso simile?"
"Non doveva esporre i suoi problemi a uno straniero."
"A chi altri avrebbe dovuto esporli, allora? Ovviamente nessun altro poteva aiutarla."
"Ma lei  un ospite, e..."
"Oh, non si bada certo a queste sottigliezze quando  in gioco la propria vita" protest Rupert. "E comunque... questa donna intende lasciare la Russia, e di conseguenza non intender minimamente darsi pensiero delle convenzioni riguardanti l'ospitalit."
"Allora non doveva chiedere compassione."
"Oh... via, Nina!"
"Sicuro... dovrebbe tornare al suo paese, e cercare di riabilitarsi. La gente certo l'aiuterebbe."
"Probabilmente non ne ha nemmeno il coraggio dopo essere stata in prigione per quindici anni."
"Comunque non doveva rivolgersi a lei" disse di nuovo Nina, ostinatamente.
"Sia come sia, il fatto  che si  rivolta proprio a me" osserv Rupert, con pari ostinazione. "E io mi propongo di aiutarla."
Nina arross... la sua normale reazione a qualunque situazione difficile; e poi cominci irritata: "No, lei non deve...".
"Perch? Per quale motivo non dovete consentirle di andarsene se lo desidera?"
"Perch andrebbe a sparlare di noi, e allora chiss quale spaventosa campagna di propaganda imbastirebbero i vostri giornali. Non  una persona per bene."
"Ragione di pi per cercare di sbarazzarsene al pi presto."
"Ma  crudele" obiett Nina.
"Voi siete crudeli! In fin dei conti, anche questa donna  un essere umano."
"Ma certo, esseri umani lo sono tutti!" esclam Nina. "Anche Hitler lo era... Per lei deve saper distinguere fra esseri umani buoni ed esseri umani cattivi. Parlare genericamente di esseri umani non significa niente."
"Be', a me questa donna sembra meritevole di compassione" insistette Rupert. "Perci l'avviso fin da questo momento, Nina: io far senz'altro qualcosa in suo favore quando sar partito."
"Non posso certo impedirglielo" disse Nina. "Comunque... se lei mi dicesse come si chiama forse potrei vedere di aiutarla io."
Era molto, davvero moltissimo per Nina... chiederne il nome. Lei pure intuiva il dubbio e il sospetto nella mente di Rupert? Avvertiva quanto gli era ingrato dover agire in quel modo, mostrarle la sua sfiducia?
"No, questo proprio non potrei farlo" disse Rupert, dopo qualche istante.
"Non si fida di me?" chiese Nina, amareggiata.
"No, di lei mi fido" precis Rupert. " della sua moralit che non mi fido in queste cose.  troppo peculiare, troppo sbrigativa."
"E va bene, allora l'aiuti pure come crede" disse Nina, spazientita. "Gi... in occidente voialtri v'impietosite tutti quanti per gente che a suo tempo ha cercato di distruggere o annientare buona parte dell'umanit. S, e anche lei!"
"Prima o dopo si dovr pur perdonare" obiett Rupert.
"S, senza dubbio" assent Nina, ma subito aggiunse: "Per si deve anche stare attenti a non aiutarli a cominciare da capo".
In basso, sulla pista di cemento, sotto una vivida fila di luci, il direttore culturale della Casa di riposo dava lezione di ballo ad alcune coppie, mentre un'orchestrina di tre suonatori e un fisarmonicista eseguivano un sentimentale motivo russo ispirato al Mar Nero.
"Un due tre, un due tre..."
Saa - il direttore culturale - fece fare qualche giro di valzer a una giovane donna sulla levigata pista di cemento, e dal basso sal fino a loro l'irritante scalpiccio collettivo dei ballerini.
"Tovarishi!" esclam Saa, e batt una volta le mani con energia. "Su... ancora tutti insieme, di nuovo!"
Nina e Rupert si guardavano al di sopra del quieto, luminoso cerchio popolato di scuri ballerini, e attorniato dalle tenebre del mare, delle colline, in un'onda di fievole, calda musica, e vicendevolmente cercavano di penetrare l'uno nella moralit dell'altro. Fu Teddy a notarlo, e fu Teddy, appunto, che si chiese incuriosito come potesse sciogliere quell'arduo enigma. Quali erano le loro diverse intenzioni, innanzi tutto? Forse, in natura, uno di essi era posto in alto, e l'altro in basso, uno preoccupato solo di se stesso, e l'altro altruisticamente umano, uno meschino e l'altro idealista e sognatore? No, Teddy sapeva che la realt era ben altra. Entrambi erano idealisti e traboccanti di speranza, sebbene sortissero da due diversi mondi, pens Teddy, e ora si trovavano posti di fronte a causa d'una donna disgraziata o perversa; e cercavano una forma di comprensione che non potevano conseguire o un nome su cui non potevano accordarsi.
"Mah..." si chiese Teddy: "Chiss poi come finirebbe se questi due per caso si leggessero la stessa luce negli occhi?".
Sospinse indietro la poltroncina di vimini su cui sedeva. "Voi due" propose Teddy "perch non andate gi a ballare?"
"Saranno anni che non ballo" si scherm Rupert.
A sua volta, Nina disse: "Si sta molto meglio qui".
Nina si era trincerata in un silenzio educato e tuttavia offeso, ma ora scopr di colpo nuova energia e - voltandosi verso Teddy - chiese:
"Fdor Nikolaic! Qual  la vostra opinione a proposito di questa donna?"
Infrante le proprie divagazioni romantiche, Teddy rispose ridendo: "Nessuna".
"Ma voi certo sapete che cosa pu significare gente simile per noi" insistette Nina.
"S, verissimo" convenne Teddy, e disse a Rupert: "La peggior cosa  che non si tratta semplicemente di una sola donna. Capisci... la donna che tu hai conosciuto - una che durante la guerra spos un tedesco - in pratica per noi vuol dire ci che in tempo di guerra significarono per noi tutte quelle che fecero altrettanto. Un terribile tradimento".
"Vede!?" esclam Nina, guardando Rupert. "Perfino Fdor Nikolaevic mi d ragione!"
"Allora perch non la mettete al muro, e cos trovate subito la soluzione a tutti i suoi problemi?" obiett Rupert, in tono aspro. "Tanto varrebbe, se proprio non volete concederle neanche una possibilit dopo averla punita."
"S, verissimo" ammise Teddy. "Ma per noi questa donna non costituisce un grave problema, attualmente. No, non certo lei. Per lo pi gente simile si  meritata ci che poi ha avuto." Alz brevemente le spalle. "Che faccia pure come crede. Ma quelli di cui ci preoccupiamo adesso sono gli innocenti, quelli che dopo la guerra furono imprigionati e perfino assassinati da qualcuno dei nostri capi. Ecco qual  la nostra maggiore preoccupazione attuale."
"Fedor Nikolaic!" intervenne Nina, stizzita. Teddy parve che neppure l'avesse udita. "Prima o dopo dovremo pur affrontare il problema. Molti, troppi innocenti hanno duramente sofferto."
"Ma che bisogno abbiamo di parlarne?" protest Nina. "Perch Rupert deve saperlo, e forse ancor pi di quanto noi possiamo immaginare" spieg Teddy, con estrema calma. "Non dobbiamo pi nascondere niente... non ai nostri amici, quanto meno."
Rupert di nuovo avvert l'estensione di quella frase, e quanto essa significava per quel popolo. Ma s poteva definirne amico, lui? Amico di quella dolce serata, s, certo, e delle due persone che gli erano accanto, e di Saa, gi, sulla pista, e dei ballerini che ora stavano facendo giochi di societ; ed era un ottimo amico di Tatjana, la ragazza che gli serviva i pasti e che proprio quella mattina si era nascosta il volto fra le mani, piangendo, perch le avevano telefonato che il suo nipotino - Kostya - era stato portato d'urgenza all'ospedale... "intossicato" per aver mangiato del pesce guasto. Quando aveva telefonato all'ospedale, Tatjana si era sentita dire: "Non abbiamo ancora perso tutte le speranze". Lei era quasi impazzita per la disperazione. Poche ore pi tardi, fortunatamente, Kostya veniva dichiarato fuori pericolo, e Tatjana, di colpo, era di nuovo divenuta una ragazza meravigliosamente allegra e felice. Si era seduta a tavola con Rupert, e asciugandosi gli occhi aveva bevuto il caff con lui e gli aveva parlato della sua vita. Aveva ventitr anni. Suo marito era morto, un anno prima: ucciso in una strada del villaggio dove abitavano da quattro soldati appartenenti a un "battaglione di correzione". Qualche tempo prima, suo marito aveva telefonato all'ufficiale comandante del battaglione, e gli aveva detto che quattro soldati ("Non russi, per!" sottoline Tatjana) erano entrati nel negozio dove lavorava e si erano presi tutta la vodka esistente andandosene senza pagare. Erano stati puniti, naturalmente. Per avevano trovato modo di far sapere a suo marito che prima o dopo sarebbero tornati. E suo marito sapeva che venivano per ucciderlo.
Infatti, una sera, i quattro erano tornati, e lo avevano sorpreso in una strada del villaggio, e orrendamente mutilato, al punto che lui ne era poi morto. Ma Tatjana odiava forse il proprio paese o addossava al comunismo la colpa di quell'orrendo atto di violenza? No, il pensiero non l'aveva nemmeno sfiorata, e anzi, aveva calorosamente difeso il proprio popolo e la propria patria e la sua societ dalle pungenti domande di Rupert, ispirate ai concetti di J. B. Lille. Tatjana si era molto affezionata a Rupert, al punto che aveva infranto le consuetudini della Casa di riposo pur di assicurarsi che i pasti gli venissero sempre serviti caldi, e all'ora giusta, e senza interruzioni fra l'una e l'altra portata. Fatica dura, ma lui era uomo che comprendeva la fatica e la rispettava; Tatjana era una ragazza intelligente e pronta. Ed era ben lontana dall'essere in conflitto con il mondo in cui viveva. Anzi, all'atto pratico, in lei si poteva individuare uno dei suoi pi ardenti, convinti sostenitori.
Era un'amica Tatjana? Ma certo, naturalmente. E altrettanto era Nina, e anche Teddy si poteva dire suo amico. Essi comunque non erano che persone fisiche, e non gi idee o sistemi... il che invece era ci che Teddy - cos come qualsiasi altro russo - effettivamente intendeva dicendogli: "Sei un buon amico".
No, continuava a non essere un buon amico del loro sistema. E lo neg, ancora una volta: in cuor suo anche in quel momento lo neg decisamente.
Nina percep la fermezza della negazione. Lei sapeva, ora. E domand a Teddy: "Ma come pu essere un vero amico, se non gli  nemmeno possibile comprenderci?".
"E come potr comprenderci se noi non gli diciamo la verit?" replic Teddy.
"Ma quale verit?" incalz lei. "Chi decider cos facilmente qual  la verit che desidera sentire. Vuole la sua verit, oppure la nostra?"
"Questo sar lui a deciderlo" disse Teddy. "Se  uomo leale, onesto, gli sar pur possibile capire il meglio e il peggio, e quindi estrarne quel che vale, col tempo."
"Ma se il peggio non possiamo comprenderlo neanche noi!?" esclam impetuosamente Nina. "Come potr farlo lui, allora... e soprattutto conoscerlo in frammenti sporadici, e con cruda esagerazione?"
Rupert li osservava accalorarsi nella discussione sulle sue stesse buone intenzioni. Anche qui un dissidio, e una volta di pi si sorprese a chiedersi se davvero ne valesse la pena... per un solo uomo! Perch dovevano considerarlo tanto importante? Perch gli avevano affiancato addirittura due persone? O era per sorvegliarlo meglio? Nina di lui ancora diffidava, e Teddy (anche se divenuto simpatico amico) era pur sempre il suo angelo custode ufficiale. E del resto, il giorno prima non lo aveva praticamente ammesso con la sua ultima osservazione sullo Ai Petri?
Le mille e mille rondini che sopra di loro si annidavano fra i cornicioni di linea greca si agitavano inquiete. In basso, sulla pista, Saa e i suoi ballerini innalzavano a ondate stridule risa russe, che si libravano sopra le luci. I ballerini ora stavano giocando; e Rupert - appoggiando il mento al parapetto ancora tiepido di sole - si affacci a guardare, e vide Tatjana, la sua cameriera, che scherzava e ballava con gli ospiti, almeno temporaneamente dimentica del marito mutilato e morto sul cui ricordo aveva versato amare lacrime quello stesso pomeriggio.
"Guardi, Nina..." disse Rupert, desideroso di scacciare la lieve nube: "C' anche Tatjana".
Nina aveva molta simpatia per Tatjana, e si affacci anche lei e la chiam agitando una mano: "Tanja!".
Tatjana guard in su, e a sua volta chiam: "Nina!". Poi li salut con la mano, indicandoli anche agli altri; e Rupert, quasi d'un tratto, si trov di nuovo avvolto nell'intimo, spensierato affetto russo. Era sempre vicino e devoto, e vivo d'un indefinibile e insieme intangibile qualcosa che ne costituiva una sua componente elusiva e unicamente russa.
"Comunque... almeno per una cosa ti do ragione" Rupert disse a Teddy, quasi senza nemmeno accorgersene, e spinto, forse, dalla sua inesplicabile influenza.
"S?" fece Teddy. "E per che cosa?"
"Si tratta d'una cosa che avete voi russi..." spieg Rupert: "Qualcosa che voi russi fate alla vita, e che la trasforma in uno stacco cos straordinario fra la nascita e la morte".
Teddy rise. "Ed  un bene?" volle sapere.
"Credo di s" disse Rupert, ma stava pensando a J. B. Lille.
Era questo ci che intendeva J. B. Lille: questo peculiare, sorprendente aspetto del carattere russo? Forse!
Pure, Rupert gi ne dubitava. Ben altro avevano i russi che non quei semi toni elusivi e quasi mistici; e per la prima volta gli fu possibile afferrare almeno una vaga sfumatura di quanto veramente cercava J. B. Lille.
Vide chiaramente quale formidabile arma avrebbe potuto divenire nelle mani di qualsiasi servizio d'informazioni l'esatta conoscenza del vero, essenziale carattere di un nemico potenziale; e non gi sulla base di superficiali e sovente opportunistiche illazioni quali ne facevano molti agenti segreti, bens collegandosi all'autentica fonte che d'una nazione praticamente faceva una nazione... quello che i russi avrebbero senza dubbio definito "anima russa", sebbene solo il cielo sapesse come avrebbero mai potuto definirlo gli inglesi. E in fondo, gli inglesi disponevano effettivamente di un vocabolo non imbarazzante atto a esprimere un'entit siffatta? L'imbarazzo, il disagio, in pratica, facevano parte appunto della differenza, e forse anche quello era uno dei complessi del carattere inglese che J. B. Lille - nella sua indagine sulle vere fonti del desiderio sovietico di convertire il mondo intero all'ideologia comunista - stava cercando di superare.
L'indomani mattina, Rupert parl di nuovo al telefono con Jo, e fu costretto a gridare perch la sua voce superasse le ampie, vaste distese d'Europa. Le disse di non venire. Aveva quasi finito quanto si era proposto di fare in Russia. Ormai, gli mancava solo di andare a Sebastopoli (una visita su cui aveva specialmente insistito) e poi - sperava - all'Isola di Achille. Non sarebbe davvero valsa la pena di far affrontare un cos lungo viaggio a lei e Tess. Avrebbero poi passato un mese insieme in Francia, al suo ritorno. Come stava Rolland? chiese Jo. Lui non le disse dov'era Rolland... all'Artek! e pi tardi prov quasi un senso di rimorso per averlo tenuto nascosto a Jo. Ma come avrebbe potuto spiegarglielo per telefono? Parve dunque che ogni cosa fosse definita e sistemata quando finalmente le grid i suoi saluti, e depose il ricevitore.
Per Sebastopoli avrebbero dovuto partire di l a due giorni; ma l'indomani, quando tornarono dalla spiaggia, Nina si vide consegnare un messaggio da Tatjana... era la comunicazione di una telefonata dall'ospedale di Gagra: Aleksej aveva fatto una brutta caduta, e ora desideravano che lei partisse immediatamente.
"Ma non hanno detto nient'altro?" volle sapere Nina.
"Gli ho chiesto tutto, tutto" disse Tatjana, che quasi non aveva pi fiato. "Sapevo che avreste voluto conoscere ogni particolare, ma c'era una dottoressa cos stupida... Non ha voluto dirmi altro perch non ero una parente. Ha detto solo che voi dovete partire subito. Solo questo."
Nina era impallidita, e i suoi occhi d'improvviso si velarono per la paura e la confusione.
"Ma se gli avevo parlato proprio ieri per telefono" disse, quasi pensando ad alta voce. "Mi sembra impossibile. Stava bene... deve star bene."
"Per dicono che ha fatto una brutta caduta" le ricord Tatjana.
"Gi... mi ha detto che cominciava di nuovo a camminare. Ma che cosa potr mai fare io con quell'uomo!" esclam Nina, esasperata e piangente. "Avrei fatto meglio a stargli vicino, e costringerlo a non muoversi dal letto." Ma gi si stava riprendendo, e chiese a Rupert: "Dev'essere una cosa seria se vogliono che vada, non crede?".
Rupert annu. "Temo di s" disse.
"E del resto lei sa quanto me come sia irresponsabile quando si tratta della sua persona" aggiunse Nina, nervosamente. "Non avranno pi potuto tenerlo a letto. Appena tornato dall'America, io per mesi dovetti dormire con lui nella stessa camera... sempre cercando di farlo star calmo, di tenerlo tranquillo. Non vuole convincersi che le sue gambe non possono diventare di colpo quelle di una volta."
Per un attimo, Rupert ebbe l'impressione di sollevare il sovietico velo che si stendeva sul matrimonio di Nina e Aleksej. Aveva potuto vederli insieme, e aveva potuto vederli separati, giungendo alla conclusione che in fondo l'affetto era il medesimo, quantunque in quel paese il matrimonio costituisse un vincolo molto meno impegnativo di quanto non fosse in Inghilterra. Nina aveva i suoi doveri sociali, cos come certo li aveva Aleksej, e com'era ovvio essi seguivano ciascuno le proprie distinte attivit senza difficili compromessi con le esigenze d'un matrimonio... nel senso degli occidentali, comunque. Ignorava a quali altri segreti compromessi fossero costretti. Molti, probabilmente. E tuttavia, il fatto che la donna fosse cos indipendente dall'uomo ne faceva forse un legame meno valido come matrimonio e come famiglia?
Difficile a dirsi, in quanto un matrimonio a occhi estranei era sempre per met nascosto; e immaginava che Nina - la quale ancora poteva ammirare suo marito, nonostante la di lui sciocca, ostinata imprudenza - fosse una moglie fedele nel senso sovietico, cos come senza dubbio era moglie fedele anche nel comune senso degli occidentali. N avrebbe potuto essere altrimenti, giacch la donna era Nina. Si chiese come mai non avessero figli. Era un fatto indubbiamente insolito, poich in quel paese sembrava che una notevolissima parte della popolazione fosse costituita da bambini di ancor tenera et.
E ora - Rupert lo comprendeva chiaramente - Nina era preoccupata e spaventata come in circostanze analoghe lo sarebbe stata Jo; e lui stesso d'altra parte si sentiva molto preoccupato per Aleksej Vodopyanov. Ultimamente, Aleksej non aveva occupato molto i suoi pensieri. Rupert di solito dimenticava completamente Aleksej, non appena se ne allontanava, sebbene Nina, di tanto in tanto, gli parlasse di qualcosa che aveva fatto Aleksej, o di qualcosa che avevano fatto insieme. E lui, certe volte, e in momenti estremamente illogici, si sorprendeva a pensare a qualche particolare aspetto della loro marcia sui ghiacci, o dell'interminabile inverno nella fusoliera. Sapeva che avrebbe provato un dolore profondo se fosse davvero accaduto qualche cosa di grave ad Aleksej, il quale ora illuminava, scaldava la sua esistenza d'un segreto fuoco, e a tratti l'attizzava con la sua cos veemente, impulsiva determinazione.
"Non c' nulla che io possa fare, immagino?" Rupert domand a Nina, educatamente.
"No, no! Adesso dovr andare a Simferopol, per vedere se posso salire a bordo di un aereo che mi porti ad Adler. Prover anche a telefonare all'ospedale, ma so gi che occorreranno chiss quante ore."
"Crede che sarebbe utile se venissi anch'io con lei?" propose Rupert.
Nina lo guard con gratitudine. Lui comprese la gratitudine, e tuttavia sent che in quel caso non era giustificata. In fondo, Nina era perfettamente capace di far fronte ai propri sentimenti e problemi. Gli venne fatto di pensare a Jo, e si chiese come avrebbe reagito in una situazione analoga. Ma in quello stesso momento (e dopo tanto tempo) avvert anche come dovevano essere stati terribili i suoi nove mesi di assenza per Jo, e pens se le avesse mai dimostrato a sufficienza la propria comprensione per una cos dura prova. "No, sicuramente" si disse Rupert, senza indulgenze, e con un senso di vivo rammarico.
"S, se pensa di poter venire, lo faccia, la prego" gli stava dicendo Nina, intanto. "Aleksej mi chiede di lei tutte le volte che gli telefono, e adesso penso che debba stare veramente male, che sia molto grave. Oh, se solo avesse avuto un po' di pazienza!"
"Adesso cercate di non vedere tutto nero" intervenne Tatjana. "Non sar poi cos grave, vedrete... si metter a posto. E poi, guardate come sono vissuti fra i ghiacci Vodopyanov e Rupert. Allora era molto peggio."
"Molto peggio!" fece eco Rupert; Tatjana gli aveva lanciato un'occhiata, quasi per invocarne il sostegno.
"Allora andr a telefonare per avere una macchina che ci porti a Simferopol" disse Nina, e si allontan di corsa per curare i preparativi della partenza.
Trascorsero quasi tutta la notte in uno squallido angolo dell'aeroporto di Simferopol, che aveva l'aspetto di una stazione ferroviaria ed era gremito di gente in paziente attesa. Tutti avevano grossi fagotti e valigie, e bambini, e cibarie. Aerei atterravano, aerei decollavano, eppure il numero delle persone in attesa era sempre pi o meno uguale. Infine Nina e Rupert presero posto a bordo dell'aereo, e si staccarono dal suolo nell'oscurit che precede l'alba.
Nina sedeva nervosa- e inquieta, ma immobile, e stringeva fra le mani un pacchetto avvolto in carta di giornale che conteneva la loro colazione; e poi cominci a fargli domande sui suoi figli e su Jo. "Sa... io adoro suo figlio" gli disse. " un ragazzo molto posato, e fa delle cose che i ragazzi russi non sempre fanno. Ascolta con attenzione quanto gli si dice, sicch sembra sempre di far parte della sua vita, di essergli molto vicini. Una volta mi ha perfino mostrato un passaporto segreto che si  fatto da solo... sa, per viaggiare da solo quando scapper da casa."
"Scapper da casa?..."
"Oh, ma non deve prenderla sul serio! Non ne ha la minima intenzione. Si capisce, qualsiasi bambino sogna sempre di fare qualcosa per conto suo. E lui si era fatto questo passaporto, e poi lo ha compilato con il nome, l'altezza, l'et e i soliti connotati; e alla voce Professione, ha scritto: "Viaggiatore, orfano e celibe"..."
Rupert si mise a ridere. Eh, s... anche lui voleva davvero molto bene a suo figlio.
"Rolland..." continu Nina: "Rolland le assomiglia moltissimo, e sua figlia  tale e quale la sua bellissima moglie".
Che piacere sentirlo dire da Nina:... la sua bellissima moglie! Che strano, indefinibile senso di possesso sembrava dare "una bellissima moglie" come Jo; il che non si sarebbe mai potuto dire di Nina, di questo era certo. Delicata, finemente bella, Nina era per troppo indipendente perch la si potesse definire "possesso" di qualcuno, se qualcuno avesse voluto dire di lei la stessa cosa.
"E lei non ha figli?" s'inform Rupert.
"No" disse Nina.
Lui non fece la domanda che gli venne alle labbra, perch sarebbe stata scortese. Nina, comunque, la intu e lo prevenne.
"Avevo una bimba, di quattro anni" spieg a Rupert, molto lentamente; e parve che l'aereo volasse infinitamente alto e lento, e che vi facesse un insopportabile caldo. "Ne aspettavo anche un altro... ma la mia bimba mor di meningite. Ne soffersi tanto che fu interrotta anche l'altra gravidanza, e mi dovettero fare un'operazione molto complicata per cui adesso non potr pi avere bambini."
"Peccato, una sfortuna veramente terribile" mormor Rupert.
"S. Mi sarei forse uccisa gettandomi sotto un treno, se non fosse stato per Aleksej... Non mi lasci mai sola per intere settimane, e appena mi fui un po' ripresa, mi port subito con lui su nel nord, dove la sua squadriglia faceva pericolosissimi voli di collegamento invernali con una delle nostre stazioni alla deriva. Sapeva che avrei avuto molto da lavorare, e ancor pi da preoccuparmi per lui e per gli altri piloti. In quel periodo ho imparato perfino a fare la marconista per poter seguire pi da vicino quello che facevano i piloti."
Rupert non trov parole adatte, e in silenzio si chiese come avesse mai potuto farsi l'idea che i russi non avevano gli stessi sentimenti o emozioni degli inglesi. Pure, quello era un pensiero che non abbandonava mai del tutto la sua mente. Che strana, straordinaria idea gli sembrava ora; e gli parve di udire un'osservazione occasionalmente fatta da Teddy... una delle sue abituali battute ironiche, pungenti:
"L'esistenza di ogni russo assomiglia a un romanzo russo. Ecco perch noi adoriamo tanto i personaggi della nostra letteratura classica."
Fino a quel momento si era dimostrato incredibilmente vero.
Aleksej era cosciente, e parlava normalmente; ma sembrava intontito. Non fu affatto sorpreso di vederli. Nina aveva voluto precedere Rupert, e lo aveva poi mandato a prendere. E Rupert entr nella camera d'ospedale (dov'erano anche altri due pazienti, silenziosi) aspettando il peggio...
"Ah! il mio caro fratello!" esclam in russo Aleksej, debolmente ma con trasporto.
Protese un braccio: d'improvviso, Rupert si sent stretto con un'energia di certo sorprendente in un moribondo. Ma era moribondo?
"Ricordatelo, Aleksej... gli inglesi non si abbracciano mai" gli disse Nina, e Rupert, immediatamente, colse nel suo tono di voce una vibrazione di sollievo.
"Be', veramente sui campi di calcio lo fanno" scherz Rupert, sperando di contribuire a distendere l'atmosfera.
Ma non esisteva tragedia: solo l'incollerita felicit di Nina, che si sfogava a investire il marito con un'esasperata successione di parole in russo.
"Si  alzato due giorni fa, e subito ha voluto andar fuori a prendere a calci un pallone, naturalmente" Nina spieg a Rupert, mentre Aleksej, sorridendo, li osservava con espressione assonnata. "Ha persino cercato di correre su terreno sassoso, e cos  finito per terra e ha picchiato la testa ed  svenuto. Hanno pensato che stesse per morire. E invece lo guardi, adesso!..."
"Ma perch sei cos arrabbiata?" protest Aleksej, sforzandosi di scherzare. Ma era evidentemente sotto l'azione di un forte sedativo. "Vuoi proprio farmi morire?" Aveva la testa fasciata, e una mano ugualmente fasciata era tenuta ferma sopra la testa; ma quella libera stringeva saldamente una manica di Nina.
Rupert fiss interrogativamente Nina. Quali erano le conseguenze?
"Si  fratturato due dita di una mano" gli sussurr Nina "e si  anche fatto un bel taglio nella testa. Inutile, non si riesce a farlo stare a letto. Peggio d'un bambino. Come far mai a migliorare se non si persuade che deve star fermo un certo periodo di tempo? Aleksej!..." prosegu Nina, parlando in russo al marito: "Guarda che viaggio ci hai costretti a fare. Perch ti ostini a fare sempre queste cose?".
"Ma io sto bene" disse Aleksej, con voce insonnolita. " stata solo sfortuna. Per... sono proprio contento di vederti, Rupert. Eh..."
"Per non avresti dovuto giocare al pallone" lo rimprover Nina, dolcemente.
Ma Aleksej si era assopito con un'espressione di beatitudine che sembrava lubrificare l'intero suo essere. Era felice, era fra gente cara... al sicuro. Era indistruttibilmente vivo, e anche dormendo, con la mano libera, stringeva saldamente la manica di Nina.
Nina non sapeva pi come scusarsi. Aleksej - le assicur la dottoressa - si poteva ormai considerare in condizioni discretamente normali, e con ogni probabilit sarebbe stato un'altra volta in piedi entro qualche giorno. La dottoressa disse che non esisteva quindi motivo di preoccuparsi, e aggiunse di essere in un certo senso spiacente di averli fatti venire con tanta urgenza... ma d'altra parte, quando lo avevano soccorso, Aleksej era parso grave, e sia polso che respiro erano estremamente deboli. Invece ora erano tornati normali, e sembrava pi vivo che mai; e perci che altro potevano fare? La dottoressa si strinse nelle spalle sotto il bianco camice. Aleksej la esasperava, questo era evidente. Ammise che camminare gli faceva certamente bene, in quanto si doveva pur rieducare la muscolatura; e tuttavia era necessario che si sapesse moderare anche in quell'esercizio. Ecco, proprio questo non erano capaci di fargli imparare: un po' di moderazione...
"Quella  proprio una virt che nessuno gli insegner mai" disse Nina.
Passarono la giornata all'ospedale, e pranzarono con i medici e le infermiere, e poi tornarono in macchina all'aeroporto di Adler, dove trascorsero la notte seduti ad aspettare in un angolo d'uno squallore praticamente uguale a quello dell'altro aeroporto e avvolti da una praticamente uguale atmosfera provvisoria. A mezzogiorno dell'indomani furono di nuovo alla Casa di riposo; e li accolse Tatjana, di nuovo felice. Assicur Nina di essere stata certissima fin dal primo momento che tutto sarebbe finito bene.
Anche Teddy fu molto contento, sia pure nel suo solito modo laconico; e annunci di aver predisposto affinch l'indomani - come in programma - una macchina venisse a prenderli per accompagnarli a Sebastopoli. "... A meno che non vi sentiate troppo stanchi" aggiunse Teddy.
Erano entrambi stanchissimi, e lo si vedeva. Non dormivano da due notti. Ma che cos'era mai la stanchezza in quel paese? Pareva entit del tutto trascurabile, priva d'importanza. Rupert disse che per lui andava benissimo, se andava bene per Nina; ma - si chiese, esausto - J. B. Lille e Coleman valevano davvero tanto sforzo?
Tutto comunque sembrava divenuto di nuovo normalissimo; e mentre l'indomani viaggiavano verso Sebastopoli (dove Rupert avrebbe conosciuto l'improvvisa minaccia d'una vera catastrofe) Nina disse che lungo il percorso avrebbe dovuto fare una tappa per assolvere un suo impegno... Rupert - spieg Nina - avrebbe dovuto aspettarlo per qualche ora in una localit lungo la costa, mentre lei andava in un piccolo villaggio per tenervi una delle sue conversazioni culturali e leggere alcune poesie a quanti erano addetti ai nuovi vigneti sul pianalto di Baidar.
"Perch non posso venire anch'io?" chiese Rupert. " permesso?"
Lei arross. Rupert lo sapeva, e sapeva inoltre che ora lo provocava deliberatamente perch gli faceva piacere... gli faceva piacere vedere quel viso russo soffuso di un'ardente vampata di rossore.
"Se vuole, pu venire senz'altro" disse Nina.
Un agente di polizia in motocicletta li ferm mentre attraversavano la grande arcata della Porta di Baidar, il simbolico ingresso alla Crimea. La strada, in quel punto, abbandonando il mare, s'inoltrava verso l'entroterra in direzione d'una catena di alture, che andavano poi ad affacciarsi su Sebastopoli e Baladava e i campi di battaglia di cento insaziabili guerre.
"Chi siete, e dove siete diretti?" volle sapere con fare sbrigativo il poliziotto.
Teddy glielo spieg distrattamente, ma spazientito; e subito la macchina prosegu lungo un'ampia vallata dove - dai fianchi di colline dolcemente ondulate - essi poterono scorgere chilometri e chilometri di nuovi vigneti allineati come soldati sulle pendici calcaree delle alture.
"Sono tutti nuovissimi, piantati dopo la fine della guerra" disse Nina. "Quando le piantagioni saranno complete, in questa sola zona potremo produrre pi vino che in tutta la Francia."
Rupert accoglieva sempre simili affermazioni con cinica perplessit, e tuttavia i vigneti si susseguivano veramente a perdita d'occhio. S'inform come mai l'avessero invitata a tenere una delle sue conversazioni culturali proprio in quel posto.
"Il direttore  un vecchio amico del Ministero per l'Estremo Nord" spieg Nina. " un carissimo amico, e non avrei proprio saputo come rifiutarmi."
Entrarono in un nuovo villaggio interamente fatto di casette quadrate coperte da tetti di lamiera ondulata. Lo attraversava una strada in disordine, che conduceva a un gruppo di lunghe costruzioni bianche dall'aspetto di magazzini.
"Pace!" lesse Rupert, ad alta voce.
Rossi striscioni e cartelli e insegne non dicevano quasi mai altro, in Russia; e la stessa parola si vedeva sui muri, e disegnata con mosaici di pietruzze nelle stazioni ferroviarie, sospesa su piazze cittadine, su tetti di fabbriche, stampata nelle prime pagine dei quotidiani, scritta sul grande cancello d'ingresso all'Artek, dove ora si trovava Rolland.
Nina fu accolta da diverse centinaia di giovani donne - vestite con grembiuli di cotonina e sporche scarpette di tela - e da una cinquantina di uomini, con berretti o abbondanti capigliature brune che scendevano sulle fronti. Risero e applaudirono e gridarono evviva e le si affollarono intorno, e le porsero mazzi di fiori. A Rupert un gruppo meno esuberante offr un fascio di gladioli rosa, mentre una donna in camice bianco gli presentava il direttore, il segretario politico, il capo chimico, l'enologo, l'agronomo, la direttrice culturale. Strinse molte mani, sorrise; Teddy intanto si teneva in disparte. Nina fu trascinata innanzi. La seguirono con gli altri in uno dei lunghi capannoni bianchi, una delle cui estremit era ingombra di autocarri e di sacchi e di attrezzi; ma l'estremit opposta era stata scrupolosamente vuotata e spazzata. Ne avevano fatto un vastissimo uditorio, con sedili e un palcoscenico e un grande striscione rosso lungo una delle pareti.
"Pace al mondo!" Rupert lesse, ancora una volta; e chiuse gli occhi quasi per difendersene.
Teddy gli sfior leggermente un gomito come se avesse notato la sua reazione, e accenn col capo verso un altro striscione. Vi era scritto a caratteri cubitali: "Noi dobbiamo amare le forze del lavoro, Lenin".
Teddy cominciava forse a non poter pi sopportare tanta nobilt del lavoro? O forse, con il suo asciutto, paradossale umorismo, stava di nuovo cercando un mezzo per provocare Rupert?
"Tovarishi!" grid una voce di donna. Il suo alto, acuto accento fece scendere il frastuono e vocio del capannone a mormorio sommesso. Sempre stringendo i fiori, Rupert si trov a sedere sul palcoscenico in una lunga fila di cui facevano parte direttori ed esperti e il segretario politico e Teddy. Al centro sedeva Nina. Nella parte anteriore del palco erano un piccolo leggio e un microfono, e la direttrice culturale stava presentando gli ospiti d'onore...
Prolungati applausi per Nina. Prolungati applausi e tutti in piedi per l'ospite inglese, l'eroe Rupert Ruoiff. Quando poi avesse finito la compagna Nina Sergejevna Vodopyanov, il gospodeen (signor!) Ruoiff non voleva egli pure indirizzare qualche parola ai compagni lavoratori?... S?... La direttrice culturale si gir verso Rupert.
"Per adesso aspettiamo, e vedremo poi se sar necessario" Rupert bisbigli a Nina.
Tutti gli occhi erano fissi su di lui. Ma Nina gi si era portata di fronte al microfono, e stava ordinando un fascio di fogli che aveva tolto da una tasca della gonna. Era molto seria.
"Tovarishi!" Il registro della sua voce si elev di una ottava. Quindi si volt verso Rupert, per includere anche lui. "Caro amico!" aggiunse Nina, in inglese.
Rupert chin gli occhi, e si sofferm un attimo a chiedersi come quello spettacolo sarebbe stato interpretato da J. B. Lille: i giovani, volitivi volti, e l'esile donna sul palcoscenico, e l'insistente, immancabile invocazione alla di lui amicizia. Era sempre imbarazzante.
Rupert aveva perso il filo di quanto stava dicendo Nina, e s'impose di ascoltare con attenzione. Ora Nina parlava del gelido nord e delle calde, solatie terre del sud, e dei lavoratori e pionieri di quei nuovi vigneti. I loro compagni dell'Artide, disse Nina, li conoscevano bene, in quanto al nord venivano assegnate speciali razioni di quell'uva - cos piena di glucosio e di sole - e anche di arance e di pesche provenienti da altre localit della Crimea. "Voi fate maturare la frutta con il sole, e noi ci alimentiamo dei frutti del vostro lavoro" disse Nina. Risate calorose approvarono la frase. Lei prosegu tracciando altri analoghi, larghi paralleli fra i compagni dei ghiacci polari e i compagni del sud accarezzato dal sole.
"Socialismo" spesso diceva Nina. "Uomini sovietici" diceva spessissimo. Ma ci che indubbiamente godeva i suoi favori erano: "Comunismo e futuro"...
"Riesce a capire?" la ragazza in camice bianco domand a Rupert, sottovoce.
"S, s... abbastanza!" si affrett a dire lui.
Non voleva che gli facesse da interprete. Preferiva l'indistinta foschia d'una comprensione parziale, e impresse quindi al proprio volto un'espressione di attento, assorto ascolto. Ma Nina si accingeva ora a leggere una delle proprie poesie.
"Questa comunque sar meglio che gliela traduca" insistette di nuovo la ragazza in bianco.
Rupert non ebbe il tempo di opporvisi, o dissuaderla. Troppo tardi. Mentalmente gemendo all'idea di quanto lo aspettava si chin verso la donna in bianco.
"Voi siete i fiumi, i montani torrenti della nostra nazione" prese a mormorare la ragazza in camice bianco con voce piatta, incolore, e del tutto diversa da quella di Nina, che stava invece leggendo i propri versi con impetuoso, squillante trasporto.
"Gi dalle nostre grandi, alte montagne, voi fluite accanto alle nevi, e ai laghi, ai mari, ai deserti.
"Voi mutate tutto ci che lambite, miei cari compagni. "Voi siete dei che operano per il bene del mondo. "E qui voi foggiate un nuovo cuore per l'uomo. "Siete la negazione di ogni crudelt, e dello sfruttamento, dell'odio bestiale per gli altri.
"Siete nobili poich credete nella nobilt, "Siete ricchi poich dominate la natura. "E voi sarete felici per l'intera vostra vita, "Poich amate e ammirate i vostri simili..." Interrompendosi un attimo, Nina respir profondamente; Rupert ne fiss il dorso con uno sguardo assorto e vagamente smarrito.
"E voi sempre amerete, giacch voi soltanto sapete dov' l'amore" prosegu Nina.
"Esso  nel cuore di amanti che mai non disperano, "Amanti che mai non paventano neppure un solo momento della vita.
"Ora, io mi chiedo: Chi saranno padri e madri ai fanciulli del mondo?
"Compagni, io vi dico: Voi, voi soli, "Che coltivate le uve della nostra cara patria, "E imprimete l'onore del socialismo "Nell'impaziente cuore di ognuno. "Cari compagni, il vostro lavoro  un emblema di coraggio.
"Voi siete i nostri eroi e i nostri dei. "Miei cari compagni! Chi potr mai porvi un limite? "Quando vi abbraccio, io so che in voi stringo l'intero vasto mondo.
"Oh, compagni, com' bello vivere nella nostra cara patria!"
Gli applausi infransero scrosciando l'ovattato silenzio; e Rupert - sopravvissuto ai versi - fiss di nuovo il morbido, familiare dorso di Nina, avvertendo, sia pure attraverso la piatta voce dell'interprete, qualcosa che non aveva mai avvertito in precedenza. Nelle prime file pot scorgere giovani donne con le guance bagnate di lacrime. Non volle crederlo, a tutta prima. Eppure dovette convincersene, tanta la dedizione con cui avevano ascoltato, e tanto erano state avvinte, immobili.
Davvero Nina le aveva cos profondamente suggestionate?
A Rupert sembr di averne subito egli stesso la suggestione; Nina si volt a guardarlo, e come ne vide il viso diafano e i lucenti occhi castani, egli sent per un attimo di aver colto la visione di una donna completamente diversa, nuova... una donna che non aveva mai visto. Ma quasi non ebbe il tempo di afferrarla, n di fare un tentativo di conservarla, e gi la visione istantaneamente svaniva lasciandolo un'altra volta a fissare il dorso di Nina, a chiedersi assorto che cosa mai fosse quel suo misterioso mondo.
Si gir verso Teddy.
Anche Teddy sembrava non essersi sottratto all'insolita suggestione; e sporgendosi in avanti, Rupert gli domand in russo:
"Teddy... Era veramente cos bella come poesia?"
Teddy ebbe un attimo di esitazione, poi bisbigli: "Non so, Rupert. Pu anche darsi che come poesia non valga molto. Non so. Ma non si tratta di questo. E' qualcos'altro, qualcosa di diverso".
S, era Nina: la stessa Nina. Era l'indefinibile legame che la univa a quelle ragazze in sciatti grembiulini estivi e scarpe impolverate, alle giovani donne dal volto lustro e i chiari occhi semplici. Esse erano altrettante Nine, e Nina, la vera Nina, in loro aveva saputo individuare qualche cosa - qualsiasi cosa essa fosse - che portavano ben chiusa in fondo al cuore... dove in disperato, esasperante segreto si chiedevano: "Ecco... ecco, questo  ci che io significo per il mondo?".
Gli applausi si estinsero. Di nuovo, Nina respir profondamente; e gli fu allora possibile scorgerne le spalle sottili
che si sollevavano, e le braccia - braccia forti, cosparse di efelidi - irrigidirsi... e pur senza vederne gli occhi, Rupert comprese che dovevano essere gli occhi morali di una donna estremamente morale.
Teddy gli sussurr: "A te  piaciuta?".
Rupert fece un cenno d'assenso, incerto. Scontando l'imperfetta traduzione, scontando anche gli eventuali difetti della poesia, egli certamente non si sentiva di obiettare di fronte all'aspirazione verso nobili sentimenti, all'ammirazione per il lavoro, alla speranza per i fanciulli, alla dedizione in un nuovo mondo da edificare con le proprie mani. E chi avrebbe potuto muovere obiezioni?
"Non posso di certo discutere con lei" disse Rupert, sconcertato e in certo senso contrariato da un imprecisabile motivo. "S, credo di poter senz'altro comprendere quanto intendeva."
Ma negli occhi di Teddy - beffardi, ironici - sembr che guizzasse un sorriso, come se proprio allora avessero visto verificarsi qualcosa fra Nina e Rupert... qualcosa da tempo previsto. A Rupert non piaceva cogliere quell'espressione divertita sul viso di un altro uomo, e soprattutto sapendo che conteneva un apprezzamento su se stesso, o poteva essere anche un apprezzamento su Nina, o addirittura su entrambi.
Possibile che l'eco di una brutta poesia giungesse a esercitare in lui simile suggestione?... Rupert lo giudicava estremamente improbabile, e non trascorse che pochissimo tempo - mentre proseguivano il viaggio alla volta di Sebastopoli - che prese a stendere i suoi primi appunti servendosi della penna stilografica a inchiostro invisibile fornitagli da Coleman... dalla quale il liquido fluiva come anemico latte e subito sbiadiva sul foglio.
"Queste" cominci a scrivere Rupert "sono alture che sembrano fatte apposta per le guerre..."
Avevano proseguito il viaggio in direzione di Sebastopoli, inoltrandosi su per il costone che fino a quest'ultima citt si stendeva a guisa di mezzaluna da Balaclava. Dalla sua sommit - dove attualmente s'innalzava il monumento all'Armata rossa - Rupert poteva scorgere verso sud tutte le famose cime e vallette della Crimea; le cime Fidukin, il costone Voronstov e perfino le alture che si affacciavano direttamente su Balaclava... alla quale (come si affrett a spiegargli Teddy, con uno sguardo d'intesa) non era consentito l'accesso ai turisti. Verso settentrione, lungo un altopiano dolce, e tuttavia intricato e complesso, erano situate Inkerman e Sebastopoli, e in una distante, imprecisata localit si trovava la "fattoria" di MacKenzie.
Rupert conosceva a fondo la storia della guerra di Crimea; e facendo scorrere lo sguardo su quelle spoglie alture, si chiese quante altre guerre fossero state combattute in cos perfetto campo di esercitazioni militari. Osservandola in pianta sopra una carta topografica la zona si presentava con l'aspetto d'una decina d'impronte digitali, l'una fittamente sovrapposta e intersecata con l'altra. Abbondavano alture, dossi e piccole cime, e insenature compresse fra dolci declivi e costoni e vallette; e al di sopra di cime e vallette si innalzava il costone principale dove ora si trovava lui... un costone che tagliava di netto ci che gli inglesi avevano a suo tempo definito gli "altopiani" di Sebastopoli, appunto per le alture che come muraglia si ergevano a sbarrare il retroterra dove per secoli i soldati si erano sbizzarriti nel mortale gioco di dare la caccia all'uomo.
Rupert guard in direzione di Sebastopoli. In qualche luogo dovevano esistere anche gli avanzi della tramvia che gli inglesi avevano costruito per collegare le loro retrovie con Balaclava: "... i peggiori dieci chilometri di tutto l'interminabile viaggio da Portsmouth a Sebastopoli". Gi molto tempo prima i greci avevano costruito una grande muraglia, con l'intenzione di sbarrare gli altopiani per tenere lontane dai loro porti sul mare le trib delle montagne. Prima dei greci vi erano stati celti e sciti; e in seguito erano venuti romani, unni, goti, mongoli, slavi, turchi, tartari, inglesi, francesi... e infine tedeschi, spagnoli e italiani. Non si scorgeva un solo albero, n alcuna traccia di popolazione o dell'avanzare della storia, eccetto il monumento all'Armata rossa, su quello stesso costone, e i vasti, sterminati nuovi vigneti lungo le pendici di Baidar. Duemila anni di guerre ne avevano fatto una terra inaridita come la polvere perenne di qualsiasi perenne campo di battaglia, quantunque il terreno fosse ovviamente fertile e le dolci ondulazioni delle alture, cos morbide, solatie, altro non chiedessero che di essere fecondate dalla vita.
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Capitolo 35.
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E Rupert scriveva, scriveva con la bizzarra penna stilografica di Coleman... scriveva fra le righe a stampa di una azzurra guida turistica sovietica intitolata La costa dell'Unione Sovietica sul Mar Nero. Nina e Teddy erano andati a visitare il monumento ai caduti. Rupert, che non poteva sopportare l'implicita metamorfosi sempre latente in qualsiasi monumento ai caduti in guerra, aveva preferito aspettarli, e sedeva ora sotto il caldo sole sul bordo d'una buca scavata da un proiettile, e scriveva parole per il mondo di J. B. Lille. La sua memoria si era finalmente arresa, e cominciava a dimenticare troppe delle sue prime e pi interessanti e vivide impressioni.
Qui - annot Rupert - l'intera campagna sembrava imbevuta di guerra. A intervalli di pochi metri quelle alture erano ancora mutilate dalle buche scavate dai proiettili dell'ultima guerra. Teddy aveva combattuto proprio in quella zona. "Pilota di un carro armato"... gli aveva detto egli stesso. Si era battuto su e gi per quei costoni. Alla vigilia dell'ultima battaglia - gli aveva spiegato Teddy - si sarebbe potuto comodamente leggere il giornale in qualsiasi momento della notte, tale il fuoco di sbarramento dei russi con cannoni, mortai, razzi Katiuscia, lanciafiamme, carri armati, bombe d'aereo e bombe a mano... un diluvio che aveva annientato qualsiasi forma di vita esistente su quelle alture.
"Abbiamo spinto i tedeschi sulla Penisola di Chersoneso" aveva detto Teddy. "Gi... proprio dove tu adesso vorresti andare a vedere i tuoi antichi greci. Si erano ammassati tutti su una piccola striscia di terra: cinquantamila uomini, con carri armati, cannoni e mezzi di trasporto, solo che in mare non avevano niente per portarli via. Li abbiamo fatti a pezzi, letteralmente. Il mio carro armato urt una mina tedesca e salt per aria proprio durante l'ultimo attacco. Avevamo qualche cosa come duecento carri armati lungo un fronte di poco pi d'un chilometro. Quasi ci scontravamo fra noi. Quando il mio carro salt per aria, io balzai a terra con il mio cannoniere, l'unico ancora vivo dell'equipaggio, e ci cacciammo dentro un carro armato tedesco fermo con un gran foro in una fiancata, e il navigatore ancora vivo seduto sul seggiolino anteriore. Naturalmente non c'era mezzo di tirarlo gi. Quando fui colpito un'altra volta, i nostri portaferiti non sapevano capacitarsi come mai io e un tedesco fossimo seduti fianco a fianco dentro lo stesso carro armato tedesco."
E come mai - Rupert aveva voluto sapere da Teddy - si era poi deciso a diventare medico, dopo quell'episodio di guerra?
"Mi trovavo in ospedale con parecchi amici" gli aveva spiegato Teddy. "La guerra era quasi finita. E non so come tutti quanti decidemmo di diventare medici. Anche gli altri erano carristi, come me. Prima della guerra, diversi facevano i trattoristi. Uno era macchinista ferroviario a Odessa, e un altro faceva l'elettricista. Bene... fatto si  che in cinque frequentammo le scuole di medicina, e cos diventammo dottori. Altri due invece tornarono a guidare trattori, o autocarri... non ricordo. Quanto agli altri, non so proprio che fine abbiano fatto. So che un paio amavano un po' troppo la bottiglia, purtroppo..." Teddy s'era interrotto e aveva sospirato.
Aveva sospirato, facendo scorrere lo sguardo su quelle alture. Nina, intanto, l'aveva ascoltato intenta; stava forse radunando nuovo materiale per altre poesie sull'uomo sovietico e sul socialismo?... Rupert invece radunava materiale per la strategia della comprensione di J. B. Lille. O erano forse tante distruzioni?
Quello squarcio di guerra aveva depresso Rupert; e ora si affrett a deporre la stilografica perch stavano sopraggiungendo Nina e Teddy, e Nina, da lontano, grid:
"Rupert... sar meglio fare un po' in fretta, se vogliamo arrivare in tempo a vedere oggi stesso Sebastopoli e il Chersoneso."
Nota: (Nel testo, con- la dizione adottata (di per se stessa erronea in quanto chersoneso in greco significa genericamente "penisola"), ci si riferisce pi esattamente al Chersoneso Taurico, o, meglio, Chersoneso Eracleotica: citt fondata nel V secolo a. C. e situata sulla penisola dove si trova l'odierna Sebastopoli. (N. d. T.)
Entrarono indisturbati a Sebastopoli, attraversando un altro cordone di polizia che comunque non ferm la loro berlina. Teddy disse all'autista di salire quanto pi possibile lungo il pendio del Colle Malakov. Questo era stato a suo tempo il punto cruciale della guerra di Crimea, giacch dominava il centro di Sebastopoli. Percorsero a piedi l'ultimo tratto, fino alla sommit. Il vecchio forte restaurato - era ora trasformato in museo, e i cannoni d'un tempo erano di nuovo in posizione di fronte alle postazioni francesi e inglesi, verso sud-ovest, e l'intero colle tondeggiante si affacciava sul lungo, stretto porto della citt.
Rupert sapeva che in un luogo simile poteva lasciarsi davvero incantare; Teddy, per altro, li esortava continuamente ad affrettarsi a raggiungere la Penisola di Chersoneso, situata a una delle estremit del celebre, splendido fronte del porto. Ma Rupert apparentemente aveva intenzione di fare le cose con calma. Osservava molto attentamente sia il colle che le circostanti alture.
"Quando entrammo noi, non c'era un solo edificio in piedi in tutta la citt" Teddy spieg a Rupert. "Per in dieci anni l'abbiamo completamente ricostruita..."
Osservarono dall'alto la nuova citt, che si componeva d'isolati bianchi di quartieri d'abitazione situati nelle zone periferiche. "E che cosa c' dall'altra parte?" volle sapere Rupert.
"Andiamo a vedere" disse Teddy, che tuttavia indugi a illustrare le caratteristiche della citt a Rupert. "Questo era un posto magnifico prima della guerra di Crimea. Ma dopo quella guerra, in tutto non c'erano che quattordici edifici ancora in piedi... Per la ricostruzione occorsero cinquant'anni."
Gi erano stati notati dalla folla di turisti e visitatori che incessantemente salivano il pendio del colle Malakov. Un giovanotto si avvicin a Rupert, e stringendogli la mano gli disse in un antiquato inglese che davvero era onore ambitissimo poterlo vedere nell'eroica citt di Sebastopoli.
"Questo celebre porto..." disse con intenzione Teddy, mentre cominciavano a scendere il pendio: "Questo porto ancor oggi potrebbe contenere le flotte d'Inghilterra e di Francia, e probabilmente anche quella americana... se mai potessero arrivare fin qui".
Scesero attraversando una zona a giardini, e infine l'ultimo tratto di pendio che li port a livello del mare, dove passavano autobus diretti verso il porto, che ora si apriva dinanzi a loro come azzurro scudo metallico. La citt era molto animata. Lungo i moli si scorgevano sommergibili; e sulle pareti di alcuni edifici erano affisse grandi carte dell'Africa, che mostravano la situazione di quel continente nel 1956, e la situazione nel 1960, in cui gli stati di nuova indipendenza apparivano contrassegnati in nero.
Nina fece per fermarsi a osservarle; ma Teddy, impaziente, la esort a proseguire. Stavano attraversando quasi tutta la citt. Teddy aveva detto all'autista di andare ad aspettarli con la macchina di fronte al Museo del Chersoneso, situato dove la citt confinava con la penisola sulla quale in passato erano sorte le antiche colonie greche.
Procedettero a piedi per un lungo tratto, e stavano infine per entrare nella bassa costruzione del Museo del Chersoneso, dov'erano conservate le antichit greche, quando un poliziotto in giubba bianca di stazione all'ingresso intim loro di fermarsi e - indicando Rupert - chiese:
"Chi  questo?"
Prendendo Rupert per un braccio, Nina lo incit a proseguire; ma il poliziotto sbarr loro il passo senza complimenti. "No!" esclam. "Non potete entrare. Chi  questo?"
"Ma  l'eroe inglese... Rupert Ruoiff" disse con voce bassa e irritata Nina, quasi volesse far capire che simile idiozia doveva passare sotto silenzio.
"Agli stranieri non  consentito l'accesso a Sebastopoli, e tanto meno alla penisola" sentenzi il poliziotto. E aggiunse: "Come ha fatto ad arrivare fin qui?".
"Un momento!..." intervenne Nina. "Questa persona dovreste pur conoscerla. Si tratta d'un nostro amico e nostro ospite... Rupert Ruoiff!"
"Non gli  consentito di trovarsi a Sebastopoli" dichiar il poliziotto per tutta risposta, e aggiunse con sussiego: "Non muovetevi. Aspettatemi qui".
"Ma..."
Con un cenno il poliziotto chiam a s Nina, che si affrett a seguirlo nell'ufficio situato in un piccolo chiosco sulla facciata del museo; Teddy si era intanto seduto sopra un pilastrino e si passava un fazzoletto sul viso accaldato senza mostrarsi eccessivamente interessato a quel fortuito e tuttavia sorprendente intralcio.
"Perch?... Io non dovrei trovarmi qui?" gli domand Rupert, in russo. "Ma qualcuno non si era fatto dare il permesso, se veramente si tratta d'una citt chiusa?"
"Adesso Nina Sergejevna sistemer tutto" disse Teddy.
Ma Nina Sergejevna evidentemente non era in grado di sistemare nulla. Rupert fu preoccupato e contrariato nel sentirli discutere all'ombra del piccolo chiosco, e disse a Teddy: "Be', senti... andiamocene via visto che  proibito".
"No. Vediamo che cosa succede" fece Teddy, senza scomporsi.
Nina e il poliziotto finalmente uscirono dal chiosco; Nina era rossa in viso, infuriata. Puntando diritto verso Rupert, il poliziotto gli disse:
"Voi dovete seguirmi."
"E dove?" volle sapere Rupert, in inglese.
"Nell'intera Unione Sovietica questo evidentemente  l'unico che non abbia mai sentito parlare di lei" intervenne Nina, agitata.
"Ma dove vuole che vada?" domand di nuovo Rupert.
"In un posto di polizia..."
"Ma nemmeno per sogno!" protest Rupert. "Non ci penso neanche... Se questa  una zona proibita, se io non mi ci devo trovare... allora andiamocene subito dalla citt."
Nina tradusse le sue parole al poliziotto, che si era fermamente calato il berretto sulla fronte. "Nyet!" ringhi il poliziotto, di rimando; e aggiunse un'altra volta che Rupert doveva seguirlo.
"Ma se questa mattina ho parlato io personalmente con il segretario politico?..." cerc di spiegargli Nina.
"La legge  legge" dichiar il poliziotto, senza staccare gli occhi da Rupert. Frattanto aveva fatto un cenno a una delle autovetture blu della polizia, e la macchina venne a fermarsi accanto a loro. "Dovete venire con me" disse nuovamente il poliziotto a Rupert.
"Fdor Nikolaic!" invoc Nina. "Vi prego, cercate di parlare voi con quest'uomo..."
"Visto che  tanto ignorante, non c' proprio niente che io gli possa dire" rispose Teddy, distrattamente. "Sar meglio che tu vada con lui" aggiunse, rivolto a Rupert.
"Vuol dire che io intanto andr a cercare il segretario politico per sistemare la faccenda."
"Ma io non ci tengo affatto a montare a bordo d'una macchina della polizia, in nessun posto" obiett Rupert. "Se non mi vogliono qui a Sebastopoli, ebbene... perch costui non mi permette di andarmene fuori dei piedi?"
"E si tratta di un ospite!" esclam di nuovo Nina, in tono indignato.
Anche il poliziotto sembrava perdere la pazienza, comunque. Fino a quel momento aveva ignorato Nina. Ma ora si gir di scatto verso di lei, e dichiar seccamente che l'avrebbe portata via prima degli altri se non si decidevano a ubbidire. Allora Rupert - che aveva compreso - esclam: "Oh, per amor del cielo! Ma perch poi vuol fare tanto chiasso?". Senza dir altro, sal a bordo della piccola vettura Pobeda; Nina sal con lui. La macchina si allontan non appena il poliziotto ebbe preso posto a fianco dell'autista.
Senza fretta, Teddy allora attravers il selciato della strada; e Rupert - vedendolo - si sent prendere da un tremendo sospetto sul suo conto... Teddy, se si fosse messo veramente in azione, la sua consueta, scatenata azione, avrebbe dovuto lanciarsi a rotta di collo gi per la discesa!
Risalirono il fianco della collina, fino a una strada piuttosto angusta, abbastanza pulita, dove smontarono dalla macchina per entrare in un androne malandato, salendo poi una rampa di scale che li condusse a un ufficio quali di norma popolano i poliziotti di qualsiasi parte del mondo: pavimenti nudi, stanze con tavoli spogli... e ovunque uno squallore che non si pu definire burocratico n funzionale, e neppure umano.
Il poliziotto spalanc una porta che dava in una stanzetta dov'erano una scrivania e due sedie; ma quando gi stavano per entrare, fece segno di fermarsi a Nina.
"Cittadina..." ordin il poliziotto: "Voi venite con me!".
Rupert per il momento non aveva ancora provato una vera sensazione di paura, e tuttavia cominci a preoccuparsi, dopo aver aspettato un quarto d'ora da solo in quella stanzetta. Stava gi per aprire la porta, quando entr un altro poliziotto, il quale, dopo essersi tolto il berretto, si sedette alla scrivania e gli offr una sigaretta. Rupert rifiut.
"Parlate russo?" s'inform il poliziotto. Era giovane e vestito con cura, e portava stivali alti fino al ginocchio che non erano impolverati. Evidentemente doveva essere un poliziotto addetto agli uffici; e con ogni probabilit era un ufficiale, almeno a giudicare dalle stellette che aveva sulle controspalline.
"Lo parlo male" disse Rupert. "Dov' madame Vodopyanova?"
"Oh... sta benissimo" fece il poliziotto. Quindi s'inform: "Ma voi perch vi trovate a Sebastopoli?".
"Sono qui come ospite" spieg Rupert. "Chiedetelo ai miei amici russi..." (Nel dirlo, si chiese stupito come mai non avessero condotto al posto di polizia anche Teddy. Perch lo avevano lasciato andare con tanta facilit?)
"Perch siete andati direttamente al Museo del Chersoneso?"
"No, niente affatto!" protest Rupert, energicamente. "Prima siamo stati a visitare il Colle Malakov."
Il giovane ufficiale fumava, senza mai distogliere dalla sua vittima gli occhi decisi e indagatori. Anche questo evidentemente ignorava chi fosse Rupert.
"Vi dispiacerebbe alzarvi, per favore?" domand l'ufficiale.
A malincuore, Rupert si alz in piedi. Si era messo a sedere sopra la guida turistica, e ora, vedendola, l'ufficiale si sporse in avanti e volle sapere: "Che cos' quel volume, signor Ruoiff?".
Allora deve aver sentito parlare di me!... Senza toccare la guida, Rupert spieg al poliziotto che cos'era.
"Fatemela vedere."
Rupert la prese e gliela consegn, e in quel momento cap la gravit e il pericolo della situazione in cui si trovava. Aveva scritto su diverse pagine della guida con la stilografica a inchiostro invisibile di Coleman. D'un tratto, gli si affollarono alla mente alcune delle sue frasi: Sebastopoli  ancor oggi aperta a mille vie d'accesso. A chiunque  assolutamente vietato l'accesso a Balaclava. Nessun segno di difese permanenti su queste alture.
Tutte osservazioni, discretamente innocenti, intese pi che altro per J. B. Lille, e non per Coleman. Ma era una situazione ugualmente grave, giacch i normali esami ai quali qualsiasi ufficio di controspionaggio avesse sottoposto il volume avrebbero di certo svelato che vi erano state apposte delle note con inchiostro invisibile. Ci di per se stesso non poteva che implicare qualcosa di molto peggio, e con ogni probabilit sarebbe stato sufficiente a farlo condannare.
Fu tentato di nascondere la penna, che gli spuntava con evidenza dal taschino della camicia; ma si cacci le mani fra le gambe e il piano della sedia imponendosi di non farsi prendere dal panico. Stava giocando una grossa, importante partita.
"In inglese!" esclam l'ufficiale, mentre sfogliava la guida. Con discreta pronuncia inglese cominci a leggere la didascalia di un'illustrazione: "Yevpatoria: Bambini che prendono il bagno sotto il vigile sguardo di un medico".
Per quanto Rupert - scrivendo - si fosse ingegnato di stare molto leggero, l'ufficiale, se solo avesse guardato le pagine controluce, avrebbe di sicuro intravisto il segno lasciato dal pennino. Ma che stupido giochetto era mai quello, stupido e idiota e addirittura puerile! Era dunque cos che si decidevano le sorti del mondo... con grotteschi trucchi di quel genere?
"A Yevpatoria" comment l'ufficiale, mentre osservava l'illustrazione della cittadina sulla guida "si trova un monumento agli eroi russi che combatterono contro inglesi e francesi nel 1854. Gi....una cittadina piuttosto vecchia. Andrete a vedere anche quella?"
"Non ne sono certo" disse Rupert.
"Riservata interamente ai bambini, adesso. Ha il clima pi mite di tutto il nostro paese. La sabbia  assolutamente priva di polvere, e nei dintorni non esistono fabbriche; la temperatura  costantemente ideale. Ogni anno, a Yevpatoria, almeno centomila bambini trascorrono le loro vacanze al mare."
Rupert annu. L'ufficiale faceva scorrere le pagine della guida, e intanto parlava, ora fissando le illustrazioni, ora sollevando lo sguardo su Rupert.
"Ma voi, signor Ruoiff... voi non sapevate che agli stranieri e vietato l'accesso a Sebastopoli?"
"S, questo lo sapevo. Ma pensavo che avessimo il permesso. Questa di solito  una questione non di mia... non di mia..." Non gli fu possibile trovare l'equivalente russo del vocabolo competenza, sicch disse: "Non sono io che di solito me ne interesso".
"E il Chersoneso?..." continu l'ufficiale: "Non sapevate che l'accesso alla penisola  severamente vietato a chiunque, anche ai russi?".
Ecco finalmente un'inconsapevole e nondimeno preziosissima conferma di quello che stava tanto a cuore del giovane Coleman; e a quei livelli, sarebbe stato assai felice di saperlo anche J. B. Lille. Se l'accesso alla penisola era vietato, e anche ai russi... evidentemente se ne desumeva che vi doveva essere installato qualche cosa di molto importante.
"No." Rupert cerc di arrabattarsi alla meglio con quel poco di russo che sapeva, e riusc a dire: "Sfortunatamente, il Chersoneso  proprio ci che m'interessava di pi. In Russia sono venuto appunto per visitare le antiche colonie greche. La Penisola di Chersoneso  una delle migliori."
"Capisco..." fece il poliziotto.
Stringeva sempre fra le mani la guida. Sorrise garbatamente, e aggiunse in inglese: "Un momento, prego. Solo un momento, signor Ruoiff".
L'ufficiale usc, portandosi via la guida.
Rupert istintivamente con le dita corse alla stilografica. Ma s domin, e la lasci dov'era. Non fu per capace di dominare i timori che cominciavano a intaccare la sua calma. Era sopraffatto al pensiero della propria dabbenaggine.
Gli parve perfino di sentire la voce di Coleman, che gli diceva: "Hanno una quantit incredibile di sistemi per scoprire che cosa effettivamente si sta facendo". Gi il senso di colpa gli confondeva le idee, soprattutto perch lo preoccupava il pensiero di Rolland... Sicuro, a fare le spese di tutta quella faccenda sarebbe stato Rolland. Anche Jo e Tess, ma se non altro erano al sicuro. S, e anche Nina. Teddy... Si sentiva di odiarlo, Teddy. Era lui il responsabile di quanto stava verificandosi, probabilmente. Sembrava che avesse avuto parte nel progettare l'operazione, e lo aveva condotto fin sulla soglia proibita per poi scomparire. Nina con ogni probabilit era innocente, e non le si poteva certo far colpa; se la sarebbe senza dubbio cavata. Quanto a lui...
Per dieci minuti, Rupert consent alla mente di torturare la coscienza vedendo nell'accaduto solo quanto si era giustamente meritato. Non poteva infatti che meritare il peggio essendosi dimostrato tanto inetto.
Si apr la porta, finalmente: e questa volta era Nina.
"Rupert!" Nina gli si fece incontro quasi fosse per miracolo sfuggito a chiss quale disastro. "Sono cos sconvolta!" esclam, e i suoi occhi castani - semplici, morali occhi russi - lo supplicarono di perdonarla. " stata colpa mia. Quando ho telefonato al segretario politico, mi sono completamente dimenticata di parlargli anche del Chersoneso... Pensavo che fosse poi la stessa cosa di Sebastopoli. Non so proprio come potr scusarmi per la mia sbadataggine..."
"Oh, non ha importanza" la interruppe Rupert. "Piuttosto... possiamo andare, adesso?"
"S, certo. Fdor Nikolaevic  stato a parlare con il segretario politico, e poi ha telefonato qui... Anche il segretario lo ha confermato a Fdor Nikolaevic: il Chersoneso  zona proibita, e non ci pu andare nemmeno il segretario in persona.  zona militare. A me non era neppure venuto in mente.  proprio una deplorevole abitudine russa... questa. Certe volte finiamo col dimenticarci dei particolari del genere. Si perde la visione complessiva, poich nella nostra mente crediamo che ogni cosa sia perfettamente normale. Sono stata davvero molto sbadata. Sapesse quanto me ne dispiace."
"Ma no, adesso non si preoccupi" disse Rupert. Era entrato anche il poliziotto che li aveva fermati al museo, e poi condotti al comando: ora se ne stava con espressione contrita in piedi alle spalle di Nina.
"Per con quest'uomo me la sono proprio presa perch non conosceva lei" disse Nina, e si volt verso il poliziotto. "Avrebbe pur dovuto sapere chi era lei! Non so proprio spiegarmelo... Mi sembra impossibile che non legga nemmeno il giornale. Avrebbe dovuto limitarsi a dirci che non potevamo entrare al Chersoneso, invece di obbligarci a venire fin qui."
"Be', lasciamo perdere" fece Rupert, che adesso era impaziente di andarsene. "Dimentichiamocene, e basta."
"Comunque possiamo visitare il resto della citt. Il permesso me lo sono fatta dare, adesso. Dobbiamo andare a vedere almeno il "diorama" della guerra di Crimea..."
"No, no. Preferirei tornare subito alla Casa di riposo" disse Rupert.
"Ma no... rimanga, la prego!" esclam Nina, mentre stavano frettolosamente uscendo dalla stazione di polizia. Erano sulle scale, sempre scortati dal poliziotto. "Non potrei mai perdonarmelo se lei qui non vedesse almeno qualche cosa."
Rupert la trattenne per un braccio. "Senta, piuttosto... l'ufficiale che mi ha interrogato si  portato via la mia guida turistica in inglese, quella che avevo acquistato a Yalta. Non potrebbe farsela restituire?"
Allora Nina interpell il poliziotto, e gli parl dall'alto dell'autorit che ora le veniva dalla sua ripristinata superiorit. Il poliziotto risal le scale e scomparve negli uffici spogli, lasciandoli ad aspettare. Nina intanto stringeva un braccio di Rupert, e cercava di scrutarne l'espressione del viso per comprendere se il contrattempo non lo avesse troppo indisposto.
Tuttavia ora il confidenziale contatto di quel braccio cominciava a esercitare una strana suggestione in lui.
Torn il poliziotto, e disse: "L'ufficiale che ha preso il vostro libro  smontato dal servizio. Noi non siamo stati capaci di trovare il libro. Appena torner l'ufficiale provveder a spedirvelo per posta alla Casa di riposo". "Ma io ne ho bisogno adesso!..."
"Possiamo facilmente procurarcene un'altra copia" intervenne Nina.
Il dubbio di Rupert, comunque, non era tanto tornare in possesso della guida quanto la necessit di pensare distintamente, senza farsi prendere dal panico.
Forse stava esagerando i fatti? Possibile che l'episodio fosse davvero innocente e quale voleva esteriormente sembrare, o erano invece giustificati i suoi sospetti pi profondi? In quest'ultimo caso, gli era indispensabile tornare a qualunque costo in possesso della guida.
"Ho bisogno di quella guida" Rupert di nuovo disse a Nina.
"Perch? Possiamo facilmente procurarcene un'altra..."
"Neanch'io lo so bene il perch, Nina. Ma so che mi farebbe piacere riaverla."
Nina parl di nuovo con il poliziotto. Questi di nuovo scomparve. Poi torn, e rifer che aveva telefonato all'ufficiale. L'ufficiale diceva di aver lasciato la guida sulla scrivania, ma non era possibile trovarla... Chiss dov'era mai andata a finire!
Rupert capiva che non valeva la pena d'impuntarsi... anzi, poteva essere addirittura pericoloso; e perci disse con una scrollata di spalle: "Va bene, va bene. Andiamo a vedere questo diorama, e poi vuol dire che verremo qui a sentire se l'hanno trovata."
"S, ecco un'ottima idea" approv Nina. "Qui comunque se ne potrebbe trovare anche un'altra copia. Ne sono certa. Qualche libreria dovr pur venderla."
"In inglese?"
"Ma s, naturalmente. Se ne servono anche i nostri studenti."
Rupert era in un bagno di sudore, e Nina, osservandolo, comprese che doveva essere molto contrariato.
"La prego, Rupert... non se la prenda. Qualche volta siamo piuttosto stupidi, lo so. Ma non se la prenda."
Rupert le diede il braccio, e quasi si strinsero l'uno all'altra mentre scendevano le scale; il poliziotto li segu docilmente.
In strada, Teddy se ne stava pacificamente seduto sul sedile anteriore della macchina... intento a leggere un volume di colore azzurro. A Rupert il cuore fece un balzo, giacch ovviamente quella era la sua guida.
"Oh, guardi... l'aveva Teddy!" disse impetuosamente a Nina.
Teddy sollev pigramente gli occhi. Poi li riabbass sul libro, con fare distratto. "Gi... ne ho trovata una copia in russo. Non avrei mai pensato che fosse stato Suvorov a dare il nome a Sebastopoli, che in sostanza  come dire "citt splendida" in greco. Tu lo sapevi?" chiese a Rupert, mentre salivano in macchina.
"No, assolutamente" gli rispose Rupert, irritato.
Rimasto a terra, il poliziotto salut militarmente mentre la vettura si avviava; e Nina - con l'atteggiamento degli occhi e della bocca - si sforz di conservare un'espressione di malumore sdegnoso, ma fin poi col perdonarlo e gli sorrise salutandolo con una certa gentilezza.
Rupert, frattanto, si studiava di scandagliare Teddy... Fino a che punto era innocente, oppure astuto quello stranissimo individuo? Aveva deliberatamente architettato la scenetta della guida? Quanto sapeva effettivamente, o intuiva? E per quale motivo si era comprato la medesima guida turistica in russo? Pure, Rupert non fu capace di scorgere nulla nell'asciutto, schietto viso di Teddy, non un indizio che gli fornisse un sia pur vago sospetto di colpevolezza. D'altronde, anche gli altri probabilmente non potevano scorgere la minima traccia di colpevolezza nel suo viso inglese.
"Oh, Onnipotente Iddio!" esclam Rupert, pensando al proprio cervello. "Come diavolo mi sono cacciato in un simile guazzabuglio? 
Era un guazzabuglio mentale... lo sapeva bene, certamente. Una guerra dei mondi scatenata dentro il suo stesso cranio, anche questo sapeva.
La macchina li condusse alla sommit di un'altra collina, e ne smontarono per entrare in una costruzione circolare dove osservarono un immenso dipinto veristico, circolare, panoramico, sul quale s'illustrava l'estrema difesa del Colle Malakov, in cui ogni singolo particolare degli apprestamenti difensivi russi veniva scrupolosamente indicato: soldati, armi, palle di cannone accatastate, medici con i grembiuli grondanti sangue, trincee smantellate, ammassamenti di truppe, e ancora soldati russi, un generale in uniforme verdognola, e ai piedi del colle, e tutt'intorno, le brigate inglesi e francesi, in parte accampate, in attesa, in parte protese all'attacco sotto le bianche nuvolette delle esplosioni. Era un quadro cos naturale, veristico, che Rupert, per un istante, ebbe quasi la sensazione di trovarsi anche lui chiuso su quel colle insieme con i malconci difensori.
"Guerra, guerra, guerra!" si disse malinconicamente. "Tutto questo paese sembrava fatto apposta per la guerra..."
Le guerre si sovrapponevano dall'uno all'altro secolo, e il sangue di tanti diversi soldati aveva finito col trasformare in orrendo caos le pur piacevoli alture di Crimea. Uscirono. Parve un sollievo trovarsi un'altra volta nel caldo sole tranquillo del pomeriggio inoltrato. Tornarono alla stazione di polizia, ma della guida ancora nessuna traccia. Nessuno sapeva dove fosse finita, anche se tutti ancora una volta promettevano di spedirla non appena possibile.
Rupert decise allora che doveva lasciare immediatamente la Russia. Sarebbe partito in aereo l'indomani, per l'Inghilterra. Voleva andarsene prima che facessero in tempo a individuare e decifrare le osservazioni cos anemiche e sciocche e forse crudeli da lui scritte sulle illustrazioni di bimbi con bianchi cappellini che facevano il bagno nel mare di Yevpatoria... quelle loro spoglie campagne erano naturale arena per l'eccidio e il dissanguamento in massa.
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Capitolo 36.
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Ma Rupert cambi idea sulla partenza dopo che si fu calmato.
Non poteva infatti permettere che il suo senso di colpevolezza o paure di quel genere avessero cos facilmente la meglio. Alla Casa di riposo, sdraiato insonne nel suo letto, alle tre di notte, una notte calda, inquieta, mentre ascoltava sulla spiaggia sottostante la propria speranza e il cuore dilavati dalla cadenzata risacca del Mar Nero, gli era sembrato di sentirsi pervaso da inconsci timori vecchi di migliaia d'anni. Quello stesso mattino, quattro ore dopo, alle sette, quando si fu alzato e rasato ed ebbe preso un bagno, e dall'alta scogliera indugi a osservare la vasta distesa delle acque, a quell'ora immote, simili a bambagia, Rupert tuttavia comprese che non gli era possibile abbandonare il campo.
Avrebbe potuto essere ostinazione insulsa, e significare forse la cattura... eppure non se la sentiva di fuggire.
Andato se ne sarebbe solo dopo aver visto Leuce - l'Isola di Achille - com'era stato appunto lo scopo del suo viaggio in Russia, sebbene fossero ancora molte le difficolt che incontrava Nina. Ora sembrava che ogni cosa dipendesse dalla flotta da pesca. Nessun altro naviglio passava mai nelle vicinanze della minuscola isola, e per il momento non si aveva notizia che qualche peschereccio dovesse prossimamente dirigersi verso quella zona. Nina spariva spesso per consultare i suoi oracoli. Si dava molto da fare per compensare in certo modo l'errore commesso a Sebastopoli, e gli offr anche di visitare Fanagoria, Teodosia, Yevpatoria (la spiaggia dei bambini)... e numerose altre localit celebri per le antiche colonie greche. Ma Rupert disse No, doveva essere l'isola, solamente l'isola; e non gli restava neppure pi molto tempo.
Dopotutto, il suo senso di sicurezza non poteva non imporsi limiti di tempo.
E Teddy era scomparso, oltretutto. "Torner presto" gli spieg concisamente Nina.
Ma la cosa non gli piacque, affatto.
Pure, Nina fu infine capace di trovare una nave; e il modo in cui la ottenne contrari Rupert, e lo ingelos tanto da fargli comprendere che doveva partire il pi presto possibile dalla Russia... per motivi del tutto diversi - e forse ancor pi pericolosi - che non la sua introvabile guida turistica.
Alla Casa di riposo la spiaggia era divisa in due settori: quello dove potevano stare le donne, e nuotare e prendere il sole completamente nude, e quello dove potevano fare il bagno gli uomini, che non erano per autorizzati a sdraiarsi nudi sulla sabbia.
Rupert, comunque, andava sempre in una stretta striscia di spiaggia comune, situata in fondo a un declivio rossastro, non molto erto, dove i ragazzi del villaggio passavano ancora inquiete ore di gioco e spesso gli chiedevano con voci gi grosse notizie di Rolland. La spiaggia non valeva gran che, e in certa misura la sminuivano la presenza di grossi gomitoli di filo metallico abbandonati e una lunga serie di tubature scoperte che alimentavano la piscina di acqua marina calda, la quale veniva controllata da una pompa chiusa in una piccola costruzione, a fianco della doccia, prospiciente appunto lo spiazzo di cemento dove abitualmente si metteva Rupert, a leggere libri inglesi pubblicati a Mosca... Chesterton, Wells, Thackeray, Smollett, Fenimore Cooper. Erano libri che aveva dimenticati, e che di certo non avrebbe mai pi riletto nella moderna Inghilterra, appunto perch il gusto moderno non ne voleva pi sapere. Rupert conosceva bene Chesterton, e non gli era difficile comprendere perch piacesse tanto ai russi. Essi difatti possedevano quello che - secondo Chesterton - era "la grande foga"... ossia l'impeto di vivere formalmente e purtuttavia entusiasticamente, e conservando ancora qualche cosa del nerbo che era stato soprattutto inglese ai tempi della giovinezza di Chesterton. "Nell'Inghilterra vittoriana" aveva scritto Chesterton "la stessa ipocrisia era molto pi sincera."
Nina cercava di fargli compagnia sul nudo spiazzo di cemento antistante la casetta della pompa... era il suo dovere. Presto, per altro, il sole la prendeva alla testa, e ne arrostiva la delicata carnagione che ora si era fatta d'un pallido colore oliva, sicch finiva per trasferirsi nel tratto di spiaggia destinato alle donne, dove c'erano tettoie e immensi ombrelloni; Rupert veniva perci abbandonato agli eventuali assalti di quanti occasionalmente frequentavano quella striscia di spiaggia - gente che scendeva dalla Casa di cura, o anche dal villaggio - e che sempre avrebbero desiderato parlargli, ma spesso erano troppo discreti o troppo timidi per farlo.
Ma una mattina gli capit fra capo e collo un'eccezione. Un uomo pletorico che scendeva dalla Casa di riposo, vestito del solo pigiama... che fra l'altro costituiva il consueto abbigliamento diurno delle Case di riposo. Arrivato sulla spiaggia, costui si sbarazzava della giacca e dei calzoni, e si gettava in mare, con i corti calzoncini blu che gli si appicciccavano alle gambe bianchicce e flaccide che si agitavano nello sforzo. Con vigorose bracciate percorreva un centinaio di metri, quindi tornava e andava a sedersi non distante da Rupert, e quella mattina, con profonda voce di petto, cominci a dirgli che, quando fosse tornato in Inghilterra, sarebbe stato suo dovere (dovere di Rupert) di parlare del popolo russo agli inglesi... La pace dipendeva proprio da uomini come lui, e la sua opinione - l'opinione di un Eroe dell'Unione Sovietica - sarebbe stata certamente ascoltata e rispettata.
Rupert fu molto scortese. Si era quasi dimenticato di essere un eroe dell'Unione Sovietica, e certo non gli garbava sentirselo dire proprio in quel momento. Ma fra l'altro capiva che l'individuo corpacciuto in pratica s'interessava soprattutto a Nina, la quale, ora, nel calore del sole, stava sbocciando in una soda eppure ancora fragile bellezza, aggraziata da una pi intensa forma e colore di quanto mai avesse avuto in precedenza. Il suo bel viso era un perfetto viso russo, e le braccia e il collo sembravano pi pieni e compatti ora che li avvolgeva una tenue patina color oro pallido... il massimo dell'abbronzatura che potesse conferirle il sole; e che tuttavia era molto meglio del roseo candore dell'abituale sua carnagione diafana e costellata di efelidi.
Nina disprezzava l'occasionale vicino. " un uomo che s'interessa di dame facili" spieg a Rupert, con il suo tono di voce pi morale. "Alla Casa di riposo non c' donna con cui non cerchi di fare lo stupido."
Standosene all'ombra sulla spiaggia destinata alle donne, Nina aveva potuto cogliere frasi di donne sventate che facevano pettegolezzi su quell'uomo.
"Storie orribili" Nina disse a Rupert.
"Ah, allora  questo che si fa sull'altra spiaggia?... Pettegolezzi?" comment Rupert, un po' per prenderla in giro.
" ben questo il modo in cui parlano le donne quando non hanno niente da fare" protest Nina. "Anche gli uomini, del resto."
A Rupert, per altro, non era sfuggito come in quella nazione dominata dalla classe lavoratrice si fosse gi costituito qualcosa di assai simile a una borghesia; e appunto questa sembrava invadere la Casa di riposo... fra le donne molte ne costituivano un curiosissimo specchio. Non soltanto erano inclini al pettegolezzo, ma avevano anche il volto e il personale ovunque tipici delle donne arrivate; e altrettanto valeva per il grasso nuotatore che avrebbe preteso d'insegnare il suo dovere a Rupert. Probabilmente i loro interessi erano egoistici e piccoli, e piccolo il loro mondo di privilegi (n avrebbe potuto essere altrimenti) che molto verosimilmente si concentrava sul mangiare in abbondanza - almeno, a giudicare dall'aspetto - oppure sul trarre quanto di meglio potevano dal mondo socialista senza darsi eccessivo pensiero degli altri. Non erano certamente dei sognatori, cos com'era Nina... una sognatrice dagli occhi stellanti. Sembravano in genere dotati di tutta la meschinit propria della petite-bourgeoisie francese; Rupert gi credeva di averlo individuato in alcuni di essi, anche se ovviamente non si trattava di piccoli negozianti. Attraverso domande fatte a Nina, Rupert aveva saputo che alcuni di essi erano "amministratori", alcuni erano funzionari di grado inferiore, alcuni avevano cariche discretamente importanti in ministeri e fabbriche. Il nuotatore era un funzionario di grado elevato presso il ministero per la pesca, a Odessa.
Quando lo apprese, invece di ignorarne le parole (come solamente i russi sembravano capaci di ignorarsi a vicenda senza offesa) Nina divenne molto attenta... E di che cosa era responsabile nel suo ministero, a Odessa? "Di tutto!" disse il corpulento nuotatore. Aveva qualche connessione anche con la flotta del Mar Nero? "Naturalmente." Dovevano essere molte le navi che prendevano il mare da Odessa, no? "Centinaia."
Nina mise da parte il disprezzo che gli aveva inizialmente dimostrato. Via via che le varie domande si dispiegavano in una successione d'informazioni utili, i di lei occhi morali cominciarono a scintillare audacemente, e i suoi modi si fecero sottilmente femminei e supplichevoli e, infine, invitanti.
Rupert osserv la metamorfosi con angosciata sensazione di sorpresa. Bastarono pochi momenti, e Nina, impetuosamente, gi frantumava la propria immagine, spezzava il quadro morale che lo aveva in precedenza indotto a formarsi dei suoi alti e nobili ideali. Non l'avrebbe mai creduto possibile; e lo addolorava vederlo accadere cos d'improvviso, cos casualmente.
"Leonid Sergejvic!" gorgheggi Nina. I suoi occhi lo attraevano nella supplica, che sempre (per Rupert) costituiva una promessa. "A Odessa dev'esserci qualche vostro conoscente che pu aiutarci."
"Ma naturale che c'. Gli telefoner questa sera" disse il grasso funzionario a Nina, con fare d'importanza. "Sar meglio che veniate a parlarmi."
"A che ora?"
"Oh, dopo cena... alle nove. Verrete anche voi?" Leonid Sergejvic chiese a Rupert.
"No, grazie" ringhi educatamente Rupert, di rimando.
Leonid Sergejvic non si preoccup di nascondere il proprio compiacimento per l'auspicata defezione. Accarezz con lo sguardo il volto di Nina, la quale gli fu prodiga d'uno sfavillio di adulazione e attrazione. Leonid Sergejvic infine s'inchin, e compitamente baci la mano di Nina; quindi si allontan tronfio. Risolutamente si avvi su per il sentiero, mentre i calzoni del pigiama svolazzavano teatralmente seguendo il ritmo di ogni fiducioso passo dei suoi fieri, voluminosi piedi.
"Ci sar utile" Nina disse soddisfatta a Rupert.
"A un prezzo" osserv lui, in tono asciutto.
"Che cosa intende?" Aveva un aspetto del tutto ingenuo, innocente.
"Lei mi sorprende, Nina."
Nina non arross. Rupert aveva pensato che lo facesse, e invece lei si limit a fissarlo limpidamente negli occhi. Ma esisteva una spiegazione delle donne, si chiese Rupert... si sarebbero mai vergognate di ci che induceva gli uomini a provare vergogna per loro?
"Ci sar utile" gli disse di nuovo Nina, piena di speranza.
"Non apprezzo eccessivamente certo genere di aiuto" osserv Rupert, cupamente.
"Ma lei vuole andare a vedere l'isola, no? Non  cos facile procurarsi una nave... E io devo ben trovare un modo per condurvela, Rupert!"
"Non cos."
"Non cos?" gli fece eco Nina. "Ma s pu sapere che cosa ho fatto?"
Era una donna interamente diversa. Aveva i medesimi occhi e il medesimo viso, eppure qualche cosa era mutato. Rupert lo avvert quasi con sgomento, in forza dell'elevata, trascendente opinione che un po' per volta si era formato di quella donna... della di lei forza morale e convinzione in una particolare specie di vita ispirata che ancora non gli era concesso di comprendere, e che tuttavia ormai aveva imparato a stimare, semplicemente perch gli era dato di vederla attraverso gli occhi di Nina, e la di lei onest e le ideali dimensioni di cui la vestiva.
"Ha veramente intenzione di andare da quel tizio?" volle sapere Rupert.
"Naturalmente. Anche lei deve venire con me."
"Neanche per sogno!"
"Ma io avr paura a trovarmi da sola con quell'uomo..."
"Perch diavolo pensa che sia disposto ad aiutarla?"
Lei si strinse freddamente nelle spalle. Odiava il cinismo, anche nel pi velato accenno... e ora tuttavia era capace di stringersi nelle spalle. A Rupert parve quasi d'impazzire per lo sfrenato tumultuare geloso del proprio cuore infuriato. Oltretutto s'insospettiva di vederne l'improvviso atteggiamento di nuova semplicit. Nina ora sembrava un'altra volta ingenua, sincera, ma non gli sarebbe stato mai pi possibile di credere ancora alla sua espressione o ai suoi modi. O quei mutamenti, quei vezzi cos subitanei erano i mutamenti e i vezzi d'una donna che ignorava perfino quale fosse la finale promessa, quale la loro effettiva conclusione? Rupert non sapeva pi a che cosa pensare.
Raccolse il suo libro e l'asciugamani, e disse: "Vado su!".
Prima che lei facesse in tempo a radunare i propri libri e il parasole e la borsetta e le mele che aveva portato per entrambi, Rupert si stava gi allontanando. Rabbiosamente infil il sentiero ricalcando le orme di Leonid Sergejvic, i cui grossi occhi bovini insultavano qualsiasi donna su cui si posavano... quello, certo, poteva ben capirlo anche Nina.
Non gli fu possibile darsi pace, comunque. Si sforz di non continuare con quell'irritazione per Nina, e cupamente attese che il di lei corpulento amico li fornisse d'un mezzo di trasporto per giungere all'isola; e ogni giorno di pi si convinse che da quel paese avrebbe dovuto andarsene non appena possibile... quantunque solo dopo aver visitato l'Isola di Achille. Non intendeva scappare prima di aver fatto almeno quello.
Rupert ora cercava di leggere ogni mattina, i giornali russi. Il resto del mondo si era gi trasformato in una strana localit cui pensava come a qualcosa di "estraneo". Distante, molto distante, in un altro pianeta, i russi stavano vincendo i giochi olimpici di Roma; e sembrava che la situazione del Congo Belga fosse in procinto di frantumare troppo precipitosamente l'Africa. Ma dunque... il Katanga faceva parte del Congo, oppure no? S, a sentire i russi e Lumumba. Ma Inghilterra, America, Francia e Belgio erano di parere contrario. Gary Powers - il pilota dell'U2 americano abbattuto nel cielo dell'Unione Sovietica - era stato processato a Mosca, e condannato a dieci anni di carcere.
412
Dieci anni per una spia...
Rupert poteva permettersi anche di sfuggire colpevolmente a quell'idea nella segreta intimit della propria mente, dove nessuno aveva mezzo di penetrare; e tuttavia non gli era concesso di sfuggire all'idea dell'azzurra guida turistica alle coste dell'Unione Sovietica sul Mar Nero che a Sebastopoli qualche chimico stava probabilmente esaminando per individuarvi eventuali tracce di un invisibile inchiostro liquido e plastico.
In camera aveva trovato anche una potente radio, sicch aveva preso l'abitudine di ascoltare ogni sera i notiziari della B.B.C. A tutta prima sospett che l'avessero appositamente messa per lui, ma Nina, una sera, l'aveva condotto a una specie di festicciola nella camera di un ingegnere privo di entrambe le braccia, la cui languida moglie doveva perfino imboccarlo e fargli bere la vodka e pettinarlo giacch le braccia erano amputate quasi all'altezza della spalla... un invalido di guerra in un paese dove le invalidit della guerra erano cos abbondanti e visibili. Ebbene, appunto in camera dell'ingegnere gli era stato possibile notare un apparecchio radio identico al suo. Pareva inoltre che vi fossero moltissime altre radio - sia nella Casa di riposo, sia nei negozi - dato che dal suo balcone gli capitava frequentemente di udire la Voce dell'America, oppure qualche stazione inglese o un'imprecisata emittente turca. Tutti avevano l'abitudine di tenere la radio al massimo del volume, e sembrava che non si preoccupassero minimamente se qualcuno poteva sentirli qualunque fosse il programma che ascoltavano.
Un'altra pietruzza per il mosaico psicologico di J. B. Lille?
Rupert, ora, si sforzava di proposito di mantenere vivo il proprio interesse per J. B. Lille, e ci semplicemente perch al suo morale occorreva uno stimolo. Aveva stabilito d'informare l'ammiraglio che in pratica era un errore mescolare in un solo individuo i due diversi tipi d'informazioni. Per essere liberi nella mente - si che questa potesse assorbire quanto desiderava J. B. Lille - occorreva essere in grado d'ignorare il materiale di genere per cos dire grossolano che desiderava Coleman, in quanto ci esponeva con troppa facilit al pericolo e intaccava quindi alla stessa base le pi impegnative indagini necessarie a J. B. Lille. Inoltre ne faceva un lavoro troppo logorante per i nervi, senza nessuno scopo, oltretutto, e proprio quando era indispensabile che i nervi fossero completamente distesi se si voleva convenientemente affrontare l'attivit predisposta dall'ammiraglio.
Quanto meno, se non altro, l'impaziente suo nervosismo lo indusse a studiare pi criticamente Nina: il suo comportamento ingenuo, e gli abiti che indossava, il modo stesso di camminare. Nina, apparentemente, sembrava non si desse alcun pensiero delle calze... se e quando le portava. N si preoccupava di scegliere il percorso pi agevole dovendo superare gli accidentati sentieri, come avrebbero invece fatto quasi tutte le donne occidentali. Ma erano davvero poche le donne russe che lo facevano. Per questo erano forse meno femminili? Lentamente, Rupert aveva capovolto il proprio giudizio iniziale sulla loro femminilit. No, esse certo non erano le stesse donne. Sarebbe stato assolutamente inutile guardare queste donne solide, e di norma piuttosto forti, grassocce, o le ragazze di campagna dalla faccia lustra, o anche le donne pi sofisticate che vestivano abiti eleganti, e imporsi di confrontarle con le dattilografe o le commesse di Londra. Sembrava che qui non vi fossero molte dattilografe o commesse. Tutte le ragazze avevano piuttosto l'aria di studentesse. E le giovani donne erano operaie nelle fabbriche, oppure chimiche o ingegneri o insegnanti o geologhe. L'ultima volta che aveva fatto un tragitto in autobus con Nina, lui aveva provato a domandarle sottovoce che cosa facessero per guadagnarsi da vivere le ragazze che viaggiavano- su quello stesso autobus; e Nina (incurante del suo imbarazzo) aveva fatto il giro chiedendo a ciascuna - a nome del gero inglese Rupert Ruoiff - quale lavoro svolgevano... Sei delle ragazze facevano le geologhe, e si trovavano in vacanza, e altre due erano ingegneri elettrotecnici, due studentesse di lingue, quattro, sempre della stessa comitiva, lavoravano in una fabbrica di cibi conservati, altre due guidavano vetture filoviarie a Mosca. Neanche una che facesse la dattilografa o la commessa. Meno lavoro scritto, meno carta... suppose Rupert: meno roba da comprare e meno da vendere.
Rupert si era inoltre accorto di nutrire un interesse clinico per l'amore russo, e sebbene non fosse del tutto sicuro se la curiosit era proprio sua, oppure di J. B. Lille, non mancava mai di osservare le giovani coppie nelle strade di Yalta, o distese sulla spiaggia, o quando passeggiavano fra i cipressi della Casa di riposo... E l'amore non era forse sempre lo stesso? S, l'amore era lo stesso: ma erano diversi gli innamorati. Forse non erano tanto sballottati da tutta la pubblicit sessuale che si preoccupava della loro vita sessuale e dei sentimenti sessuali e dei programmi sessuali per l'avvenire, come invece nel suo mondo chiunque si trovava continuamente cacciato fin dentro gli occhi, il naso e gli orecchi. Nella Russia sovietica non si faceva certamente molta pubblicit al sesso, o quanto meno, da quel poco che poteva capirne lui, e quindi chi mai si sarebbe trovato a dover operare una scelta fra le allettanti, sessuali tentazioni del suo mondo, e i pi segreti e probabilmente incorrotti fascini del sovietico devoskil
Rupert aveva l'impressione di essere legittimamente autorizzato a tracciare simili grandi confronti. E in fondo, egli stesso era cresciuto in un mondo molto sofisticato (forse il pi sofisticato fra quanti esistevano) sicch conosceva tutto quello che si poteva conoscere della mondanit femminile. Le lievi, eteree copie del suo ricco mondo - quali si potevano incontrare a frotte nelle vie di Londra - non avevano effettiva importanza. Eppure, per lui, alcuni degli originali erano degli autentici orrori. Potevano saperlo solo i ricchi fino a che punto la gente ricca giungesse a essere ignorante, brutta, cattiva, maleducata, stupida e inutile.
Rupert aveva saputo perfettamente che cosa faceva quando si era deciso ad abdicare alla ricchezza, e aveva optato per la borghesia. I valori borghesi erano limitati, ma se non altro erano pi stabili e meno corrotti; e soprattutto avevano ancora efficacia.
Pure, egli si era staccato anche dalla vita borghese quando aveva lasciato il Meteorological Office. Non gli pareva pi un modo logico di vivere. E sembrava che in pari tempo avesse abbandonato anche la sua vecchia fede nel lavoro. Gi non aveva nessuna fede nel denaro. N mai avrebbe potuto credere seriamente in privilegi naturali esclusivi alla classe a cui apparteneva. Quella era faccenda morta, finita. Sospettava perfino che cominciasse a essere scosso il suo incondizionato rispetto per la scienza...
Perch?
In quel paese esisteva qualcosa capace di scuotere la fede, ogni fede; eppure non sapeva che cosa fosse. Non che offrissero qualcosa di meglio, questo no. Rupert sapeva bene che il suo mondo era meglio di quest'altro loro mondo: meglio come cibo, meglio come comportamento, meglio come istruzione... quantunque dalle prove che constatava nell'individuo cominciasse a dubitare dell'effettiva superiorit dell'istruzione occidentale. Bastava qualche settimana in quel paese, e subito si aveva l'impressione di essere come imprigionati su Marte, o isolati da mesi e mesi a bordo d'un cacciatorpediniere in alto mare. D'un tratto, in una situazione siffatta, le facolt critiche cominciavano a esercitarsi con profilo pi tagliente, sicch i mondi cominciavano a mutare significato, cos come i concetti e tutte le pigre acquiescenze a tante opinioni gi fatte su misura e trovate bell'e pronte. Non esisteva nulla di facile quando si era forzati a pensare, e sebbene J. B. Lille, fortuitamente, gli avesse fornito un particolare modo di pensare, e insieme un particolarissimo genere di curiosit, Rupert capiva che ora era stimolato anche a interrogare se stesso, oltre che a osservare cinicamente porti e installazioni radar, o il comportamento di quei russi nei quali si nascondevano i mortali nemici che in essi sempre sospettava J. B. Lille.
Che cosa sopravviveva dunque di lui? Sopravviveva qualche cosa, almeno? E davvero valeva la pena di correre il tremendo rischio di fermarsi un altro giorno, un'altra ora?
Rupert di questo non era sicuro; e dopotutto, d'una sola cosa era certo... il suo struggente desiderio di tornarsene a casa. Provava una grande nostalgia per Jo e per Tess.
Proprio quando stava per abbandonarsi a un momento di demoralizzazione, ecco che Nina (insieme con Tatjana, che portava il pranzo) si precipit eccitata nel suo appartamento e lo trov seduto nel tepore del balcone con i piedi appoggiati al davanzale... assorto nella lettura d'una lettera vagamente russa di Rolland, e intanto esponeva una mano colma di bachi delle piante - che aveva presi proprio quella mattina - cercando di convincere le nere linee sfrecciarti delle rondini ad abbassarsi per coglierli mentre senza posa volavano dentro e fuori dei cornicioni greci del balcone.
"Domani... si pu partire domani!" esclam Nina, piena d'entusiasmo. " stata sistemata ogni cosa, Rupert. A Odessa, domani sera, ci sar un battello-laboratorio pronto a salpare... Noi possiamo partire in aereo domani mattina alle nove da Simferopol, e poi, a Odessa, troveremo una macchina del ministero che ci accompagner fino al battello; e dopo un giorno e una notte di navigazione saremo sull'isola. Non abbiamo tempo di aspettare che ritorni anche Fdor Nikolaevic..."
"Gi... dov' Teddy, a proposito?" s'inform con aria sconsolata Rupert, che non voleva dimostrare il minimo entusiasmo per il successo di Nina... un successo conseguito grazie al corpulento funzionario di Odessa, l'uomo "delle facili dame". "Dov' poi andato Teddy?"
" tornato a Sebastopoli" gli spieg Nina, impaziente. "Ma non torner che domani sera,.e per noi  troppo tardi. Vuol dire che andremo senza di lui."
Rupert si drizz a sedere. "Come mai  andato a Sebastopoli?"
"Non lo so. Ha dovuto partire d'urgenza. A noi non occorre Fdor, comunque. Possiamo cavarcela ugualmente noi soli."
"Rupairt!" Tatjana chiam dall'interno della stanza, in russo... il suo giovanile russo con il fiato corto di chi lavora sodo. "Venite, venite subito.  tutto caldo. Ho portato anche la minestra perch c'era la zuppiera d'acciaio, dove si conserva calda. Per adesso non lasciate che si raffreddi... Vi prego!"
Rupert si alz subito. A Tatjana ubbidiva, sempre. Gli piaceva quando lei lo chiamava Rupairt, quasi che quello fosse il modo normale in cui una cameriera doveva interpellarlo. A Nina, per scherzo, aveva chiesto un giorno come mai Tanja non lo chiamasse tovaris, che in fondo sarebbe stato pi normale e probabilmente anche pi adatto.
Nina gli aveva detto: "Ma Tanja le vuol bene. In Russia chiunque le vuol bene, Rupert...  questo che provano per lei".
Tatjana, dunque, gli "voleva bene", e con lei gliene voleva un'imprecisata, sterminata collettivit,, al che lui cominciava in fondo ad abituarsi con gioia, sia pur ignorandone il vero motivo. Ancora non gli era possibile spiegarsi se fosse un fenomeno interamente russo, o anche sovietico, almeno in parte, ma non intendeva esporsi al pericolo d'incrinare i suoi intimi ed educatissimi rapporti con Tatjana... solo per domandarle delle spiegazioni forse inopportune. Meglio godersi questo suo affetto spensierato, qualunque ne fosse l'origine o il movente. Un'unica cosa si augurava Rupert: che anche a lei - a Tatjana - fosse possibile percepire con quanta spontaneit, e con quale schiettezza egli stesso ne contraccambiava il sentimento. Comunque fosse, questo costituiva senza dubbio un nuovo e sconcertante aspetto di se stesso che non aveva il coraggio di sondare fino in fondo. Non desiderava ulteriori complicazioni.
Meglio, molto meglio andarsene quanto pi presto possibile... sicch cominci a dimostrare un certo interesse per i progetti di Nina. And a lavarsi le mani, e poi si mise a sedere insistendo che altrettanto facesse anche Nina: che si trattenesse a mangiare con lui.
Tatjana intervenne a dargli man forte. "Nina!" disse. "Perch non venite sempre a mangiare qui con Rupairt?... Invece che uno solo, per me non sarebbe certo difficile portare di sopra due pasti..."
"No." Nina era sempre Nina, e sempre la imbarazzava il pensiero dell'intimit che gi esisteva fra loro. "Oggi comunque mi fermer qui a mangiare la minestra, per fargli compagnia."
Nina era irritante. Lo esasperava, preoccupava. Sapeva perfettamente che qualche cosa doveva averlo contrariato, Sinch se non poteva certamente supporre che fosse stata propria la sua leggerezza con Leonid Sergejvic... l'uomo "delle facili dame". N - ovviamente - a lei era possibile intuire qualcosa delle sue preoccupazioni a proposito di Teddy e di Sebastopoli, e dell'assurda storia della guida turistica.
Erano ancora imbronciati a Simferopol, quando presero il primo aereo del mattino che descrisse un ampio giro per non sorvolare Sebastopoli. Fecero scalo a Nikolaev, un piccolo, arido aeroporto, e quindi, sempre con lo stesso apparecchio panciuto arroventato, proseguirono per Odessa, che giaceva seminascosta da uno strato di polvere bruna. Una grande citt bruna in una bruna pianura, e la bagnava un mare giallastro, poco profondo.
Rupert fu compitissimo con Nina; ma quantunque gli sembrassero grotteschi, i loro vecchi sbarramenti di sospetto e diffidenza erano di nuovo in atto. "Peccato" si disse Rupert. Nina sembrava vagamente intimorita, sottomessa. Pi volte lo interpell per sentirne l'opinione a proposito di problemi diversi, ma quando si trattava di prendere qualche decisione concernente il bagaglio, la macchina, il pranzo, e i vari spostamenti, allora preferiva pensare da sola e si limitava a comunicargli - con modi decisi, e quasi bruschi - che cosa dovevano fare. Una Nina di nuovo piena di senso del dovere, come all'inizio; Rupert comunque non se ne preoccupava molto. Quel che ora desiderava era soprattutto non avere nessuna responsabilit, e voleva solo vedere l'Isola di Achille, visitarla, studiarla quanto pi a fondo possibile, e poi andare dritto al campeggio a prelevare Rolland... e filarsene una volta per tutte lontano e sicuro da quel paese.
"Ma perch poi ha tanta fretta?" gli chiese una volta Nina, un po' risentita. "Ancora dobbiamo vedere Fanagoria.  senz'altro la migliore di tutte le antichit greche del Mar Nero..."
"Credo che quello che ho gi visto sia sufficiente" fu tutto ci che le rispose Rupert.
Lei faceva del proprio meglio per accontentarlo (ufficialmente) e quasi per ammansirlo (ufficialmente)... ma nel suo intimo era sconcertata e delusa, e anche guardinga.
"Che cosa sar successo?" sembrava chiedersi Nina, con sguardo perplesso. "Perch di colpo deve essere diventato cos diffidente con me?"
Lui sapeva che cosa desiderava Nina: la sua amicizia, sempre. Ma i suoi occhi - gli occhi con cui si guardava intorno J. B. Lille - ora scrutavano arditamente ogni cosa, sempre cercando di scoprire il particolare utile.
Odessa era un porto aperto, ma la Pobeda - la vettura del ministero che li attendeva - li accompagn dall'aereo sino a una calata isolata dal resto del porto: la sbarrava un'alta staccionata di legno severamente vigilata. Neppure la macchina pot entrare, sicch dovettero percorrere a piedi qualche centinaio di metri lungo i moli, accompagnati da una guardia armata, passando di fronte a una mezza dozzina di piccoli sommergibili, tutti discretamente nuovi, ormeggiati l'uno a fianco dell'altro, e poi a due cacciatorpediniere, e pi in l oltrepassarono una strana rampa con una gru molto alta, che sembrava un palco d'imbarco per materiali pesanti, complessi. Dei missili, probabilmente. O forse l'impianto era destinato a scaricare dai sommergibili i motori Diesel? Poteva senz'altro darsi che avessero adottato il nuovissimo metodo di sostituire il motore anche nei sommergibili, un metodo molto moderno e senza dubbio il pi efficiente sistema per la manutenzione dei motori: si doveva semplicemente sollevare l'apparato motore e sostituirlo con un altro apparato come si farebbe in un normalissimo motoscafo o in uno yacht a motore. Rupert sapeva che con quel metodo stavano costruendo una nave da carico abbastanza grossa in qualche cantiere di Newcastle, o sulla Clyde... e certo era un'ottima idea se applicata a sommergibili di quel tipo.
La nave su cui dovevano imbarcarsi era un piccolo, solidissimo battello per le ricerche ittiologiche, almeno a giudicare dall'armamento e dalle molte attrezzature che s'intravedevano a bordo. Il comandante - che li aspettava in cima alla passerella per dare ufficialmente il benvenuto a Rupert - era un uomo alto appena un metro e cinquantacinque, o al massimo uno e sessanta; e il suo giro di vita doveva essere pi o meno uguale... dal che derivava un aspetto solido e massiccio come quello della bitta a cui era attraccata la sua nave. Quando parl a Rupert, con voce di tono lento, sardonica, gli disse che si chiamava Kirpotin, e che era il capitano della nave. Indossava camicia e pantaloni di colore cachi, e non portava berretto; a giudicare dall'aspetto doveva probabilmente avere circa trent'anni. Scort Nina e Rupert fino alla cabina loro destinata in comune - una cabina con quattro cuccette - e mentre ancora sostava sulla porta intento a spiegare i vari armadi e sportelli, Rupert sent che i motori cominciavano a pulsare. E quando il capitano chiuse la porta e li lasci liberi di sistemarsi, il battello aveva gi preso il mare.
In marina - ricord Rupert - gran parte dei suoi amici giudicavano la marina russa con un curioso miscuglio fatto di stima e disprezzo, e questo perch fra essi nessuno ne sapeva molto. All'epoca dell'incoronazione, l'incrociatore Sverdlov, con il suo ingresso esclusivamente strumentale attraverso la nebbia nel porto di Plymouth, aveva in certo senso fatto da campanello d'allarme per la perfezione conseguita dai sovietici nel campo della tecnica di navigazione mediante l'impiego di radar e calcolatori elettronici. E in considerazione dei rompighiacci atomici che avevano costruito, e dell'evidente superiorit dei molti sputnik che giravano intorno alla terra, sarebbe di certo stato sciocco dubitare ancora che i russi non avessero anche sommergibili nucleari dotati di missili con testate nucleari, o illudersi che non fossero esperti e sperimentatissimi marinai.
Rupert certamente non ne dubitava, ma quanto avvert ora (e se ne sorprese) fu l'intuizione della logica continuit della marineria russa. Si poteva comprendere facilmente perch disponesse d'una tradizione marinara cos agguerrita un'isola come l'Inghilterra, e tuttavia non era lecito cullarsi nella convinzione che qualsiasi altro paese dotato di un esteso sviluppo costiero - quale appunto la Russia - non dovesse similmente avere tra le sue componenti fondamentali anche una forte e profondamente radicata passione per il mare. All'Artide, inoltre, come ancora ricordava Rupert, la quasi totalit dei suoi amici erano convintissimi che i russi la sapessero pi lunga di chiunque altro al mondo in tema di navigazione fra i ghiacci polari; e in qualche rivista o libro aveva letto che l'imponente flotta da pesca sovietica era la pi nuova e la meglio equipaggiata di ogni altra in Europa. Alle spalle di questo doveva pur esistere qualcosa, e Rupert, per la seconda volta, ebbe la strana impressione di trovarsi a bordo di una nave che si governava da sola... senza bisogno di ben distinti ordini dal ponte di comando, senza la netta separazione fra plancia e sottocoperta, senza la farragine di autorit e comandi che, sia pur ordinatamente e quietamente sistemata, era pur sempre evidente su tutte le navi britanniche. Invece, in certi momenti, sembrava che su quel battello per le ricerche ittiologiche il solo uomo a bordo fosse il comandante.
Pi tardi, con il suo strano accento sardonico, quasi che nella vita ogni cosa lo avesse disilluso, il capitano si intrattenne a spiegare che dovevano solo passare in prossimit dell'Isola dei Serpenti (o Isola di Achille) giacch la nave aveva il compito d'investigare alcuni nuovi aspetti della vita dei pesci pelagici nelle vicinanze delle bocche del Danubio.
Erano le aringhe - spieg il capitano - i pesci che maggiormente li interessavano... Le aringhe si comportavano in modo del tutto diverso in acque semi dolci, permeate di sabbia in sospensione. Nel Mar Nero, i pescherecci da deriva - ossia battelli per la pesca d'altomare, che impiegavano reti da postazione a maglie molto fini e si lasciavano trasportare dalla marea e dal vento al seguito dei banchi di aringhe - sinora non avevano conseguito grandi successi. La marea in pratica era inesistente, e i venti si levavano sempre improvvisi e violenti e del tutto imprevedibili. Quindi ora stavano cercando di studiare qualche nuovo metodo di pesca nelle acque basse in prossimit del Danubio, anche perch avevano notato che in ottobre le aringhe cominciavano a concentrarsi appunto in quel tratto di mare. La nave si dirigeva nella zona per raccogliervi una serie di campionature dell'acqua, di cui determinare temperatura, salinit e correnti, e anche campioni del fondo marino e della microscopica fauna e flora che costituivano l'alimento delle aringhe.
Nina e Rupert ormai avevano dimenticato l'inconfessata loro freddezza, anche per l'interesse suscitato in entrambi dai laboratori dove giovani donne erano intente al lavoro su grafici e reagenti e scodellini e filtri di rame. Entrambi si erano incantati di fronte agli aspetti tecnici di quell'attivit, sebbene - si diceva Rupert - i motivi che li guidavano fossero completamente diversi. Era certo che il proprio interessamento dipendeva da considerazioni d'ordine pratico, mentre quello di Nina (e di ci era sicurissimo) non poteva essere che puramente romantico.
L'esperta di biologia marina era una giovane donna di ventitr anni appena in camice bianco da laboratorio; e anche due altre assistenti erano donne - ragazze che forse non avevano neppure vent'anni - e una di esse ancora portava una lunga treccia biondissima che continuamente le scivolava di sopra la spalla in un enorme serbatoio nichelato in cui si conservavano campioni di vita organica per determinare il rapporto fra sostanze viventi e sostanze morte, in quanto il bacino centrale di quel mare doveva considerarsi morto e se ne generavano gas che uccidevano una grandissima quantit della sua flora e fauna microscopica.
"Lungo questa costa, sulla sponda occidentale della Crimea, l'acqua  dovunque poco profonda e piena di vita" spieg la giovane biologa a Nina, con la disinvoltura che le veniva da una sicurezza professionale superiore all'esitazione dell'et. "A sud della Crimea, tuttavia, la profondit del mare arriva fino a duemilacinquecento metri, e le acque del fondo sono stagnanti. Questo mare a suo tempo era un lago di acqua dolce. Il Mediterraneo, in seguito, si apr un varco, e allora le sue acque salmastre sterminarono tutta la minuscola fauna e la flora d'acqua dolce, che tuttora giace a grande profondit e continuamente si decompone formando idrogeno solforato... un gas che uccide tutto quello che tocca. Perci noi cerchiamo sempre di delimitare con esattezza qual  la linea di confine fra la vita e la morte nel nostro mare."
"Nostro mare..." Rupert provava sempre un vago senso di fastidio nell'udire il possessivo nash - ossia: "nostro" - che i russi attribuivano a tutto e tutti: popolo, dovere, fiumi, amici, futuro... e ora, sulle labbra di quella ragazza, il mare acquistava uno strano sapore di specchio d'acqua intimo, casalingo.
"E le correnti?" domand Rupert. "Hanno tutte senso antiorario" rispose la ragazza, con aria professionale. "Ma non sono molto forti."
"Il Mediterraneo si riversa ancora nel Mar Nero?" chiese Nina.
"Alla superficie, attraverso il Bosforo, escono le acque del Mar Nero, mentre una ventina di metri pi in basso entrano quelle del Mediterraneo. Un esempio davvero notevole di correnti incrociate."
Ora il mare a intervalli lenti si sollevava in un'onda lunga, profonda; Rupert not che Nina si sforzava di contenere la nausea, ancora una volta decisa a non arrendersi al mal di mare. Nel laboratorio - interamente rivestito di zinco - regnava un odore pungente di sostanze di conservazione e reagenti e pesci e acqua di mare, sicch la convinse a uscire in coperta. Sostarono sul ponte, e lei gli si appoggi al braccio e respir profonde boccate di aria pura.
"Che cosa succede quando le tocca viaggiare nell'estremo nord?" le domand Rupert. "Per lei dev'essere un inferno, no?"
"Sto sempre male" ammise Nina. "Ma un giorno o l'altro finir pure con l'abituarmi a navi e aerei e automobili, e allora andr tutto benissimo."
Inutile... era impossibile uccidere il germoglio sempre in boccio in Nina, si disse Rupert. Le sue speranze in uno splendido futuro erano altrettanto certe di quelle in uno stomaco finalmente in pace. Sempre, sempre la stessa donna!... Un giorno o l'altro (cos credeva, cos sperava Nina) ogni cosa sarebbe mutata, e ogni cosa doveva divenire perfetta... non ultimo il suo stomaco. Ancora una volta, Rupert sent di ammirare il suo delicato viso diafano da cui trasparivano tanta speranza e coraggio.
"Lei  davvero una donna eccezionale, Nina" osserv Rupert, sia pur mitigando la frase con un vago tono di scherzo. Ma lei gli sorrise, e lo strinse pi forte; e furono di nuovo amici.
Rupert si mise a dormire nella cuccetta sopra quella di Nina, per evitarle disagio. S'infil il pigiama stando disteso sulla cuccetta, e poi, quando fu pronto, la chiam. Nina aveva sempre mal di mare, e lui non seppe nemmeno se si fosse o no svestita perch quando entr in cabina spense subito la luce; e ben presto con il suo sciacquio e l'ondeggiare ritmico il battello lo fece sprofondare nel sonno.
Ma verso le due di notte si svegli perch l'aveva sentita tossire. Si sporse dal bordo della cuccetta, e le chiese:
"Posso far niente per lei?"
"Mi scusi. L'ho svegliata?"
"Oh, non importa. Ma... si sente forse male?"
"No, no. Credo che non star male."
Tacquero, e all'intorno le tenebre della cabina tremarono con le vibrazioni della nave. Il rollio era molto forte; Rupert pens che il battello dislocava pochissima acqua in rapporto alla lunghezza, e immagin che dovesse avere una chiglia molto arrotondata e la poppa smussata per meglio costeggiare in prossimit delle spiagge... appunto questa era la causa delle tremende oscillazioni non appena si levava un po' di mare.
"Sarebbe una gran bella cosa saper amare il mare come i marinai" osserv Nina, con voce flebile. "E pensare come lo odio io in questo momento..."
"Anche i marinai odiano il mare" la consol Rupert. "Solo uno stupido potrebbe amare una cosa che spesso  cos violenta e incontrollabile."
"Allora io devo proprio essere un'inguaribile romantica" comment Nina, assonnata. Rupert rise; ma lei non aggiunse altro, e quindi s'immagin che fosse finalmente scivolata nel sonno.
Il mattino il battello era gi fermo all'ancora, prestissimo. Era ancora buio. Da fuori qualcuno grid "Tovarishi!" per svegliarli. Nina era gi vestita; Rupert frettolosamente si vest a sua volta, e trov anche il tempo di farsi la barba.
Consumarono una prima colazione a base di salame e carne fredda di maiale, mentre il capitano - sbarbato di fresco, e con un'aria sempre pi disillusa - spiegava che il tempo era bello e il mare calmo. Li avrebbe sbarcati sull'isola come stabilito, e la nave, poi, sarebbe tornata a prenderli verso mezzanotte, o magari molto presto la mattina dopo. Rupert aveva gi definito i diversi particolari con il capitano, che in un primo momento aveva insistito per farli scortare da un marinaio; Rupert si era per fermamente opposto all'idea di un nuovo angelo custode, sicch il capitano, stringendosi nelle spalle, alla fine aveva esclamato in inglese: "E va bene! Niente marinaio!"... Erano cos passati agli altri particolari: delle provviste, un badile per scavare, qualcosa per dormire, se necessario, e alcuni razzi per indicare alla nave l'esatto punto di approdo quando da terra ne avessero visto i segnali, che, verso mezzanotte, sarebbero stati sparati da bordo con una pistola Verey, per informarli dell'avvenuto ritorno.
"Non preoccupatevi se faremo tardi" disse in tono asciutto il capitano, come se fosse seccato davanti a tanto interesse per un mucchietto di sporco terriccio che spuntava dal suo mare. "Torneremo, state certi che torneremo. Non ci dimenticheremo di voi."
Lo disse con assoluta seriet.
Il battello s'inclin leggermente; e al di l del ponte fu allora possibile scorgere l'isola sul mare incipriato di rosa e di giallo, il caldo mare dell'alba... Era piccola e conica, e aveva circa un chilometro e mezzo di lato; e proprio di fronte a loro la contornava un declivio dal pendio non molto erto alle spalle del quale s'innalzava una tozza collina.
" molto piccola" osserv Nina, quasi delusa. "Me la ero immaginata pi grande."
"Anch'io" ammise Rupert.
Quanto dovevano portare a terra era gi sistemato a prua del battello, che si dirigeva ora verso la costa. Il capitano aveva preso direttamente il comando. Rupert ebbe l'impressione che stesse portandosi sotto costa a velocit eccessiva, ma quando furono quasi al limite della striscia sabbiosa prospiciente il declivio, il capitano fece macchina indietro a tutta forza, e la nave, dopo aver vibrato sotto l'improvviso freno, prosegu lentamente sospinta sulla cresta di una delle onde della sua stessa scia, che l'aveva raggiunta, e sollev dolcemente la prua quasi appoggiandola alla sabbia della spiaggia.
Subito fu gettata una passerella oltre la prua, e un'altra ne fu aggiunta; e Nina e Rupert - anche se s'incurvava sotto il loro peso - percorsero senza esitazione l'esile striscia di legno dopo aver preso i sacchi contenenti provviste e coperte. Gi il capitano aveva spiegato come fare per salire il pendio, e come posero piede a terra, perfettamente asciutti, la passerella fu subito tirata a bordo e la nave cominci ad arretrare senza che dovesse scenderne un solo marinaio. Era visibile soltanto il capitano: se ne stava dritto a prua, e li guardava come se fossero due idioti. Nina e Rupert agitarono le braccia in segno di saluto, ma lui, quasi non li avesse neanche visti, si gir e lentamente torn sul ponte con passo dondolante.
"Guardi!" esclam Nina, e avanz sulla sabbia calcando forte i piedi e lasciandone profonde orme. "Soli sopra un'isola deserta... e pensi,  l'unica vera isola di tutto il Mar Nero."
Agit le braccia estatica; e non per la solitudine o l'abbandono dell'isola, ma per le sue straordinarie caratteristiche geografiche... Ed era russa!
"Sar meglio cercare un posto dove mettere tutta questa roba" disse Rupert, prendendo in mano il badile e il fagotto delle coperte e cacciandosi sulla spalla il sacco che conteneva le provviste avvolte in carta di giornale. Nina fece per aiutarlo, ma lui, opponendosi ai suoi tentativi, s'incammin senz'altro lungo una specie di sentiero che saliva diagonalmente il pendio. Si trov completamente sudato per lo sforzo ancor prima di ssere a met strada. Nina intanto era molto pi indietro.
"Com' bello essere di nuovo a terra, vero?" gli grid esultante.
"Su, andiamo" disse Rupert.
"Penso proprio di amare la terra russa pi di qualsiasi altra cosa!" esclam Nina, e riprese a seguirlo.
Era ormai met mattina, e Rupert - dritto in piedi sull'arrotondata sommit dell'altura - si gir intorno incuriosito lo sguardo contemplando i gialli ciuffi di sanguinella e gli uccelli che a migliaia volteggiavano eccitati lungo la riva... e si chiese come avrebbe mai potuto accingersi da solo a scavare un'isola.
Sembrava cosa irreale, eppure su quell'isola era forse in gioco l'intera sua vita. Se fosse stato capace di scoprire anche un solo frammento, un avanzo qualsiasi di antico manufatto, gli era facile comprendere come l'importanza della scoperta nella sua immaginazione avrebbe potuto ingrandirsi al punto da condurlo incontro a un nuovo, anche se per ora ignoto futuro completamente avulso dal mondo J. B. Lille. Tutto sommato, i dilettanti, i grandi appassionati di archeologia, e per molti, diversissimi aspetti, erano proprio stati coloro che pi eccellenti frutti avevano dato nelle pratiche acquisizioni; e lui - solo che avesse voluto - ancora disponeva di denaro pi che sufficiente a consentirgli di dedicarsi completamente all'archeologia come autentica sua vocazione.
E comunque, a parte simili considerazioni, mentre incuriosito si girava intorno lo sguardo, Rupert avvertiva una straordinaria sensazione di appagamento e libert. Ogni minaccia sembrava d'improvviso svanita. Aveva dimenticato J. B. Lille e Coleman, cos come l'azzurra guida turistica e l'assenza misteriosa di Teddy e Sebastopoli. Aveva dimenticato quanto faceva ora della sua vita un arduo mosaico di complessi frammenti; e gli sembravano lontani, lontanissimi perfino i suoi figli e la stessa Jo. Su quell'isola era indubbiamente in gioco qualcosa, si convinse Rupert... e consent che quella convinzione s'impiantasse saldamente nel suo intimo.
Lui e Nina - depositato l'intero carico di provviste e le coperte in una piccola cavit sulla fronte del pendio - avevano esplorato l'isola con l'ingenua, eccitata gioia d'un gioco da ragazzi, via via convincendosi di essere assolutamente soli nel mezzo d'un caldo, tranquillo mare grigio e verdastro. Avevano un intero giorno e forse una notte da passare sull'isola, e pur essendo molto serio, molto compreso dei propri propositi di compiere qualche interessante scoperta, Rupert sentiva che alla spedizione archeologica si accompagnava una gradevole atmosfera di scampagnata. Potevano mangiare sulla riva del mare, e poi fare il bagno, e sdraiarsi sulla sabbia, e prendere il sole... un po' di tutto, insomma, potevano fare, eccetto quello che appunto lo aveva indotto a venire sull'isola.
Ma Rupert era troppo pratico per potersi abbandonare a cos facili svaghi, sicch non tard a concentrarsi seriamente su quello che costituiva il suo effettivo dovere.
Aveva percorso tutta quella strada con la speranza di scoprire i ruderi di un tempio innalzato al culto di Achille. Avrebbero dovuto esistere forse gli avanzi di una statua a lui dedicata, una statua di antica fattura. Ora, comunque, era opportuno disgiungere la leggenda epica dalla pratica realt dell'archeologia. La dea Teti - narravano i mitografi - aveva donato l'isola al figlio Achille, il quale vi era un tempo vissuto con una mandria di capre. Ma le pi antiche leggende popolari pagane, che si erano probabilmente formate intorno alla storia di un autentico eroe, o di qualche guerriero eccezionale, non avevano mai costruito una siffatta figura marina dal pi primitivo degli eroi.
"Probabilmente..." Rupert spieg a Nina, mentre sedevano entrambi nel caldo sole sulla cima della collina e scorrevano intorno incuriositi lo sguardo: "Probabilmente fu solo in periodi posteriori che pot svilupparsi un'associazione del mare con Achille. I greci ne fecero un dio, e indubbiamente fu sempre uno dei favoriti fra le popolazioni delle colonie del Mar Nero. Ma non vedo proprio come qui abbiano mai potuto avere qualcosa di simile a un teatro, o svolgere dei giochi in suo onore".
"Forse a quell'epoca l'isola era popolata da pescatori" sugger Nina.
"Ne dubito. Per il momento non ho visto la pi pallida traccia di mattoni fabbricati dall'uomo o di pietre intagliate."
"E non potrebbero essere seppelliti?" fece lei, in tono incoraggiante.
"Non mi sembra molto probabile. Non esiste nulla che possa efficacemente aver sepolto dei ruderi. Anzi... io credo che in pratica le parti pi alte dell'isola si siano erose lentamente, e non che abbiano potuto interrare qualcosa. Se vi fossero mai stati dei villaggi o un tempio, di certo in qualche posto se ne dovrebbero scoprire gli avanzi."
" deluso, allora?" volle sapere Nina.
Lui rise. "No, direi di no. Pi che altro si  trattato sempre di qualcosa di assai simile a un sogno" spieg.
"E allora perch ha voluto venire fin qui?"
"Be'... in fondo penso di essere anch'io un romantico" confess Rupert, quasi fosse un segreto. "La difficolt sta nel fatto che fra gli antichi greci  quasi fin troppo facile ammirare Achille, il che anche spiega come sia facile romanticizzarlo. Mitridate, quel re che a lei  cos antipatico... ebbene, Mitridate  un autentico personaggio storico con tutte le debolezze proprie dell'uomo ordinario. Achille invece  un semidio, ed esce da un'et aurea della nostra storia. Egli, come sappiamo, fu il pi valoroso guerriero dell'esercito di Agamennone, quello che conseguiva sempre i successi pi strepitosi. Senza di lui non si sarebbe potuta conquistare Troia. E infatti si preoccuparono addirittura di andare in cerca di Achille, prima d'iniziare la guerra. Fu lui che sostenne i pi feroci combattimenti contro i troiani, in nove anni conquist ventuno citt; e quando Ettore uccise il suo diletto amico Patroclo, Achille fu cos sconvolto dal dolore che a sua volta sfid Ettore e, dopo averlo ucciso in un memorabile duello, se ne trascin dietro il cadavere legato al carro..."
"Ma  orribile!" esclam Nina.
"Quando seppell Patroclo" prosegu lui "invece di limitarsi ai consueti sacrifici di animali propiziatori, Achille fece sacrificare venti schiavi.  questa l'unica sopravvivenza delle antiche barbarie che s'incontra in Omero, e si trae quasi l'impressione che lo stesso poeta ne scriva con vergogna."
"Achille aveva il carattere di un bambino" protest Nina.
" il carattere che avevano tutti i greci" le fece notare lui. "Rientrava nella loro semplicit eroica."
"E lei si sente ancora di ammirarlo? Lei... cos adulto?"
"Perch no?" si stup Rupert. "Attualmente viviamo in un mondo dov' scomparso qualsiasi valore, un mondo in cui contano solo il denaro e il peggior genere di politica e un senso della violenza che ha ben poco a che fare con l'onore o il coraggio individuali. Nelle nostre vite  rimasta ben poca bellezza. Nelle loro vite, invece, se ne incontra sempre moltissima, nonostante le loro usanze barbariche."
"Voi comunque dovreste almeno chiedervi come mai non esistano pi valori nelle vostre vite" gli ricord Nina, e assunse il pi morale dei toni.
Rupert sorrise con indulgenza. "Ah... ma questo ce lo chiediamo continuamente, Nina" le disse. "Per non siamo mai capaci di trovare una risposta che valga un soldo."
"Allora vuol dire che voi dovete guardare a quelli che sono i nostri valori."
"Oh, no!" esclam Rupert. "Adesso non cominci come al solito. Il vostro comunismo si  dimostrato molto peggiore del capitalismo, e quindi ora lei non cerchi di venirlo a propagandare proprio a me."
"Non  vero!"
"Come no?... Ha fatto morire migliaia d'innocenti, e per vostra stessa ammissione. Krusciov in persona lo conferma..."
"Ebbene, questo significa che noi almeno sappiamo ammetterlo e ci sforziamo di modificarlo" ribatt Nina, variando la tattica d'accostamento ma non la convinzione morale. " solo il comunismo mondiale, ad onta dei nostri possibili errori, che offre ai popoli una via di scampo ai vincoli del denaro... che anche lei odia; solo il comunismo mondiale offre una via di scampo alle ragioni di miseria, di guerra: ossia la propriet e lo sfruttamento degli uomini da parte di altri uomini. Questo  vero, ancora e sempre vero, Rupert, indipendentemente da tutto quello che le vostre pretese democrazie possano fare per gettare polvere negli occhi alla gente. Chi sono sempre i grandi amici del capitalismo?... I fascisti, e gli stessi uomini che in Germania misero al potere Hitler."
"Pu darsi" disse Rupert. "Solo che la cura da voi scelta... e cio, la dittatura di una sola classe su tutte le altre: questa cura  di gran lunga peggiore del male che si propone di correggere."
"Ma perch? Lei forse non ammira e rispetta il lavoro?"
"S, un tempo; ma..."
"Il lavoro..." lo interruppe Nina, accalorandosi: "Il lavoro dovrebbe essere fatto a vantaggio di tutti. Com' possibile che da voi parte della gente tolleri di essere sfruttata dagli altri?".
"Non si pu dire che sia esattamente cos" obiett bonariamente Rupert, egli stesso sorpreso di trovarsi cos a corto di argomentazioni. Ma capiva che in effetti il problema non lo interessava; e comunque fosse, ormai poteva permettersi anche di stare a sentire. Sapeva che ora era venuto il momento di ascoltare tutti. N, di certo, avrebbe potuto fargli nessun male... starsene seduto sulla cima di un'isola sperduta posando i piedi sopra le nascoste memorie di un'aurea et, mentre l'atmosfera stessa di un'altra e ben diversa et cercava d'investirlo con ardenti teorie. Ma s sentiva sicuro. Nina non avrebbe mai trovato il mezzo di giungere alla sua sensibilit. Su questo faceva molto assegnamento. Quella grande sacerdotessa d'un nuovo genere di mondo non avrebbe mai potuto convincerlo che il comunismo fosse dotato d'una sia pur minima dose di virt... per il mondo occidentale, quanto meno. In Russia poteva forse andar bene. Ma in Inghilterra? No, mai...
"Ma  cos,  proprio cos" s'infervor Nina. "La maggior parte del mondo vive in condizioni di spaventosa miseria..."
Rupert la interruppe ridendo: "S?" disse. "Be', Nina... ma me lo spiega lei a che scopo noi due ce ne stiamo seduti qui a discutere del futuro del mondo quando sappiamo perfettamente che n io n lei potremo mai farci niente?"
"Ma lei si arrende troppo facilmente!" esclam Nina, spazientita.
"No, io non mi arrendo mai!" protest Rupert. "E per dimostrarglielo, adesso le far vedere come so mettere all'opera il mio cervello. Dunque..." prosegu, alzandosi e togliendosi la camicia perch faceva molto caldo (Nina intanto cercava di proteggersi alla mglio con il suo parasole bianco): "... Se io fossi un architetto greco che deve costruire un tempio su quest'isoletta, dove andrei a metterlo?".
"Su quel tratto di terreno elevato" sugger Nina. "Quass... per esempio."
"Non  obbligatorio. Quando i creatori di miti ne fecero un dio, Achille gi costituiva una specie di oracolo per i marinai e il mare... per i naviganti. Ammettiamo pure che quest'isola non sia Leuce, ma i marinai greci e anche quelli romani dovevano senz'altro conoscerla, e quando passavano nelle vicinanze probabilmente scendevano a terra per fare sacrifici propiziatori a qualche divinit, e si affrettavano poi a prendere di nuovo il mare prima che calassero le tenebre. Qualche cosa doveva esistere su quest'isola, verosimilmente."
"E se provassimo a guardare sull'altro versante?" propose Nina.
"No" decret Rupert, con decisione. "Prima di tutto dobbiamo stabilire dove cercare, e perch. Se sull'isola sorgeva un tempio o una semplice ara per i sacrifici, mi sembra probabile che fosse verso est... cos da cogliere i primi raggi del sole. Evidentemente questo ci consiglia di tornare dove siamo sbarcati.  supponibile che anche allora quello dovesse costituire il migliore accesso dal mare, cos come sembra esserlo ancora."
Si avvolse la camicia intorno alla testa infuocata dal sole; e insieme cominciarono a scendere il declivio scabro, sabbioso. I gabbiani cominciarono a gracidare sopra di loro quando giunsero all'estremit del pendio.
Presero allora a ispezionare la parte alta del pendio, e cercarono con cura qualche avanzo di pietre intagliate, o mattoni, o altri antichi frammenti. Usando il badile, Rupert cercava di smuovere il terreno dovunque una duna o un rialzo facesse pensare a un oggetto interrato. Esaminarono cos l'intero fronte del pendio, e poi scesero sulla riva. Nina, che era entrata nell'acqua fino alle ginocchia - stringendo le scarpe in una mano, mentre con l'altra si rialzava la gonna e insieme reggeva l'ombrellino - gli grid da lontano:
"Sa...  come andare per funghi. Ai russi piace molto andare in cerca di funghi, in settembre. Specialmente nelle grandi foreste di pini."
Dopo aver osservato qualche istante la spiaggia, Rupert propose: "Perch non proviamo a percorrere tutti e due la spiaggia, e vediamo quello che si trova lungo la costa?".
S'infilarono i costumi da bagno, e decisero di esaminare il maggior tratto possibile di costa prima che venisse mezzogiorno.
Ben presto, comunque, l'impresa si trasform un'altra volta in allegra scampagnata, giacch ora non era facile opporsi all'immediatezza di tante piccole gioie. E in fondo, si diceva Rupert, gli stava poi cos a cuore la scoperta di qualche manufatto d'un lontanissimo passato? S, pensava in certi momenti; e in altri no. Per lui era un curioso miscuglio d'indecisione. Nina camminava nell'acqua, lungo la riva, e cercava le conchiglie, a tratti abbassandosi per evitare i gabbiani che si tuffavano dall'alto anch'essi a caccia di conchiglie o molluschi. Trov un nido di pellicani; e questo fece molto piacere a Rupert, in quanto i pellicani erano sempre stati custodi degli altari... gli uccelli sacri di tutti i templi in onore di Achille. Di nuovo fu preso da un'ondata di entusiasmo.
Ma il caldo crebbe ancora, sicch decisero di fare il bagno. Poi decisero di mettersi a mangiare in uno spiazzo fra gli scogli, e si sedettero in una piccola zona d'ombra. Quanto a provviste, il cuoco di bordo non aveva certo lesinato: caviale rosso, salmone affumicato, uova sode, pesce salato e affumicato, salame, pollo, una dozzina di piccole mele renette, del formaggio olandese, una grossa forma di pane nero e due bottiglie di moscato dolce... imbevibilmente dolce; ma per fortuna c'erano due grossi thermos di alluminio pieni di acqua.
"Adesso mi spiego come mai pesava tanto quel sacco" comment Rupert.
Poi si sdraiarono qualche minuto all'ombra; Rupert fu presto preso da un senso di colpa, tuttavia... come poteva sprecare cos del tempo tanto prezioso! Riprese perci a girellare sotto il sole, scrutando fra scogli e terriccio.
"Nel nord" gli disse Nina, che lo seguiva facendosi ombra con il parasole "i vecchi cacciatori affermano che si vedr esclusivamente la selvaggina cercata se si ha solo quella nell'occhio della mente, quella e nient'altro. Che cosa dovrei avere io nell'occhio della mente, adesso?" gli domand, con una punta di scherzo. "Templi abbiamo visto che non ce ne sono, e allora... che cosa dobbiamo cercare?"
"S, s... D'accordo!" fece Rupert, sulla difensiva. "Lo so che lei non ci crede. Ma ora le dico io che cosa faremo... io cercher i frammenti e l'altra roba, mentre lei cercher le monete."
"Le monete?"
"Sicuro. Pi o meno si trovano sempre delle monete."
"Ma sono cos piccole..."
"Non se ne preoccupi. Lei le cerchi lo stesso."
"Horoshaw!" esclam allegramente Nina, e senza por tempo in mezzo si mise carponi cominciando a esaminare con attenzione un tratto del pendio. Ma presto si alz, e ridendo spar di corsa oltre un'ondulazione del terreno. Rupert continu da solo a saggiare col badile ogni mucchietto di sabbia o terriccio, chiedendosi assorto perch gli fosse mai venuta l'idea di fare tutta quella strada per un'impresa cos assurda e fiabesca.
Faceva molto caldo e la fatica era spossante; e Rupert - quando alla fine oltrepass l'ondulazione che gli nascondeva
un lato del pendio - scopr Nina che dormiva, il capo all'ombra del parasole. "Eh..." mormor, fra s: "Anche le macchine qualche volta si fermano".
Lei apr gli occhi, e sorrise vedendolo, e poi, senza muoversi, gli indic con la mano la linea dell'orizzonte.
"Ci sono i lampi" gli disse.
All'estremit dell'orizzonte il cielo pomeridiano era solcato da una lunga striscia nera e bassa, e deboli bagliori di lampi accendevano a sprazzi i contorni delle nubi.
"Continui a dormire" fece Rupert.
"No. Sembra che stia per venire un temporale. Tutta quest'afa... Sente?"
Anche lui lo sentiva. Si preparava qualcosa nell'aria. Il mare aveva preso un aspetto plumbeo, e il cielo era sbiadito, statico, ma gi l'orizzonte fumigava e ribolliva d'una indistinta minaccia. Nina corse a mettere al sicuro gli abiti e le scarpe e il sacco delle provviste nella cavit sul pendio, nel caso piovesse. Rupert, frattanto, s'incammin distrattamente lungo il bordo del pendio, in fondo al quale, guardando in gi, scopr con sorpresa i resti di una baracca posta poco sopra la spiaggia.
Vide immediatamente che doveva essere stata la piazzuola di un cannone durante l'ultima guerra, e quando scese a guardare da vicino, constat che la baracca era fatta con cassette di legno, e aveva un tetto di latta discretamente solido. A giudicare dalla piazzuola, il cannone doveva essere forse stato un pezzo contraereo tedesco da ottanta millimetri; e all'intorno giacevano ancora alcune vecchie cassette metalliche tedesche che avevano contenuto i proiettili.
"Peccato!" si disse Rupert. "Pare impossibile, mai che non si finisca con l'inciampare in questi maledetti avanzi... perfino qui!"
Trov anche dei frammenti di filo spinato, che costituivano sempre la pi brutta e odiosa reliquia della guerra.
Stava per tuffarsi di nuovo in acqua in cerca d'un po' di refrigerio, quando si sent chiamare da Nina. "Guardi! Guardi!" gli grid apparendo all'estremit del pendio, e gli corse incontro protendendo una mano in cui teneva qualcosa. "Guardi quello che ho trovato. Ma lo sa che lei  proprio intelligente, Rupert!"
Gli arriv accanto, sempre con la mano protesa e aperta: vi era contenuta una moneta di piombo o di bronzo, molto slabbrata e sporca, e incrostata di terriccio, ma con ogni evidenza un esemplare autentico di antica moneta.
"Dev'essere greca, di sicuro" disse Rupert. Una faccia della moneta portava un profilo barbuto, mentre sull'altra si potevano distinguere un carro da guerra e alcune lettere greche. Rupert conosceva la differenza fra le dimensioni di una tetradracma e di uno statere, e quella moneta sembrava proprio uno statere di Alessandro. "Ma dove l'ha trovata?" volle sapere.
"Un caso,  stato un caso..." spieg Nina, mentre tornavano indietro di corsa. "Ho scostato un ciuffo d'erba, e l'ho trovata proprio in mezzo alle radici."
"Ma  una vera fortuna" disse Rupert. "Potrebbe anche essere una moneta importante."
"Per, sa che lei  proprio intelligente?" fece di nuovo Nina, molto seria. "Quando me lo aveva detto io non ci credevo." Era cos eccitata che quando Rupert, in ginocchio, cominci a rastrellare il terriccio e la sabbia dov'era stata scoperta la moneta, anche lei fece lo stesso e prese a scavare a casaccio qua e l con le dita.
Lui la trattenne. "No" disse. "Lasci che sposti io la sabbia, e lei man mano cerchi di setacciarla fra le dita."
"S, oh, s, certo..." Nina era entusiasta delle ricerche, ora. Presero a ispezionare minuziosamente quel tratto di terreno, e lei, ogni volta che trovava un ciottolo o un sassolino rotondo, lo scrutava con cura scrupolosa come se il desiderio potesse da solo servire a trasformare la pietra in un'altra moneta.
Erano cos assorti che non si accorsero nemmeno del trascorrere del pomeriggio, ed erano anche molto accaldati e sudati per l'aria fattasi greve, stagnante, quando, all'improvviso, il vicino scroscio d'un tuono crepit sopra di loro come gigantesca belva che li avesse sorpresi a frugare fra i cespugli ai piedi della sua spelonca.
"Ecco, sta per arrivare" disse Nina, impaurita. "Guardi..."
Nere nuvole avevano invaso quasi tutta la zona di cielo verso nord-est, e l'oscurit che diffondevano era tale da rispecchiarsi minacciosamente su ogni cosa. La terra stessa era nera ed era nero il mare, e perfino i loro volti apparivano solcati da scure ombre nella nera luce del sole. Anche il mare aveva cominciato inquieto ad agitarsi, quasi che un'immensa, sconosciuta forza lo premesse in distanza, e i fulmini squarciavano a tratti la nera luce con improvvisi, crepitanti guizzi di lampi diffusi e scariche elettriche.
"Zaritza!" esclam Nina.
"Che cosa vuol dire?"
"Sarebbero i lampi diffusi" spieg lei, nervosamente. "Noi li chiamiamo anche "lampi dell'alba", e questo nome vorrebbe dar loro un'impronta pi poetica... ma anche cos a me non piacciono affatto."
"Faremmo meglio a trasferire i nostri arnesi nella vecchia baracca" sugger Rupert.
Si avviarono di corsa verso la fronte del pendio; e intanto l'oscurit delle nuvole s'impadroniva del sole, e ora il tuono e il fulmine si scatenavano con un intero concerto di organi fragorosi e fantasmagoria di chiaroscuri.
Non piovve subito. Erano solo i preliminari che annunciavano l'imminente dramma. Nina e Rupert attraversarono di corsa la piccola isola, lasciandosi a tratti sfuggire di mano quanto portavano, e inciampando, cadendo, sostando per aiutarsi a vicenda, e piombarono infine all'interno della baracca... caldissima e afosa, e impregnata d'una specie di sudore vischioso che sembrava esitante a uscire incontro all'atmosfera simile a bambagia. Rupert esamin il tetto. Vi si scorgevano almeno una mezza dozzina di fessure.
"Ho dimenticato il badile" disse d'un tratto, e corse fuori per salire di nuovo alla sommit del pendio.
"Ma non importa... Torni qui!" gli grid dietro Nina, mentre i fulmini saettavano come lame dorate danzando fra gli scogli e le creste dell'isola.
Rupert si limit a farle un cenno con la mano, e continu a salire di corsa il pendio avvertendo una strana euforia di fronte all'orchestrale scatenarsi definitivo della natura. Pure, in pari tempo, dovette anche comprendere che non era nelle migliori condizioni per correre... si ritrov quasi subito senza fiato. Ricuper il badile, comunque, ma volle sostare qualche istante a contemplare la prima folata di vento, rabbiosa, improvvisa, che solcava l'acqua come scure. Si avvent sull'isola con una raffica sferzante, poi si estinse.
"Magnifico! Su, avanti!" esclam a piena voce Rupert, mentre all'intorno si sviluppava l'antico dramma greco. Sulle spalle nude gli cadde la prima goccia di pioggia che sembr colpirlo come calda pallottola di piombo.
"Rupert!" Nina era uscita dalla baracca e gli veniva incontro, chiamandolo.
Rinunciando allo spettacolo, Rupert scese di corsa il pendio mentre dal cielo nero una nube si apriva in pioggia. Afferr allegramente per la mano Nina, e sempre correndo prosegu con lei la discesa; e di nuovo il cielo si apr e scaric sopra di loro una cateratta di liquido tiepido e scivoloso. Rupert si era fermato fuori della baracca per osservare il tetto, e ne fu preso in pieno. Incurante, aiutandosi con il badile, si sforz di appiattire i fogli di latta pi sollevati, e cerc qualche sasso da collocare sui punti pi deteriorati. E intanto, i capelli bagnati che gli s'incollavano sulla fronte, cercava di rincuorare Nina, impaurita per i fulmini che ora sembravano bombardare l'isola. Gi il mare cominciava a scagliarsi contro la base del pendio con cavalloni sormontati da cresposi cappucci di acqua sporca e spuma biancastra, ma si stentava quasi a distinguere le onde attraverso la fitta cortina scura di pioggia.
"Rupert... per favore!" grid con insistenza Nina, mentre una zigzagante saetta si scaricava al suolo non distante da lui. Pot sentirne la calda vampata che gli saliva lungo la schiena.
"Non si preoccupi" grid a Nina, e si lasci scivolare in basso. Il terreno era gi divenuto fango; sul badile - capovolto - la pioggia tambureggiava con suono di campane impazzite. "Arrivo, adesso arrivo..."
Salt dentro la baracca, e si ferm in piedi, ansimante, sgocciolante, a fianco di Nina; e intanto altri fulmini si abbattevano sul terreno circostante. A ogni lampo, seguiva l'esplosione del tuono, che scuoteva l'intera isola, e faceva sobbalzare la malferma baracca con cupe vibrazioni sonore.
"Non mi sorprende affatto che i greci credessero in Efesto e Giove" grid felice Rupert, cercando di sovrastare il fragore con la voce. " un gioco di giganti. Sembra quasi che vogliano scaraventare gi tutto quanto sopra di noi."
"Oh, io non posso sopportare" grid Nina, gettandosi un asciugamani sulle spalle. "Mi fa paura."
Prendendola delicatamente per i capelli, Rupert la costrinse a sollevare la testa che lei - quasi vergognandosi del timore - cercava di nascondere; e non fu capace di trattenere un sorriso.
"Ma tanto non le pu far niente" la confort.
"Gi... e se ne cade uno sopra la baracca?"
"S, potrebbe. Ma potrebbe cadere su qualsiasi altra cosa, dovunque."
"Ya baious!" disse Nina, in russo. Aveva paura, ma trov ugualmente modo di passargli l'altro asciugamani perch potesse asciugarsi.
La prima sferzata di vento vista dal pendio non era stata che un modestissimo assaggio. Arrivava ora il vero vento, e si abbatt sulla piccola baracca come una gigantesca mano che alternativamente cercava di appiattirla contro il suolo e poi di strapparla da terra. Evidentemente, qualche deit burlona stava divertendosi a sfogare la propria esuberanza; e tuttavia la baracca teneva duro. Le fessure lasciavano entrare fiotti d'aria umida e calda, la pioggia scivolava lungo le pareti, ma il pavimento era asciutto, e dal tetto non cadeva che qualche goccia. Nina voleva chiudere la porta; Rupert invece prefer lasciarla spalancata, affinch potessero contemplare quella lotta di giganti al di sopra dello sporco mare in tempesta.
Nina s'infil una blusa intorno alla testa, almeno per non vedere i lampi. "Con questo tempo la nave non torner di sicuro a prenderci" disse. "Oh, come odio quei fulmini..."
"Quanto tempo durano di solito questi temporali?"
"Non molto" spieg lei tremando, e la sua voce usc smorzata dalla blusa che si teneva stretta intorno al capo. "Un giorno. O due, magari."
"A buon conto, qui abbiamo abbastanza da mangiare per un reggimento" comment Rupert.
Lei accenn di s con la testa, come se non si fidasse pi della propria voce. Rupert fu sorpreso, quasi incredulo di vederla cos spaventata; e tuttavia quando gentilmente la costrinse a sfilarsi la blusa dalla testa i di lei occhi sbarrati furono incapaci di mascherare il terrore. Anche lui aveva degli attimi di paura, ma se ne andavano subito e non interrompevano l'incanto che gli procurava l'insolita violenza del temporale.
"Be', vediamo almeno di mangiare" propose. Quello se non altro l'avrebbe distratta. Senza nemmeno attenderne la risposta, s'infil la camicia e apr il sacco delle provviste togliendone una delle bottiglie di moscato.
"Beviamo un po' di questa roba" sugger. "Probabilmente dev'essere un ottimo vino per i temporali, dato che non esistono altre occasioni nelle quali sia possibile bere il moscato... Troppo dolce."
Nina di solito non beveva mai alcolici, ma annu.
"Per... ecco quello che si  dimenticato il nostro cuoco" disse Rupert frugando inutilmente in fondo al sacco. "Non c' il cavatappi."
Lei gli tolse la bottiglia di mano, e prese un coltello dal sacco. Infil la punta della lama nel sughero del turacciolo, e poi la spinse un po' pi in fondo e gradualmente fece salire il tappo - senza romperlo - con un lieve movimento alterno di torsione del coltello.
"Perdinci!..." esclam Rupert. Si era completamente dimenticato del temporale osservando l'abilit con cui lavoravano le dita di Nina. "Non l'avevo mai visto fare prima di adesso."
Nina continuava a non parlare. Ancora non si fidava di se stessa, sicch prepar in silenzio le vivande, e sgusci le uova sode, sussultando nervosamente a ogni lampo. Bevve un piccolissimo sorso di moscato prima di decidersi a parlare.
"Sono i fulmini che io non posso soffrire." La sua voce aveva un timbro di scusa e insieme di vergogna. "Mi fanno l'impressione d'una forza soprannaturale. Il fulmine uccide senza motivo. Lo odio."
"Ma che differenza fa?" volle sapere Rupert. "Tutto ci che uccide con violenza lo fa senza motivo. Perch deve far pi paura un fulmine di un autobus che abbia rotto i freni?"
"S, sar forse vero" ammise Nina, un po' rincuorata dai cetrioli piccanti o dal vino. "Ma non mi piacerebbe proprio dover morire per un fulmine."
"E come le piacerebbe morire, allora?" s'inform lui, con un vago tono sarcastico.
"Di vecchiaia" spieg Nina, molto seriamente. "O se proprio dovessi morire improvvisamente, allora dovrebbe quanto meno essere per qualche cosa che ne valga effettivamente la pena... Una morte violenta si pu giustificare solo se avviene per qualcosa in cui si crede pi che nella vita stessa."
Rupert sapeva che cosa significava quello per Nina. Eppure, quella donna, che aveva tanta paura dei fulmini, sarebbe veramente stata capace di affrontare romanticamente la morte per simile ideale? Gli sembrava di poterla capire... pronta ad affrontare il fuoco, e qualsiasi terrore, o la tortura, pur di difendere il suo mondo comunista, ci che lei poneva al di sopra della sua stessa vita e dei suoi desideri. Morire colpita dal fulmine sarebbe stato troppo facile per Nina. Sorrise all'idea.
"Sa... lei mi fa proprio venire in mente i primi cristiani" le disse, mentre mangiava di gusto il salame con il pane. Un improvviso tuono scosse la baracca, e quasi la fece crollare.
"Ma come pu dire una cosa simile?" si sorprese Nina, e nella sua voce vibrava il tremito di quel tuono. "Io non credo in nessun Dio. E lei... lei crede in Dio?"
"Delle volte s, e altre no" spieg Rupert. "Probabilmente credo nelle vecchie divinit naturali, quelle pagane. Tutto sommato, a me sembra che fossero molto pi umane e comprensive delle nostre."
Osservava ironicamente Nina... rannicchiata e chiusa nei propri timori, e ancora spaurita da quel folle e tuttavia mortale arbitro: la folgore del cielo. Ma in pari tempo sentiva che gli sarebbe piaciuto possedere almeno un po' dello schietto, genuino coraggio di Nina: la sua semplicistica fede in un mondo compatto e coerente, e l'effettiva forza di volont, l'incrollabile convinzione nelle proprie capacit, l'ingenua sicurezza fiduciosa nello sconfinato cameratismo del mondo in cui viveva. Nina gli si manifestava ora con aspetti quali mai aveva visto in una donna - e neppure in un uomo, quanto a quello - e comprese fino a che punto poco prima si fosse avvicinato al vero, quando scherzando l'aveva paragonata ai primi cristiani.
Ma fu solo dopo che calarono definitivamente le tenebre, e quando il temporale si fu acquietato nel tonfo cupo del mare, che in lunghe onde s'infrangeva contro la spiaggia, e l'intermittente brontolio del tuono, e di tanto in tanto un imprevedibile squarcio di luce del fulmine... fu soltanto allora che Nina cominci a sentirsi veramente al sicuro.
La baracca era molto asciutta e scura, quantunque i bagliori dei lampi venissero ancora a illuminare ogni cosa di drammatici, gementi sprazzi di chiarore livido, giallognolo. Ma erano in luogo sicuro. La baracca era stata costruita a regola d'arte, e ovviamente i tedeschi avevano inteso che durasse ancora per molto tempo anche dopo che fossero essi stessi scomparsi su qualche desolato e sconosciuto campo di battaglia. Era compatta, e non grande, ed essi ora si vestirono completamente, e quindi sedettero sul pavimento appoggiandosi ai gomiti e cominciarono a chiacchierare distrattamente di molte cose.
Nina - come scopr Rupert, meravigliosamente - non aveva mai parlato con un inglese prima di conoscere lui. Ma come aveva fatto allora a imparare cos bene l'inglese? Lei gli spieg che lo aveva studiato all'Istituto per le Lingue Estere a Mosca. E poi, com'era divenuta una "lavoratrice culturale" nell'estremo nord?
Nina disse che da principio era stata professoressa d'inglese: una delle insegnanti aggiunte che venivano inviate nell'estremo nord, per dare una mano. Era stato allora che aveva conosciuto e sposato Aleksej, e aveva cominciato a fare lezioni e conferenze nelle pi avanzate e sperdute basi polari; e le sue lezioni sulla poesia russa e su quella inglese erano piaciute tanto che alla fine aveva ottenuto un regolare incarico dal Ministero per l'Estremo Nord.
Nina volle a sua volta sapere di Jo; e quando lui ebbe spiegato tutto quello che faceva Jo, gli disse: "Ma  sprecata, Rupert.  una donna. Jo, ne sono certa, probabilmente dalla vita desidera ottenere qualcosa di pi di quanto forse lei stesso immagina, non crede? Non crede forse che Jo esiti a proporle di fare anche qualcos'altro, dato che le donne hanno spesso la strana sensazione di essere infedeli alla famiglia e al marito se si dedicano a un'attivit indipendente? Questo dev'essere particolarmente vero nel vostro mondo...".
A Rupert dispiacque sentirglielo dire; e tuttavia capiva che con ogni probabilit era vero, e si chiese come le fosse stato possibile intuirlo dal momento che il mondo in cui viveva sembrava cos diverso. Poi Nina prosegu domandandogli come si erano conosciuti, lui e Jo, e se tutti e due erano ricchi, e che cosa si provava a essere ricchi in un mondo capitalistico in cui esistevano tanti poveri. Rupert non la deluse, e tuttavia si sorprese quando lei ammise: "Anche da noi si pu essere ricchi... Si pu essere proprietari di una casa, per esempio; per non  permesso avere del denaro che frutti altro denaro".
Era piacevole e molto sereno e confortante starsene cos sdraiati nell'oscurit, e distrattamente parlare della vita. Rupert ogni tanto usciva dalla baracca, per dare un'occhiata al nerissimo cielo e sentire se pioveva con forza; e tuttavia ogni volta che tornava dentro e si metteva di nuovo a sedere comprendeva che stava semplicemente cercando di evitare quanto gi sembrava inevitabile.
Rupert - in seguito - cerc spesso di convincersi che causa ne fu soltanto l'isolamento, forse. O forse fu la natura esotica del circostante ambiente, oppure l'irrequietezza che nei sensi scatenavano i fragori e l'anarchia del tempo. Ma di qualsiasi natura fosse, essa fu comunque causa davvero possente se abbattendo le severe mutue barriere morali li spinse l'uno verso l'altra.
Dapprima non fu che semplice tocco... semplice, e amichevolmente lieve. Lei gli appoggiava con fiduciosa fermezza una mano sul braccio, quasi che da quel delicato ma del tutto innocente contatto le derivasse piacevole conforto. Era gradevole, amichevole. Pure non  facile controllare un contatto fisico, e lentamente, quasi senza che ne avessero vera e propria consapevolezza, il tocco iniziale si moltiplic in mille altre reazioni attraverso fibre fatte di carne e di sangue, e non meramente di semplice, intangibile atmosfera della vicendevole indole.
"E' stato davvero molto inglese, oggi" gli disse Nina, affettuosamente. "A me piacciono gli inglesi quando sono cos."
"Ma come pu sapere lei che cosa  inglese, e che cosa non lo ?" domand Rupert.
"Oh, io lo so... Ma certo che lo so! Il meglio di voi inglesi  quando siete modesti e garbati e premurosi e affabili."
Non gli sfugg che quello era soggetto infido, e soprattutto pericoloso in simile situazione; e cercarono entrambi di porvi freno. Ma era impossibile porre un freno al tepore che da ogni cosa sembrava emanare, e gradualmente ci che per entrambi aveva maggiore importanza divenne il fluido prorompente dal tocco che li univa. A quello, quello soltanto pensavano ora. Non sapevano pi pensare ad altro, e il pensiero li faceva tacere, li preoccupava, ancorch potesse ancora sembrare un sentimento delicato, innocente.
Lui protese infine anche l'altra mano, e trov il suo viso; e lentamente le intrecci le dita fra i capelli ancora impregnati di sale.
"Boje moi! Boje moi!" mormor quasi incontrollabilmente Nina... opponendovisi, eppure sospingendo il proprio viso nel cavo della sua mano come se le fosse impossibile dominarsi.
Lui non parl. Temeva quanto stava per avvenire. Furono sul punto di abbracciarsi, e tuttavia vollero imporsi di proibirselo ancora, sicch il desiderio gi struggente che li dominava si fece ancor pi angoscioso, imperioso. Quando le strinse una spalla, Rupert la sent ancora opporsi e mormorare: "Nyet, nyet!". Egli pure desider allora con ogni sua forza di essere capace di opporvisi.
Non ne fu capace. E quando improvvisamente anche lei cedette, questo signific che quanto ancora aveva di volont gli veniva minato dal di lei subitaneo abbandono.
"No, devo fermarmi" avrebbe voluto urlare Rupert.
Ma fermarsi non poteva pi, ormai, e quantunque gli fosse possibile sentire e avvertire un ugual genere di opposizione morale anche nella morale Nina - la prudentissima Nina, e cos piena di senso del dovere, di ammirazione, la donna che lui stesso un po' per volta aveva tanto imparato ad ammirare e stimare - dovette ammettere che ormai era troppo tardi. Troppo presi ormai erano l'uno dell'altra perch ancora fosse possibile fermare qualcosa. Sapeva che sarebbe stato pi facile fermare l'universo stesso...
E mentre lei gli parlava ininterrottamente e lo sommergeva in un profluvio di ardenti e incomprensibili parole russe, Rupert non seppe formulare un pensiero coerente. Pur nell'attimo stesso in cui scopriva che come aveva sempre saputo la donna da lui desiderata lo aspettava nel corpo di Nina Vodopyanov, gli fu impossibile astrarsi completamente da un senso di profondo pentimento per la coscienza di tradire la sua Jo... e questo avvert perfino nell'istante in cui strappava felice l'uno dopo l'altro innumeri strati d'una vecchia esistenza che capiva di non avere mai vissuto n conosciuto prima di quel momento.
"No! Oh, no!" implorava Nina, e intanto soffocava le proprie lacrime avventandosi verso di lui con l'intero suo corpo quasi desiderasse in lui esplodere e dilagare come onda.
"Ah, Nina!" le disse in tono sommesso e tenero e pentito, e anche appassionatamente infervorato. "Ti ho offesa, lo so... atrocemente offesa."
"No, no, no! Non devi dirlo" proruppe Nina, quasi che lui avesse cercato di strapparle un'altra volta quanto le aveva appena donato.
"Ma  molto male" disse malinconicamente Rupert
"Lo so. Lo so anch'io. Non avrebbe mai dovuto succedere. Come potr perdonarmelo?  colpa mia. Tutta colpa mia."
"Shhh! No, questo non devi mai dirlo."
"Avrei dovuto impedirlo..."
Ma Rupert si volle addossare ogni colpa, giacch sapeva che sua era stata l'iniziativa; e lei soffoc il proprio pianto contro il suo viso con la pressione spasmodica d'un terribile pentimento. Gi il pentimento non dava loro pace. Li addolorava, li feriva entrambi.
"Tu sei buono" disse ancora Nina, in lacrime, e per un attimo lo strinse a s cos forte fra le braccia da fargli credere che volesse allontanare l'intero mondo e sfidare qualsiasi conseguenza, che volesse cercare di trascinarlo a viva forza con lei gi sulla nuda terra russa dalla quale non poteva pi esistere scampo.
Ma poi lo lasci andare; e Rupert - d'un tratto - ebbe chiarissima la sensazione di quella perdita, la tristezza, il desiderio e, pi di qualunque altra cosa, l'infelice senso della colpa commessa. Lei lo aveva lasciato andare...
Pure, quando fu chiaro di nuovo, quando di nuovo sorse il giorno, Rupert si chiese attonito com'era possibile che due individui animati da tanti e tanto profondi scrupoli avessero potuto cos malamente cadere.
Era mancata qualsiasi avvisaglia effettiva, e ogni pur fievole parvenza di desiderio che si fosse gradualmente insinuata in loro, cos come una sia pur semplice carezza, un'allusione furtiva che ne avesse potuto fare conseguenza inevitabile. Capiva che solo un fatto straordinario - un fatto esotico e sfrenato come il greco uragano serale - aveva potuto sospingerli a forza verso cos grave, tremendo errore. E nondimeno, mentre consumavano la prima colazione, e poi perdutamente frugavano nel fango in cerca di monete per le quali non provava pi nessun interesse, gli fu possibile comprendere che doveva essere anche fatto assai pi complesso.
"Non accadr mai pi" gli disse Nina, sconsolatamente. "So di averti offeso, e con te di avere offeso la tua famiglia. Non me lo perdoner mai."
"No, questo non devi dirlo."
O Nina lo stava forse dicendo anche per la propria famiglia. Era davvero tanto il pensiero che si dava di Aleksej?
S, Rupert credeva di saperlo. Lo aveva visto, sentito. Come poteva dubitarne?
E quando, in piedi sulla sommit della collina, osservavano la feccia di schiuma giallastra frammista con alghe marine che si addensava lungo l'estremo limite delle onde, gli fu possibile scorgere anche silenziose lacrime che le scendevano sul chiaro viso. Nina non parlava, eppure gli era facile capire per chi piangeva quelle lacrime.
Lei pure aveva tradito una parte vitale di se stessa.
"Non pensarci" volle dirle con tenerezza, e tuttavia in modo cos inopportuno che se ne sent ferito egli stesso.
"Ma devo pensarci! Non posso fare a meno... Scusami, Rupert."
Se Nina avesse dimostrato qualsiasi altro genere di sentimento, se avesse cercato di sminuire con leggerezza l'accaduto, o definirlo un semplice momento di aberrazione che si poteva dimenticare e perdonare, o se anche avesse consentito alla stessa passione d'impadronirsi di lei, Rupert sapeva che si sarebbe sentito di odiarla, e che avrebbe poi trascorso in qualche modo l'intera sua vita con l'esperienza d'una terribile colpa personale, che di per se stessa era comunque priva di valore. E invece quel particolare genere di offeso pudore morale, di vergogna, li castigava entrambi, li puniva; e appunto come sua conseguenza gli parve di avvertire l'inizio di un'affezione profonda per Nina... un'affezione che prima non esisteva.
E anche in seguito, quando mai gli occorreva di andare col pensiero a quei giorni, sempre doveva presentarglisi anche la certezza che il suo vero sentimento per Nina Vodopyanov, i legami che gliela facevano cara erano cominciati solo con quella vicendevole comprensione del profondo errore commesso, di un errore che non doveva verificarsi mai pi.
...
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...
Capitolo 37.
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Alla Casa di riposo trovarono ad attenderli Aleksej, che aveva sulla nuca un vistoso riquadro di cerotto, le due dita fratturate avvolte in una spessa fasciatura e un infermiere - di nome Gria - che continuamente gli diceva di stare seduto: "Aleksej Aleksijc...".
S'incontr con loro nell'atrio d'ingresso, dove li aspettava in piedi. "Nina! Rupert! Ecco, sono qui!" grid a pieni polmoni, come se non avessero atteso altro che di vederlo arrivare.
Rupert si fece di fiamma, e gli parve che perfino il cuore s'infiammasse, e Nina, improvvisamente a disagio di fronte al marito, subito assunse un'aria severa, corrucciata. Era una madre senza figli, eppure i suoi erano i toni e il modo d'una madre che sgrida un figlio indisciplinato e ribelle.
"Nu!" gli disse sconfortata, in russo. "Che cos'altro hai combinato, adesso?"
"Niente" disse Aleksej, con aria innocente. "Mi hanno dato il permesso di venir via."
" vero?" Nina domand a Gria, un abcasiano dall'aria triste, che sembrava ormai rassegnato a tutto, perfino all'egoistica energia di Aleksej.
" vero" sospir Gria. "Mi hanno detto di stargli vicino, e di fare in modo che non cammini troppo. Tutto qui."
"Aleksej!" proruppe Nina, e la sua voce assunse il pi acuto, squillante dei toni. "Sei completamente irresponsabile. Ma guarda quello che stai facendo. Non hai nessun senso di responsabilit. Tu fai una cosa terribile, facendo cos..."
"Facendo cosa?" la interruppe Aleksej, sdegnato.
"Tu fai s che un uomo sia continuamente occupato per badare a te. Causi a tutti una quantit di fastidio. Sei completamente irresponsabile."
"Non dire sciocchezze" Aleksej disse allegramente alla moglie. "Sono stati ben contenti di liberarsi di me. E Gria... io non lo voglio di certo. Sono stati loro a insistere! Gria..." aggiunse, rivolgendosi all'infermiere: "Andate a casa. Andate via, Gria".
Gria si strinse nelle spalle. "Non  possibile, Aleksej Alekseijc" disse malinconicamente. "Sapete che io non posso lasciarvi."
"Visto!?" esclam Aleksej, con fare persuasivo. "E io mi sentivo solo..."
"Mettetevi a sedere" intervenne Gria. "Vi prego, Aleksej Alekseijc."
Aleksej rest in piedi, sorridendo felice a quanti sostavano nell'atrio e avevano assistito alla scena. Fra gli astanti diversi cominciarono a fare commenti, e qualcuno degli estranei gli consigli di mettersi a sedere... per il suo stesso bene. Ma intervenne Nina, che gli ordin perentoriamente: "Su, adesso vieni con me!". Raccolse la valigia da terra, e si rivolse a Rupert. "Se non le dispiace" gli disse "per ora sar meglio andare da lei. Aleksej non pu salire le scale fino in camera mia."
"Ma s che posso. E poi, dove credi che abbia intenzione di sistemarmi?"
Rupert aveva osservato con attenzione il breve scambio di frasi, e ora cercava di studiare Aleksej, sforzandosi d'intuire se il suo arrivo dipendeva da gelosia, o forse da sospetto. Provava una sensazione di paura e di colpa; ed era certo, quasi certo di poter individuare un atteggiamento di sospetto nei modi di Aleksej verso Nina. Eppure sembrava impossibile. No, non esistevano n gelosia n sospetto nella vita di Aleksej. Era troppa la fede che aveva in se stesso, ed era troppo felice con sua moglie e con i suoi amici, e con il suo splendido, vecchio camerata inglese Rupert Royce.
Fu invece lui - Rupert - a provare un assurdo attimo di gelosia, e la sensazione lo sconcert.
Mentre percorrevano i bianchi corridoi in penombra, Aleksej gli afferr un braccio con mano maldestra... quella che aveva le dita impacciate dalla fasciatura. Aleksej non si preoccupava di farsi aiutare dal suo vecchio camerata inglese. Con l'altra mano, Aleksej cercava intanto d'impossessarsi della valigetta di Nina, come gesto di conciliazione, e forse come sfoggio di energia, ma lei se la tenne ostinatamente stretta, e gli disse spazientita: "Nyet!". Nina - evidentemente - ancora non sapeva quale atteggiamento prendere, o che cosa dire o fare.
Rupert si trov quindi stretto nella consueta ferrea morsa di Aleksej. Si sent come prigioniero incatenato al carceriere, e ad ogni successivo passo lungo il bianco corridoio si scopr a pensare che doveva partire immediatamente dalla Russia... l'indomani stesso o tutt'al pi il giorno seguente.
Pi tardi, Rupert chiese a Nina se gli poteva prenotare una conversazione telefonica con Jo, a Londra, e un'altra con Rolland, dal momento che - volle spiegarle - intendeva partire quanto prima possibile dall'Unione Sovietica. Ormai aveva completato lo scopo del suo viaggio.
"S" disse Nina, a mezza voce. " una buona idea. Meglio, molto meglio che lei parta."
Non esisteva pi nessuna speranza di convincerlo a fermarsi, nessun appello alla sua amicizia o affezione. Si era infranto anche l'iniziale senso del dovere di Nina, e cos la sua volont. A bordo della nave - durante il viaggio di ritorno - l'aveva vista soccombere a violenti attacchi di mal di mare, e si era convinto di aver talmente minato il di lei mondo di assoluta speranza e felicit che ora la sconfiggeva perfino lo stomaco.
"Anche con questo" si era messo in guardia Rupert, sconsolatamente "sar meglio che cerchi di non sentirmene cos sconvolto,  finito!  stato un errore terribile, ma ormai  finito e sepolto!" Spesso aveva cercato di convincersene, e tuttavia non gli era possibile sentirsi tanto fatuo e alla moda. Era dotato di sentimenti morali molto simili a quelli di Nina. Nulla mai avrebbe potuto farglielo sembrare giusto.
"Ecco... questa  la comunicazione con Rolland!" gli grid Nina, dopo aver parlato al telefono.
Rupert si avvicin all'apparecchio, e quasi malinconicamente not che ancora una volta si trovava da solo con Nina. Aleksej era stato mandato in camera, perch si riposasse e cercasse di dormire. Ma come prese il ricevitore dalle mani di Nina, e come ud la fresca voce inglese di Rolland, che lo chiamava, gli sembr di sentirsi finalmente salvo per la pratica realt di quella voce infantile. "Sei proprio tu, babbo?"
Molto formale quel "babbo". Rolland, evidentemente, doveva essere in uno dei suoi soliti stati d'animo chiusi, quasi adulti. "S, sono io" conferm Rupert, parlando forte. "Come stai?"
"Oh, grazie... io sto benissimo,  successo qualche cosa?"
"No, no. Ti ho telefonato solo per sapere se sei pronto a partire" grid Rupert.
Rolland aspett qualche istante prima di rispondere. "Partire per l'Inghilterra, vuoi dire?"
"S, si capisce."
"Va bene" fece Rolland, e il suo tono di voce suon pi che mai educato e chiuso. "Se lo dici tu..."
Rupert si era gi spazientito per le risposte di Rolland. Ma che bisogno aveva di scostarsi da suo padre, adesso? Si era atteso un figlio molto pi espansivo, e pi intimo, emozionato, non quell'educatissimo Rolland, cos chiuso in se stesso. Poteva distintamente cogliere la riserva nel tono della sua voce.
"Che cosa c'?" volle sapere Rupert. "Non sei ancora sicuro?"
"S, sicurissimo. Ma... quando?"
"Non appena troviamo posto in aereo" gli spieg Rupert. "Fra un giorno, o al massimo due."
"Pensavo che la mamma avesse detto di non viaggiare in aereo" gli ricord Rolland.
"Non preoccupartene. Questa volta dobbiamo farlo."
"E non potrei aspettare qui fino a gioved?"
"Non lo so, dipende dalla disponibilit di posti sull'aereo. Ma gioved significa dover aspettare altri quattro giorni. E perch, poi? Che cosa succede gioved'?"
"Dovrei recitare... qui, in due commedie" disse Rolland. "Una  inglese, di Shakespeare. Si chiama La tempesta. Poi ci sarebbe anche Il mago di Oz."
"In russo?"
"No... met in russo, met in inglese. Per se devo partire adesso guasterei tutto anche per gli altri. Non potrei proprio fermarmi, per piacere?"
Rupert si chiese come avrebbe potuto sostenere altri quattro giorni di attesa, di pericolo: quattro giorni ancora prima di fuggire. Ben caro prezzo davvero da pagare per non mandare a monte una recita di ragazzi. "Va bene" disse, "E tu come stai? Tutto bene?"
"S, grazie."
"Allora resta inteso che vengo a prenderti venerd" disse Rupert, e depose il ricevitore dopo uno scambio di saluti molto compito e privo di espansivit.
Nina lo fiss, chiedendogli con lo sguardo come stava Rolland.
"Oh, sembra che se la passi benone" spieg Rupert. "Vuole fermarsi sino a gioved, e perci sar meglio che lei veda se pu trovarci due posti sull'aereo di venerd per Mosca. Pensa di potere?"
"S, credo di s."
Si comportavano vicendevolmente in modo molto cauto e compito, sebbene apparisse ovvio che gi stava loro accadendo anche qualcos'altro: quanto pi si attenevano a una disciplina fermissima e s'imponevano severi controlli, tanto pi sembravano alimentare l'affezione stessa che prima non esisteva. Era quasi come se ci contribuisse a incoraggiare proprio quell'intimit cui cercavano con ogni mezzo di sottrarsi.
"Adesso pensa di potermi far parlare al telefono anche con Jo?" domand Rupert.
"S, per sar necessario aspettare fino alle undici di stasera" gli spieg Nina. "Non potr tornare prima di quell'ora. Adesso sar meglio che io vada su a far stare un po' fermo Aleksej... se a lei non occorre altro, naturalmente."
"No, grazie. Non mi occorre altro."
"Allora vado."
"S, s. D'accordo..."
Nina si avvi a malincuore; e anche lui non desiderava che se ne andasse, che lo lasciasse. Per intere settimane - solo adesso lo capiva - aveva vissuto ogni minuto della giornata con Nina, e ora doveva vederla chiudere delicatamente la porta e sapere che si allontanava per andare da un altro. "Ma che cosa far poi quando  di nuovo con Aleksej?" si chiese mentalmente. "Che cosa succede fra loro? Potr essere normale con lui? Potr dimostrargli dell'affetto, o amore... potr toccarlo?" Subito sent di odiare le sue stesse domande, e imprec contro la propria mente che non capiva come la parte migliore del matrimonio fra Nina e Aleksej - e non poteva essere altrimenti - era celata in lunghe intimit che mai sarebbero state svelate... esattamente come a quanti non fossero essi stessi sarebbero sempre state intangibili e invisibili le parti migliori del suo matrimonio con Jo.
"Nina!" chiam d'improvviso Rupert, quasi inconsapevolmente.
Lei riapr la porta, esitante. "S?..."
"Dov' Teddy?" domand Rupert, cambiando d'un tratto idea. "Era poi tornato da Sebastopoli?"
"S, era tornato. Ma poi  di nuovo partito quando gli hanno detto dov'eravamo andati. Adesso non so dove sia. Forse con un amico. Quando  tornato da Sebastopoli, era venuto anche con un altro. Ma perch? Per quale motivo cercava Teddy?"
"Oh, per nessun motivo in particolare. Mi stavo solo chiedendo dove fosse."
"Ma torner, torner... Non si preoccupi di questo" disse Nina; e di nuovo si affrett a uscire incrociando Tatjana, che stava entrando con il pranzo. Rupert aveva ora l'impressione che gli fosse quasi di sollievo doversi preoccupare per Teddy, o per l'azzurra guida turistica. Qualsiasi cosa era utile purch gli distogliesse la mente da Nina.
Erano gi quasi le tre; e lui non aveva nessuna voglia di mangiare, eppure si sedette ugualmente a tavola per giustificare in certo senso l'ardua impresa della fedele Tanja... fargli avere sempre i pasti caldi e appena preparati. Ma un giorno o l'altro avrebbe pur dovuto scoprire come mai fosse un'impresa cos ardua.
"Pesce" annunci Tatjana. "Mi sono assicurata che fosse proprio fresco... sapete, dopo quello che  successo a Kostja. Avete visto?... Per tenere caldo il caff adesso abbiamo anche un pleetka. Perch Nina e Aleksej Alekseivic non si sono fermati a mangiare qui con voi, oggi?"
"Non lo so proprio, Tanja. Veramente io mi sono dimenticato di chiedere se volevano fermarsi."
"L'ho domandato io a Nina, ma mi ha detto di no. Avete forse litigato?"
"No, no. Forse Aleksej dovr riposarsi, immagino" si affrett a dire Rupert, e si chiese se Tatjana - con il suo istintivo intuito sentimentale - fosse in grado di cogliere il nuovo e prepotente sentimento improvvisamente apparso nei suoi cristallini rapporti con Nina.
Alle cinque, Aleksej avanz vacillando lungo il corridoio e venne a prendere Rupert: per andare insieme a fare il bagno. Nina si era recata a Yalta, e Aleksej, approfittando dell'occasione, si era fatto accompagnare dall'infermiere e da un amico. Di amici, alla Casa di riposo - s'immagin Rupert - Aleksej doveva essersene gi fatti una dozzina. Accett comunque la proposta del bagno; e nonostante la sgradevole consapevolezza della propria ipocrisia, non gli occorse molto per dimenticare l'inganno perpetrato ai danni di Aleksej, di cui gli sembrava ora di gradire perfino l'invadente, esuberante compagnia.
Aleksej, prima di poter arrivare sulla spiaggia, dovette vacillare incerto, scivolare, cadere... e infine si convinse a lasciarsi trasportare gi di peso per una serie di alti e stretti gradini di cemento. Fu esercizio faticoso, e nondimeno allegro. Vennero a dare man forte anche quattro altri amici. Andarono alla spiaggia privata della Casa di riposo, dove, ad onta dei regolamenti, le brandine allineate lungo la veranda in legno erano occupate da un discreto numero di uomini che dormivano completamente nudi.
Aleksej fece da sveglia a tutti quanti con il suo arrivo. Si lev i pantaloni, e rimase con un paio di calzoncini corti blu.
"Mi pare che l sopra si scivoli un po' troppo" disse Aleksej, osservando la piattaforma di legno che conduceva in mare. "Non credo di potercela fare."
Rupert intanto guardava le gambe di Aleksej, che vedeva ora nude per la prima volta da quando erano stati fra i ghiacci della banchisa; e credette di comprendere che inferno doveva essere camminare per il suo vecchio amico... Gambe bianche, flaccide, prive di muscoli, assolutamente inadeguate a sostenere il peso del florido tronco robusto. Tanto pi sembravano morte o distrutte quanto pi vigoroso e prepotentemente vivo era il resto del fisico.
"Allora ti porteremo noi" Rupert disse ad Aleksej; e fra lui e Gria, l'infermiere, e due altri amici, mentre una ventina di curiosi offrivano gratuiti consigli, sollevarono Aleksej, e lo trasportarono fino all'estremit del piccolo molo.
"Buttatemi dentro, adesso!" esclam Aleksej. "Ma ce la farai a nuotare?" gli chiese Rupert. "Ma... credo di s" disse Aleksej. "Da ragazzo nuotavo sempre negli stagni, con le oche. Buttatemi dentro, coraggio!"
"E... per le gambe?"
"Nichevo" fece Aleksej. "Non so che farmene di quelle."
"Sta bene" assent Rupert, in cui riviveva un po' del vecchio e ben pi duro loro mondo che avevano conosciuto fra i ghiacci polari. Con Grisa, cominci dunque a contare in russo: "Raz! Dva! Tri!"... e scaraventarono in mare Aleksej, fra generali evviva e applausi.
Aleksej and a fondo, ma poi riemerse spruzzando acqua da tutte le parti, i lunghi, folti capelli grondanti e appiccicati sul viso. "Bene" strepit. "Adesso parto per una nuotata..."
"Ehi! Ehi! Si pu sapere che cosa succede?" Era sopraggiunto uno dei bagnini addetti alla Casa di riposo, il quale, come vide chi era in acqua e chi lo aveva aiutato a gettarvisi, si credette in dovere di far sentire il peso della propria legale autorit e responsabilit.
"Fuori dell'acqua, voi" grid sgarbatamente ad Aleksej. "Che cosa pretendereste di fare l dentro, senza gambe?"
"Tutto a posto, tovarish" gli disse Aleksej, muovendo alcune bracciate dimostrative. "Posso nuotare benone."
"No, non  affatto benone. Se poi annegate la colpa me la prendo io. Fuori dell'acqua, ho detto!"
"Ma posso nuotare benissimo. Guardate..."
"Se non venite fuori da voi, vengo io dentro a prendervi e vi tiro fuori con un rampino per le barche" grid infuriato il bagnino. "Non ne voglio di annegati proprio davanti al mio pezzo di spiaggia. Su, fuori!"
Rupert si aspettava di vedere l'amico scoppiare in una fragorosa risata, e allontanarsi poi tranquillamente a nuoto, sicch gi era in procinto di tuffarsi anche lui per essergli vicino nell'acqua e assicurarsi che non gli capitasse qualcosa d'imprevisto, quando, con sua sorpresa, Aleksej desistette.
"E va bene, va bene!" grid Aleksej, all'indirizzo del bagnino. "Per guardate che vi stacco la testa quando vengo fuori."
"Provatevi" fece il bagnino, in tono di scherno.
"Venite gi su quello scalino a darmi una mano, e vedrete..."
Ridevano tutti. Aleksej era infuriato, e nondimeno ubbidiva, quasi che alla guardia di salvataggio si dovesse ubbidienza e rispetto come a un sovrano nel suo dominio. Rupert e Gria gli andarono incontro scendendo gli scalini, e lo aiutarono a uscire dall'acqua; Aleksej allora si avvi con passo vacillante verso il bagnino e gli disse: "Ehi, sentite! Fate attenzione! Adesso me la vedo io con voi...".
Rupert fece per ridere, ma sembrava che gli astanti prendessero molto sul serio la cosa. Qualcuno ammon Aleksej, dicendogli che si stava comportando in modo troppo scriteriato. Intervenne anche un vecchio completamente nudo con una lunga barba bianca tagliata a punta, e con tono di sussiego lo ammon: " dunque cos che si comportano i nostri eroi? Tovarish, voi state dando un cattivo esempio".
"Ma questi bagnini ci trattano come fossero dei carcerieri" protestarono alcuni degli astanti. "Siamo qui a passare le ferie, in fondo. Lasciatelo un po' in pace Vodopyanov!"
Qualcuno cerc di trattenere Aleksej; e intanto il bagnino prese ad allontanarsi tronfio e impettito, il che infuri ulteriormente Aleksej, che si sforz di seguirlo, incerto, vacillante, sempre minacciando di staccargli la testa. Il vecchio completamente nudo con la barba bianca camminava di fianco ad Aleksej, e continuava a redarguirlo con parole aspre:
"Compagno... voi siete incolto e ineducato. Non vi comportate come dovrebbe fare un eroe. Voi ci fate provare vergogna di fronte a uno dei nostri ospiti stranieri."
"Ma che cosa ne sapete voi degli eroi?" ringhi improvvisamente Aleksej, girandosi verso il vecchio.
Aleksej, comunque, si era evidentemente offeso per l'accusa di essere "incolto e ineducato", sicch fin per appoggiarsi pesantemente a Rupert e Gria, e con passo incerto si lasci guidare lungo la scivolosa piattaforma. Poi s'infil i pantaloni sopra i calzoncini bagnati annunciando sdegnato che se ne andava da una spiaggia cos insultante; e fra i suoi brontoli adirati e le sommesse minacce di Gria, che se si ostinava a comportarsi in maniera cos sconveniente, di certo lo avrebbero subito rispedito a Gagra, Aleksej infine si avvi su per gli scalini, e risal quindi il pendio, e i sentieri che si stendevano intorno alla Casa di riposo, in cui entr dichiarandosi finalmente sconfitto. Si lasci andare spossato sopra un bianco divano, e tirando penosamente su le gambe, disse a Rupert:
"Che cosa vuoi che ne sappia questa gente degli eroi, Rupert? Credi che ne abbia qualche idea?"
"Mai pi, figurati... neanche la pi pallida idea" assent Rupert, in tono suasivo, e si chiese come l'esuberanza di quel russo avrebbe mai potuto arrendersi di fronte alla morte, allorch, un giorno sia pur lontano, essa gli si fosse presentata anche a lui consegnando il conto definitivo. Pareva impossibile. E fatto strano, solamente ora, gli sembrava di cogliere l'impressione di saper apprezzare a fondo la risolutezza e la decisa ferocia dimostrate da Aleksej, e la sua strenua volont di sopravvivere ai durissimi mesi di sofferenza e di freddo e di dolore conosciuti all'Artide.
Era pur vero quello che aveva detto al vecchio con la barba: che cosa poteva saperne lui degli eroi?
A mezzanotte, e dopo aver aspettato per quasi un'ora sul balcone con Nina, nel silenzio e nel tepore e nella confortante sicurezza del cupo azzurro d'una notte d'estate, la voce di Jo, infine, gli giunse carica di tutta l'aurea sua impulsivit, di estiva insistenza inglese.
"Pronto, Jo" grid Rupert, e le sue parole si propagarono attraverso le assonnate pareti di mezzanotte. "Come stai?"
All'altro capo del filo la voce spar per un momento, e lui ebbe quasi la sensazione che la stessa Jo, cos come la voce, stesse indietreggiando, ondeggiando, sicch grid ancora pi forte, si ostin per farla tornare.
"Quando venite a casa?" gli stava chiedendo Jo. "Mi sembra quasi di parlare con un russo. Siete poi stati sull'isola? Ho appena avuto la tua lettera..."
"S" disse Rupert, e imprec mentalmente al ricordo di quell'isola. "Ci siamo stati. Senti... Penso che forse potremmo essere a casa fra una settimana..."
"Ma io aspettavo di vedervi oggi o domani. E Rolland...  li?"
La sua voce svan di nuovo, e lui grid: "No, adesso dorme". Non le aveva mai parlato del campeggio, n dell'assenza di Rolland. Per quello c'era tempo. Erano cose che potevano aspettare. La comunicazione si affievol ancora. Poi non si sent pi nulla: Jo era sparita, completamente. Torn d'improvviso, a mezzo d'una confusa spiegazione in cui diceva di Tess, che per due giorni era stata in clinica...
"Ma perch in clinica?" l'interruppe Rupert. "Pensavo che stesse meglio."
La comunicazione s'interruppe; Rupert pass il ricevitore a Nina, che prese animatamente a discutere con frasi stridule con la centralinista e poi riappese.
"Cercheremo di darle di nuovo la comunicazione" gli spieg Nina.
"Jo mi stava proprio parlando di Tess... l'hanno portata in clinica."
"Aspettiamo" disse Nina.
Tornarono nell'azzurro cupo del balcone affacciato sul Mar Nero, dove s'increspavano minuscole onde di lattescente chiarore lunare, finch le guardie di frontiera, all'improvviso, non accendevano le fotoelettriche, e come torta tagliavano la massa oscura in tante fette.
"Non occorre che aspetti anche lei, Nina" disse Rupert.
"Oh, tanto... adesso non ci vorr molto."
Nina stava riacquistando il proprio senso del dovere, la sua impersonale attenzione per lui. Eppure Rupert si sentiva nuovamente in pericolo, giacch anche le piccole manifestazioni di disciplina si trasformavano in qualcosa che contribuiva a far loro ricordare perch stavano imponendosi una disciplina. Le cose peggioravano, invece di migliorare; e sebbene avesse sperato di poter trovare una via di salvezza nella voce di Jo, sebbene si fosse illuso che il solo sentirla potesse di colpo sistemare un'altra volta ogni cosa... Rupert ora si vedeva costretto ad ammettere che non poteva essere cos facile. Jo era Jo. E la sua voce normale e distante e impersonale, cos come sembrava sempre. Una sola parola intima, segreta di Jo... e di colpo si sarebbe sentito rianimato; Jo invece non aveva parole intime o segrete. Con lei qualunque cosa era splendidamente in piena luce; e perfino l'amore, e l'affetto e il matrimonio. Jo era di una sincerit cos assoluta che ora lui si sentiva come un ladro.
"Ma se per caso dovesse svegliarsi" Rupert chiese a Nina "Aleksej non starebbe in pensiero?"
"No, no" spieg lei, con estrema calma. "Sa dove sono; e poi ho lasciato con lui Grisa, finch non sar tornata di sopra. Dormiva molto profondamente."
Ma perch vuoi proprio starmi a sedere cos vicina? Rupert avrebbe voluto chiederle, cinicamente. E tuttavia il cinismo assai difficilmente avrebbe potuto adattarsi al suo umore, o alla sua stessa indole. Capiva che anche lei stava soffrendo lo stesso suo travaglio di dubbio, gli stessi assalti al corpo e alla mente. Per lei, forse, doveva essere ancor peggio, in quanto l'altro aspetto della sua vita non era distante che pochi metri, al piano superiore, e lei era costretta ad andare dall'uno all'altro sapendosi mantenere calma e serena e padrona di s, e contemporaneamente sventando continui attacchi alla volont e alla coscienza.
"Sono davvero molto spiacente, Nina" disse Rupert. in tono incerto, sfiduciato.
Lei comprese quanto intendeva. " un problema mio adesso" gli rispose, quietamente.
E lo era, cos come lui sapeva qual era il proprio problema. Gli aveva detto molto la voce di Jo. Non che per lui fosse del tutto nuovo quanto erano diversi nell'indole, lui e Jo... nell'indole, cos come nelle loro nascoste, intangibili fonti di affetto. Pure, in quel momento, gli stava diventando evidente che simile differenza non esisteva fra lui e Nina. Anzi, di fatto, essi erano estremamente, eccezionalmente affini; e qualunque fosse la debolezza morale a cui ora cercavano di opporsi entrambi, esisteva nondimeno anche una identit morale, singolarissima e strana, quale prima d'allora gli era facile comprendere di non avere mai avvertito in altri.
"Lei non deve pensare o preoccuparsi tanto" gli disse Nina, dolcemente. "Per me va tutto bene."
Le donne - pens lui - avevano la capacit di essere sorprendentemente calme, forti. Nina sembrava calma, eppure lui non se ne sentiva del tutto sicuro; ma intervenne il telefono a risparmiargli l'imbarazzo di altre ardue domande senza possibilit di risposta. Ancora una volta gli giunse la normalissima voce di Jo, e ancora una volta s'ingegn di estrarre un vincolo segreto dalle lontane parole che gli diceva. Ma non era possibile.
"Oh, no, volevi sapere di Tess... le hanno dovuto fare solo un clistere molto sgradevole" gli grid Jo. "Tutto qui. Dovevano fare degli esami, e adesso dicono che va tutto benissimo."
"Magnifico" strepit lui. "Arriver il pi presto possibile."
"S, per guardati bene dal prendere l'aereo" intim Jo.
"Ma perch?"
"No, ti prego! Non prendere l'aereo con Rolland. Sono solo due giorni di treno a venire da Mosca, e quindi fammi il sacrosanto piacere di non viaggiare in aereo con Rolland."
"Va bene" grid Rupert, e questa volta si sent un po' meglio. I figli - dopotutto - si proteggono al di sopra della propria vita, e di tutto, dell'intero mondo. Era un'intimit che non aveva bisogno di essere corroborata da nessun aiuto. I figli costituivano pur sempre l'effettivo premio dell'amore, indipendentemente da qualsiasi altra cosa potesse mancare, indipendentemente da qualsiasi altra e sia pure eccezionale affinit si potesse improvvisamente scoprire altrove... e in et non pi giovanissima.
Nonostante questo, ora sembrava che contassero anche i minuti.
Lui pensava che assai difficilmente potesse valerne la pena, e tuttavia, la mattina dopo, in giardino, dove Aleksej, con il cappello di paglia, si sforzava di acchiappare al volo una farfalla bianca, mentre Nina gli traduceva le notizie della "Pravda'', Rupert sobbalz nell'udire un breve trafiletto che lei gli lesse casualmente fra molti altri.
"Venerd scorso" lesse Nina "un sedicente studente inglese  stato arrestato a Mosca, dove operava da tempo agli ordini di una potenza straniera svolgendo attivit di spionaggio e raccogliendo informazioni di natura economica e militare. L'arrestato ha ammesso la sua infame attivit, e ha inoltre permesso d'individuare anche altri agenti..."
"E come si chiama?" volle sapere Rupert.
"Non lo dice" fece Nina, e prosegu la lettura... nel Congo, gli americani (secondo la "Pravda'') cercavano di provocare il distacco del Katanga dal vero e proprio Congo; e il fruttuoso esito conseguito con un satellite artificiale pesante oltre cinque tonnellate, con animali a bordo, che i russi avevano fatto felicemente atterrare due settimane prima, dopo che aveva percorso numerose orbite.
"Non  ancora tornato Teddy?" s'inform Rupert.
Lei sollev gli occhi dal giornale. "Credo che adesso si trovi a Mosca" gli disse. "Ma perch si preoccupa tanto per Teddy? Lo vedr, stia tranquillo... lo vedr di certo."
"Lo so, ma ne sento come la mancanza" volle spiegare Rupert.
Pure, gli era impossibile nascondersi che il ritorno di Teddy - e senza pi nessun dubbio, ormai - avrebbe segnato la sua condanna. Non erano esagerazioni. Se ne sentiva sicuro. Ma ormai poteva farci ben poco, dal momento che Nina, sia pure con ogni buona volont, avrebbe potuto prenotargli un posto solo sull'aereo di venerd per Mosca. Forse, con un po' di fortuna, gli sarebbe stato possibile arrivare la stessa sera del venerd a Mosca, e poi prendere il treno della domenica per Londra.
Teddy, in ogni modo, sarebbe certo comparso prima, o tutt'al pi lo avrebbe intercettato a Mosca.
Stava davvero cominciando a diventare molto difficile vivere con calma in mezzo a tanto disordine mentale. E questo forse rendeva inevitabile anche il disordine fisico, giacch Rupert, l'indomani mattina, si svegli fiacco e caldissimo. Aveva la febbre, e gli sembrava di sentirsi tutte le ossa rotte, il corpo insopportabilmente pesante. "Influenza!" si disse. Cerc di non farlo capire a Tatjana e Nina, che come al solito si affaccendavano a preparargli la prima colazione. Ma s vedeva troppo, e inoltre si sentiva troppo male per poter stare a lungo seduto.
"Voi dovete avere la febbre" disse Tatjana.
"Ha una cera molto brutta" osserv Nina.
Lui accenn di s con la testa, sconfortato. Ma in fondo non faceva piacere vedersi attorno due giovani donne cos premurose, attente? Si sentiva troppo esausto per opporsi o protestare, e le due donne, con piglio autoritario, lo convinsero a mettersi di nuovo a letto, dove fu ben felice d'infilarsi sotto i lenzuoli ancora caldi e lasciare che sfinimento e sconfitta morale gli scuotessero il corpo con lunghi brividi.
...
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Capitolo 38.
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La sua malattia fu complicata da Nina, e dai medici.
Nina si mise di guardia alla sua camera e la difese contro qualsiasi visitatore, e specialmente Aleksej. A parte Tanja, nessun altro aveva il permesso di andare o venire. Rupert si trov dunque isolato proprio quando stava facendo l'abitudine a visite di sconosciuti, che bussavano alla sua porta semplicemente per vederlo e dirgli quanto erano felici di poterlo conoscere. Un giorno, aprendo la porta, gli era comparsa davanti una donna con un gran mazzo di fiori che gli aveva detto: "Oggi non sto tanto bene, ma ho pensato che vi avrebbero fatto piacere questi fiori da mettere sul tavolo. Mi dispiace di non stare tanto bene". Lo aveva mormorato in fretta, e subito era sparita. Una donna mai vista. Perch poi avrebbe dovuto preoccuparsi se lei non stava tanto bene? Che cosa poteva importargliene? Ma i russi avevano una straordinaria propriet di trascinare chiunque nelle loro vite, innocentemente e integralmente; e in fondo anche - quelle visite inattese cominciavano a fargli piacere. Ora Nina ne decret la fine.
L'uno dopo l'altro comparvero invece i diversi medici della Casa di riposo, finch non l'ebbero visitato in nove. Rupert era convinto che lo facevano pi malato di quanto non fosse, anche se si sentiva molto spossato, indolenzito. Infermiere gli contarono le pulsazioni e prelevarono campioni di sangue; e medici gli misurarono la pressione, e controllarono i polmoni, il cuore, la respirazione-
"Basta, basta con i medici!" Rupert supplic Nina, alla fine del secondo giorno.
"Ma devono pur trovare qual  la sua malattia" protest lei.
"Lo so io che cos' la mia malattia."
Nina lo guard scrollando il capo. Era molto preoccupata. Talmente preoccupata che quasi non avrebbe voluto lasciarlo solo neppure per qualche momento; e anche quando si assopiva, durante la giornata, Rupert sapeva che lei sedeva sempre nell'altra camera, a leggere o a scrivere, e aspettava che la chiamasse, per sentirsi poi dire che poteva lasciarlo solo, andare...
"I medici non lo sanno ancora" obiett Nina, ora "e quindi... mi spiega come pu saperlo lei? Adesso le dovranno fare anche delle radiografie del torace."
"Ma  un'influenza" disse Rupert, abbandonandosi piacevolmente al dolce languore della malattia. Che cosa poteva pi importargli di quanto avveniva? Sapeva che sarebbe finito tutto bene, doveva finir bene. C'era Nina, avrebbe pensato lei a far si che non gli accadesse nulla di male. Gli sembrava di sentirsi sicuro per la semplice presenza di quella donna eburnea e compresa; anche se la notte, quando fu solo, cominci a percepire uno strano senso d'inquietudine fisica, dato che faceva fatica a respirare, sebbene non avesse che qualche linea di febbre e i sintomi d'influenza fossero scarsissimi.
Allora comprese che forse aveva qualche cosa di pi grave d'una semplice influenza.
La mattina, una delle dottoresse - un'armena dai grandi occhi scuri - gli chiese se si sentiva di scendere nel seminterrato dov'era la sala radiologica.
"Certamente" disse Rupert, sebbene ne dubitasse. Ma s infil frettolosamente la vestaglia, e in pantofole scese da basso senza l'aiuto di Nina.
Nina era misteriosamente scomparsa, sicch lui si trov da solo nella scura sala delle radiografie con la dottoressa armena - che parlava francese - e un uomo anziano con un grembiule di gomma infilato sopra il camice. Quando ebbero finito, Rupert sal lentamente le scale; e and nella sua camera e s'infil a letto e dorm e si svegli solo quando giunse Tatjana. Gli aveva portato del pollo, e lui allora le disse con fare molto sentimentale:
"Noi uomini siamo sempre dei bambini, Tatjana. Solo le donne sono forti. Non  cos?"
"Dipende dal fatto che noi donne sappiamo piangere pi facilmente" disse Tatjana, indaffarata. Lui rise. Quella voce di eterna, perenne vittoria... la voce russa! Ma dove mai andavano a prenderla?
Torn infine anche Nina, e l'accompagnava il decimo medico... una donna che aveva l'aspetto d'una buona massaia inglese di provincia: magra e sciupata, e con ogni probabilit molto intelligente. Teneva in mano le lastre delle radiografie; Nina la present come una specialista di Yalta, dottoressa Dolidze.
"Allora dev'essere georgiana" osserv Rupert.
Lei comprese, e annu; e poi - per il tramite di Nina - cominci a fargli una serie di domande concernenti soprattutto la tubercolosi... Ne aveva mai sofferto?
"Certo che no!" esclam Rupert.
"Ha fatto spesso delle radiografie?" gli chiese Nina, traducendo la domanda della dottoressa.
"In marina, e poi quando sono tornato dal Polo."
"Non hanno riscontrato nessun indizio?"
"Assolutamente nessuno. Perch?"
"Nella sua famiglia esistono dei precedenti della malattia?" volle sapere la dottoressa.
Rupert ammise che suo padre era morto di tubercolosi nel 1935, a Penang. E tuttavia, quantunque fosse chiaro qual era la specializzazione della dottoressa, e dove miravano le sue domande, ancora non voleva convincersene... Non era possibile che il suo corpo lo tradisse proprio in quel momento, e in tale misura!
"La dottoressa vorrebbe sapere qualcosa circa il periodo da lei trascorso sulla banchisa polare con Aleksej" gli disse Nina; e ora si capiva che il suo femmineo vigore andava via via acquistando forza - a ogni concetto, ogni parola - da ci che a esso derivava dal suo stesso senso di protezione per lui. Era facile comprendere quale fosse la sorgente di quella forza, eppure anch'essa non avrebbe potuto far altro che sospingerli sempre pi profondamente l'uno verso l'altra... giacch ora gli occorreva veramente il sostegno di Nina.
Era un orribile mostro quello che gli veniva posto davanti, e per poterlo affrontare e combattere e vincere gli occorreva ora il completo appoggio morale di Nina.
"Ma  impossibile, Nina" disse Rupert. "Non posso avere la tubercolosi."
Sconsolata, Nina lo fiss senza parlare.
"Che cosa dice la dottoressa Dolidze?" chiese lui. La dottoressa lo aveva visitato minutamente, e gli aveva esaminato l'addome, le gambe, ne aveva auscultato il cuore, i polmoni. Poi aveva di nuovo studiato le lastre, e aveva letto una serie di reperti e analisi del sangue.
"Dice che lei deve aver subito da poco tempo una forma tubercolare, oppure che deve esserne affetto. Penso che sarebbe un errore mentirle, Rupert... Lei attualmente presenta tutti i sintomi della tubercolosi, e anche in considerazione di quello che ha passato sulla banchisa polare, e inoltre del fatto che suo padre mor appunto di questa malattia, la dottoressa  certa che lei ne sia affetto..."
"E io non ci credo" si ostin Rupert.
"Ma s pu curare!" si affann a spiegargli Nina. "Non  pi cos brutta, adesso. Esistono medicine adatte. Tutti hanno le medicine adatte a combatterla, anche gli inglesi. Occorre del tempo, vero; ma non  pi una malattia cos brutta. Non si preoccupi... per favore, non si preoccupi."
"Ma io non mi preoccupo affatto, dal momento che non ne sono affatto convinto" disse Rupert, e dicendolo sapeva che cosa potevano significare ora per lui sei mesi o un anno di tubercolosi. Sapeva com'era odiosa quella malattia per gli altri, e che cosa poteva fare di quel po' che ancora sopravviveva del suo gi intaccato morale.
"Dovr pur dimostrarlo" disse ancora, cocciutamente "prima che io me ne convinca."
"Neanch'io desidero lasciarmene convincere" gli disse Nina, dolcemente; e tuttavia - nell'osservarla mentre parlava con la dottoressa, e ne vedeva il chiaro, fermo viso russo assumere una sempre pi marcata espressione di durezza e volitivit e decisione - Rupert comprese che gi si era fatta convincere dalla specialista, e gi stava impegnandosi a salvarlo pur non sapendo ancora come. Gi Nina stava prendendo sopra di s l'intera, la completa responsabilit per lui, cos come per la sua malattia e la sua guarigione, e lui si abbandon quindi all'indietro sui guanciali con la sensazione che ora non sarebbe mai pi stato in grado di sfuggirle.
Obbligato a letto, e inerme, impotente, Rupert aveva troppo tempo per pensare e per preoccuparsi, ma parallelamente gli mancava una lucidit sufficiente a difendersi. Si era sforzato di scacciare dai propri pensieri Coleman, e ormai aveva perso qualsiasi interesse per la disinteressata forma di spionaggio voluta da J. B. Lille. A che cosa poteva servire tracciare immaginosi, fantasiosi schemi dei sentimenti sovietici e miopemente cercare teste di sbarco atomiche, quando lui per primo era in balia di un esempio pratico di quegli stessi sentimenti, e si trovava bloccato proprio in una testa di sbarco di ben altro genere? Vi si vedeva strangolare pian piano dal filo spinato, e stava quasi per morirvi soffocato da lunghi, arrugginiti e consunti avanzi di quanto ancora si voleva definire servizio d'informazioni militari.
Pensieri amari, giacch chi maggiormente lo preoccupava era Teddy. Dov'era Teddy? E Rupert si sforzava di addossare agli altri la colpa della difficile sua situazione: Phillips-Jones, al Meteorological Office, e anche Paul Poole, e lo stesso suo vecchio, timido, narcotizzante amico J. B. Lille. Ne avevano colpa loro se lui ora si trovava preso in una trappola, e anche la natura che gli aveva giocato uno sporco tiro facendolo ammalare.
Ma quel genere di pensieri non lo portavano in nessun posto, sicch decise di non pensare affatto. E comunque, egli sapeva di aver ancora un'ultima probabilit poich disponeva di due salvacondotti... Non poteva convincersi che il proprio corpo avesse soggiaciuto a una cos orrenda malattia; e sapeva che anche se si fosse giunti agli estremi e lo avessero accusato di spionaggio, Nina si sarebbe battuta con unghie e denti per lui. Doveva. Faceva parte anche questo della loro eccezionale affinit morale, tacita e segreta. Colpevole o no che fosse, Nina mai e poi mai avrebbe facilmente permesso a Teddy di portarselo via.
E tuttavia non poteva fare a meno di chiedersi che cosa le avrebbe detto di fare questa volta il suo senso del dovere; e quanto a quello, che cosa il proprio senso del dovere gli avrebbe a sua volta dettato. Erano davvero appaiati con una singolare parit. Ma Nina certamente avrebbe pur dovuto comprendere che in lui esisteva ben altro che non stupidi brani d'invisibili appunti sull'azzurra guida turistica.
Nina era andata a prendergli Rolland. Posto che la febbre non fosse ulteriormente aumentata, i dieci medici avevano sentenziato che poteva viaggiare - in posizione orizzontale, s'intende - quanto meno fino a Mosca. L lo avrebbero visitato altri specialisti. E ora, aspettando impaziente il ritorno di Nina, Rupert stava giocando a scacchi con Aleksej, il quale giocava come avrebbe potuto farlo un drago, e spazzava via qualunque sua prudente apertura con una gioia feroce che lo faceva trasalire.
Rupert ormai sapeva che in qualsiasi contesa, per trascurabile o impegnativa che fosse, Aleksej sempre lo avrebbe superato, e per la sua energia, e per la sua resistenza. Anche questo faceva parte del quadro generale della Russia. Sarebbe stato bello farlo sapere a J. B. Lille, in quanto, se mai si fosse giunti a una guerra, i russi avrebbero resistito di pi che chiunque altro, e gli sarebbero sopravvissuti, Rupert lo sapeva con certezza, dal momento che li sapeva tanto pi coriacei e spavaldi e sicuri di se stessi, e cos resistenti a qualunque circostanza, sia psicologica, sia fisica, che ne traeva l'impressione assurda di essere uscito da un mondo occidentale molle e stranamente indulgente.
"Sbagliato!" gli stava ora gridando Aleksej. "Ma Rupert... Se apri cos, ci sono parecchi metodi sicurissimi per batterti."
Aleksej conosceva quasi tutte le mosse d'apertura classiche degli scacchi, e similmente ne conosceva le possibilit difensive o offensive. Perci Rupert era gi moralmente battuto ancor prima che potesse fare tre o quattro esitanti mosse inesperte.
"E va bene. Hai vinto" disse, con voce stanca.
"Un'altra! Per, stavolta, muovi prima il pedone... cos; e poi muovi il cavallo.  un'ottima mossa di apertura. Famosissima."
"Tu comunque conosci la risposta anche a questa... ci scommetto."
"No, veramente. Per adesso non la conosce ancora nessuno."
"Va bene" assent Rupert, deciso a inquadrare una volta per tutte nella mente anche quel problema. "Allora... muovo prima il pedone e poi il cavallo, come dici tu." Ma sapeva che sarebbe stato di nuovo sconfitto, e si consol con un involontario pensiero: sapeva che lui - lui solo - possedeva ben chiuso in fondo al proprio il segreto del cuore di Nina Vodopyanova... e questo era certo assai pi di quanto non possedesse Aleksej, o la sua energia vitale. Era un segreto per cui non esistevano classiche mosse d'apertura o d'offesa, ma esclusivamente l'intangibilit d'un misterioso nucleo che non aveva niente a che vedere con i giochi intellettuali, e neppure con le passioni n con l'attrazione fisica. Se si poteva definirlo amore, ebbene... in tal caso si poteva senz'altro considerare innamorato di Nina Vodopyanova, cos come lo era lei di lui. Ma non poteva definirlo amore, per il semplicissimo fatto che non gli era possibile amare due donne. No, impensabile. Alla sua mente non si era mai presentato il minimo dubbio sull'amore che aveva per Jo. "E questo  quanto" si disse Rupert, una volta di pi, e qualunque fosse il sentimento che provava per Nina, decise che senza dubbio era un sentimento completamente diverso.
"Adesso stai pensando" lo rimprover Aleksej. "Non stai giocando a scacchi."
"Scusami" disse Rupert. "Non valgo davvero gran che a questo gioco."
"Ma  cos semplice!" esclam Aleksej. "Esistono delle regole ben precise. Solo che tu sei come Nina... Perch applicarsi tanto seriamente a un gioco? dice lei. Be', le rispondo, aiuta a sviluppare le capacit di concentrazione, a far progetti. Tu sei un navigatore, Rupert; e quindi non  giusto che tu non giochi a scacchi. A Nina non piace sprecare il suo tempo." Aleksej radun i pezzi, accingendosi a interrompere il gioco. "Sai..." aggiunse: "Lei sta molto in pensiero per te".
"Devo averle procurato davvero una gran quantit di preoccupazioni."
"No! Sono solamente io l'unica sua preoccupazione. E credo che adesso sia troppo, troppo stanca... stanca di me. L'ho esaurita." Aleksej assunse un'aria assorta, preoccupata. "Anche ieri sera si  sentita male. Una volta  stata molto ammalata, lo sapevi?"
Rupert annu, desideroso di non sentirselo dire; e tuttavia decise di ascoltare per comprenderlo e soffrirne.
"Nina non  granch forte, anche se lo pensa. E quando  infelice, finisce sempre che diventa molto magra e nervosa. Una volta, quando accaddero delle disgrazie davvero tristi, Nina pens addirittura di uccidersi, e io allora le dissi: "No, Nina... per un comunista non  affatto bene pensare di uccidersi. Pessimo comunista sarebbe"."
Rupert non se la sentiva di guardare Aleksej, perch non osava osservarlo con attenzione sufficiente a scoprire se lo stesse avvisando e volesse fargli capire quello che sapeva. Aleksej comunque doveva essere solo preoccupato per Nina, e perci stava semplicemente parlando a caso... null'altro. Rupert infine lo guard, e comprese di non essersi sbagliato: Aleksej non sapeva nulla, eccetto che Nina, all'improvviso, attraversava momenti d'una nuova, incomprensibile angoscia, e questo genere d'infelicit forse acuiva in lei memorie di un'altra infelicit crudamente sofferta... quando aveva perso i suoi figli, quando aveva pensato addirittura di uccidersi gettandosi sotto un treno.
"Vedrai che star di nuovo bene non appena sar partito" gli disse Rupert. "Allora non avrai pi motivo di preoccuparti. Lo so, per lei sono davvero stato una grossa responsabilit."
"S, lo ammetto" assent Aleksej, e chin pi volte il capo, quasi volesse sottolineare quella conferma, e le sue preoccupazioni.
Rolland si dimostr molto compassato e calmo anche quando vide suo padre ammalato. Al primo sguardo, lo si sarebbe quasi potuto credere un ragazzo russo... forse per il modo di portare la camicia, o i calzoni, o i capelli, o il fazzoletto rosso. Era stracarico di libri e modellini e distintivi e fotografie. Lo avevano accompagnato anche due dei suoi nuovi amici; e Rupert - sempre a letto - si trov di colpo a chiacchierare con una graziosa e biondissima fanciulla sui dodici anni (che ovviamente doveva gi esercitare una forte presa sulla vita di Rolland) e con un ragazzino un po' pi giovane che come si capiva solo a guardarlo doveva sognare avventurosissimi sogni. Ben difficilmente parlava con qualcuno, e tuttavia, a quel che sembrava, Rolland doveva essergli molto attaccato. Fra di loro parlavano in russo; e ascoltandoli, Rupert fu sbalordito del modo infantile ma scorrevolissimo con cui suo figlio si era impadronito della nuova lingua.
" un ragazzo straordinario" comment Nina, piena di tenerezza e di orgoglio. "Ma senta... senta come parla il russo."
"Come hai fatto a impararlo cos in fretta?" gli domand Rupert.
"Non saprei" spieg Rolland. "All'Artek quasi tutti parlavano inglese. Qui studiano tutti quanti l'inglese, lo sapevi?"
La voce calma, quasi priva di emozione del figlio rinfranc Rupert. Ebbe la sensazione di essere appena emerso da un oscuro, profondissimo pozzo. Per tutto quel tempo lo avevano segregato in un mondo che con il suo non aveva assolutamente nessun legame. Nessuna meraviglia quindi se aveva potuto ingigantire sentimenti ed emozioni e paure.
"Meglio, meglio cos" disse a Rolland, allegramente. "E allora,... adesso si pu anche andare a casa."
"E la tua polmonite, va un po' meglio?" s'inform Rolland.
Rupert colse il lieve cenno di Nina, e disse: "S, certo. Ormai  quasi passata".
Gi si era provveduto a preparare i suoi bagagli, e Nina, naturalmente, aveva pensato ad acquistare i biglietti, a organizzare il viaggio in treno, il trasporto alla stazione e anche la mesta cerimonia degli addii. Nina li avrebbe accompagnati personalmente fino a Mosca.
Almeno un centinaio di persone vennero a stringergli la mano, e gli portarono doni e distintivi e fiori e perfino una enorme anguria. Fu Tatjana a rendere difficile il distacco, comunque.
Tatjana - per cos dire - era una ragazza dal cuore in mano, e tutta l'operosit e l'energia e l'affaccendarsi con cui aveva ultimamente soffocato la propria esistenza ora stavano per interrompersi. Altri, forse, avrebbe potuto gioire dello stesso genere di affanni e devozione che lei gli aveva dedicato? No, si disse Rupert, non gli sembrava probabile, e neppure facile; e se anche non gli sarebbe mai stato concesso di conoscere quanto veramente fosse affetto per lui, e quanto per Nina, o attaccamento al lavoro come tale, gli era nondimeno possibile capire di essere stato inconscio spettatore di un meraviglioso esemplare del suo stesso conio in pieno fervore operoso. Per anni aveva creduto nei veri valori del lavoro, nella sua pratica realt e perfino nella peculiare specie di onore che ne scaturiva. Tanja non credeva certo in simili sciocchezze, per il semplice motivo che non aveva nessun bisogno di credere in qualcosa che le veniva dalla sua stessa natura e formazione.
Quello che aveva imparato da Tatjana, o meglio, quanto gli aveva insegnato lei, era che per quanto potesse stimare, ammirare il lavoro, egli in definitiva altro non era se non semplice dilettante in quel campo; e ci aveva imparato standosene a guardarla e avvertendo la funzionale fedelt in lei esistente verso quanto faceva. No, ora non si sarebbe mai pi lanciato a tracciare ampollose teorie su cose che in effetti non aveva mai conosciuto, e su cui non si era nemmeno trovato a dover fare assegnamento esclusivo, n aveva mai completamente compreso.
Rupert si chiese se anche dopo essere giunto a tanto gli fosse veramente possibile comprenderle appieno.
E Tatjana pianse, dunque. Pianse, e si asciug gli occhi con il fazzoletto, e affettuosamente baci Nina, l'abbracci. E quando Rupert, infrangendo d'un tratto la propria corazza, si chin a sfiorarle la guancia con un bacio, Tatjana gli gett al collo entrambe le braccia e lo baci con trasporto e gli disse: "Nu... Rupairt! Siete stato molto caro. Voi mi sembrate proprio come quel piccolo inglese, come quel piccolo inglese, lord Fauntleroy".
Rupert si domand se avesse udito bene. Ma s, sapeva di non essersi sbagliato. Ne fu cos sorpreso che dimentic gli addii e disse:
"Ma che cosa sa lei di lord Fauntleroy?"
"Oh, ho letto il libro tanto tempo fa. Come ho pianto..."
"Tanja!" esclam Rupert, commosso. "Non lo dica mai pi a nessun altro quello che mi ha detto adesso! La prego..." E abbracci anche lui Tatjana, tanto che ora fu lei a esserne sorpresa; e soltanto il trambusto degli altri saluti lo distolsero dall'indulgere a gioia e piacere in misura forse maggiore di quanto sembrasse lecito e conveniente... anche considerando tutte le altre sue preoccupazioni.
La partenza, inoltre, significava l'ultimo, definitivo distacco dal compagno d'un tempo. Comunque andassero le cose, vi erano infatti scarsissime probabilit che avesse mai occasione d'incontrarsi nuovamente con Aleksej.
Aleksej, evidentemente, avrebbe avuto in animo di montare in treno e accompagnarli fino a Mosca, ma Nina, con altrettanta evidenza, lo aveva supplicato di non farlo, e lo aveva dissuaso esortandolo a non dimostrarsi un irresponsabile, a pensare quanto meno all'amico e ospite cos stanco e gravemente ammalato e certo incapace di sostenere l'inesauribile agitazione che sempre si diffondeva da qualsiasi cosa fatta in compagnia di Aleksej.
Questi volle comunque accompagnarli con la grossa berlina scura fino alla stazione ferroviaria di Simferopol, e cerc di portare le valigie dell'amico e lo tratt come se gli abbisognassero tutte le attenzioni e l'assistenza delle quali lui - Aleksej, con il proprio eccesso di energia e di forza - s'illudeva di potergli essere prodigo. In macchina, per un'ora, Aleksej si tenne stretto un braccio di Rupert, e con la mano libera di tanto in tanto gli dava un affettuoso colpetto sul ginocchio e diceva: "Ah, Rupert! Chiss come sarai contento di vedere tua moglie, di trovarti ancora a casa nel tuo splendido paese. A proposito... le rose ci sono in Inghilterra?". Aleksej a un certo punto si curv a chiedere a Rolland, che sedeva davanti con i suoi due amici. "Ecco, ecco! Guarda... guarda che rose canine abbiamo da noi!" La macchina aveva superato i cespugli di rose gi da parecchi chilometri. "Ah, vero..." riprese Aleksej: " proprio triste doversi separare da un cos buon amico".
Rupert sapeva che quando se ne fosse finalmente andato dalla Russia, la sua partenza sarebbe avvenuta sotto l'ombra di questa stessa immensa parola, questa invocazione al suo cuore per una profonda, leale amicizia. Ma ora non se ne dava pi pensiero. N pi era un'invocazione cos spaventosa per un uomo spaventato, eppure deciso a custodire le proprie sacre amicizie con le sole chiavi che davano accesso alla sua coscienza, ed erano sicuramente riposte con mille altre in luogo inaccessibile, inviolabile, intangibile. Poteva guardare senza esitazione Aleksej, e poteva vivere l'intero significato di quella parola, e accettarlo senza sentirsene atterrito, o cosciente che s'intendeva trasformarlo nel mostro stesso delle sue responsabilit.
L'unico, il solo mostro che ancora sussisteva era quello che si era creato egli stesso, e anche se non era pi comparso Teddy, gli sarebbe stato impossibile fare a meno di chiedersi fino a che punto fosse veramente in salvo: quanto della sua paura era immaginazione frutto di colpa, e quanto era terrore generato da un morale compromesso e vacillante?
Alla stazione, Rupert attese in disparte il formale commiato fra Nina e Aleksej. Essi, ovviamente, si erano gi salutati altrove in altro modo, e questo non era che un congedo ufficiale, un fugace abbraccio privo di qualunque significato. Nina supplic il marito di essere prudente, e lui annu e promise di non strapazzarsi.
"Aleksej!" gli disse Nina. "Mi raccomando... non devi agitarti, mai! Fallo almeno per me..."
"Non stare in pensiero. Aspetter che tu sia di ritorno."
Aleksej allora mosse vacillanti passi fino a Rupert, e se lo strinse vicino e lo avvinghi in un abbraccio e - come se non bastasse, lo sollev anche da terra.
Rupert avvert una strana sensazione d'imbarazzo vedendo lacrime nei vivacissimi occhi di Aleksej.
"Tu sei un uomo buono e un buon amico, Rupert" gli tuonava intanto Aleksej. "Non dimenticher mai quello che hai fatto per me. Non ti dimenticher mai. Ma starai presto bene, vedrai. Non preoccuparti. Non lasciarti vincere dai pensieri, eh?"
E lo abbracci ancora, quasi volesse infondergli un po' della propria energia. Erano lacrime di dispiacere, ovviamente... dispiacere per il commiato, dispiacere per qualcosa che finiva, dispiacere per la malattia di Rupert. Pure, fissando Aleksej, era impossibile cogliere nella sua espressione un dispiacere molto profondo, marcato... non esisteva, e mai nessuna speranza perduta avrebbe potuto infrangere il morale di Aleksej. Rupert sent dissolversi l'abituale sua vecchia superiorit verso l'ingenua visione della vita che aveva Aleksej. Cos come l'amico, lui pure avrebbe desiderato sapergli dire:
"Anche tu sei un buon uomo, Aleksej. Non ti dimenticher mai."
Ma l'indole inglese ancora una volta ebbe il sopravvento, sicch non disse niente. Not che Aleksej con lo sguardo seguiva Nina, e per un istante gli parve solo e infelice e perplesso, ma non fu che un istante, e subito pass... e poco dopo gi lo sentiva gridare alle loro spalle:
"Fatevi dare del pollo a Zhaparozh. L lo fanno molto meglio."

...


Capitolo 39.

Due giorni di treno con Nina e Rolland, in uno scompartimento caldo, soffocante, non furono certamente privi di sofferenze e disagio per Rupert, sicch stava peggio quando giunse a Mosca. Era un uomo fatto di segatura, ormai; e per quanto non vedesse l'ora di arrivare a casa e scappare e scomparire e cancellare per sempre quell'intera esperienza dalla propria memoria, gli mancavano i mezzi di farlo. Si appell a Nina, la scongiur di fare il possibile per metterlo l'indomani stesso a bordo di un treno o di un aereo... ma questa era di nuovo la coscienziosissima Nina: non volle accettare. Per di pi, il suo passaporto era rimasto a lei perch vi facesse apporre il visto di uscita.
"Lei sta peggio" gli disse Nina, con estrema decisione. "Ha una pessima cera."
"Motivo di pi per farmi partire subito" obiett lui, debolmente.
"Com' adesso non posso certo permetterle di tornare in Inghilterra. E oltre tutto, io non potrei neanche accompagnarla per prendermi cura di lei durante il viaggio. Altri due giorni di treno con Rolland, fino a Londra... e chiss che cosa potrebbe succederle."
"Mi procuri un passaggio in aereo!" Nina gli aveva di nuovo letto i giornali, e dicevano dell'arresto di altri due stranieri: un turista americano con i bagagli pieni di opuscoli di propaganda religiosa in russo, e un altro tedesco che girava con la sua macchina in Ucraina. A quest'ultimo avevano anche sequestrato apparecchi fotografici e diari e appunti concernenti le installazioni militari nelle vicinanze di Odessa. "Non dev'essere uno dei ragazzi di Coleman, a buon conto" si disse Rupert. La macchina fotografica sembrava escluderlo. Sebbene i tedeschi e le macchine fotografiche formassero un binomio cos naturale che forse sarebbe stato difficile scinderlo perfino a Coleman. Si prevedevano ulteriori arresti, aveva detto Nina.
"E Jo?..." osserv Nina, ora. "Se non sbaglio le aveva promesso di non viaggiare in aereo."
"Ma questo non si potrebbe considerare un caso d'emergenza?" supplic Rupert.
Lei scosse la testa. Rupert ora si trovava a letto in una camera del Pechino Hotel; e al di l delle finestre, Mosca si stendeva umida e calda e sembrava che le automobili leccassero le strade bagnate come gigantesche tigri che lecchino latte.
"Dover aspettare qui non giova neanche a Rolland" volle farle notare lui.
"Ho parlato al telefono con Fdor Nikolaevic, e mi dice che nel caso, se lei proprio non  in condizioni di viaggiare, si potrebbe anche trovare qualcuno che accompagni a casa Rolland..."
"Oh, no!" esclam Rupert. Gli parve che dalle sue carni diacce si prosciugasse tutto il sangue. Se Teddy cercava di mandare a casa da solo Rolland, ebbene... era facile intuire che avesse altri motivi per farlo. Potevano ben lasciarsi scappare il ragazzo, visto che ormai avevano messo le mani su chi stava loro a cuore.
"No, per amor del cielo... non cercate di mandare a casa da solo Rolland. Jo ne impazzirebbe. Non potrebbe sopportare un'altra prova come questa. Non pensateci nemmeno!"
"S, anche questo  vero" ammise Nina. "Far meglio a parlare con Fdor. Mi ha detto che sar qui domani."
Era seduta sul suo letto. Rupert ora occupava una delle due camere che componevano un appartamento vecchio stile. Tutti - sia gli appartamenti che le camere - erano vecchio stile, eppure quell'albergo era meglio del Metropole. Era pulito e spazioso, e soprattutto dotato di un servizio efficiente. Rolland era nell'altra camera, intento a farsi un autoritratto. All'Artek gli avevano insegnato a usare i colori a olio, e Nina, non appena giunti a Mosca, si era precipitata a prendergli colori e pennelli e tele.
Nina aveva trascorso due intere giornate a telefonare e in visite al suo ministero, e si era preoccupata di portargli altri medici che gli avevano consegnato un flaconcino di vetro sterile. Lei gli spieg che in quel flaconcino doveva sputare, ogni volta che ne avesse necessit... cos avrebbero potuto analizzare l'espettorato.
"No, fatemi almeno grazia di questo" protest Rupert, e lo allontan.
"Non sia testardo. Bisogna pur sapere!  necessario, assolutamente necessario."
"Ma  disgustoso" protest ancora Rupert.
"Non pensi a quello" gli disse Nina. "Su, adesso non faccia il cattivo... per favore!"
Le intimit esistenti fra loro aumentavano di giorno in giorno, e ci andava via via facendosi sempre pi pericoloso. Lui cedette. Ma quel flaconcino era disgustoso; e gli dava la sensazione di essere veramente ammalato, e gravemente. Per lui si trasform in un altro dei sentieri che lo conducevano verso il disfacimento morale... a che punto, sputare in un flaconcino! Ma ormai non aveva pi forza sufficiente a opporsi. Se avesse tentato di stare in piedi, sapeva che molto facilmente sarebbe finito per terra.
"Ma Teddy... adesso  a Mosca?" s'inform Rupert, con voce stanca. "Aspetta forse qualche cosa?"
" con la sua famiglia. Ma gliel'ho detto... verr domani."
Rupert si abbandon all'indietro sui guanciali pensando a Teddy, e osserv intento il dolce viso russo che aveva di fronte in quella russa camera d'albergo d'una citt russa. "Be', tanto varrebbe dirglielo" pens. "Se potessi spiegarle chiaramente come mi ci sono trovato, e quello che ho fatto e che non ho fatto... forse lei mi capirebbe."
"Ma che cosa ne pensano tutti questi nuovi medici?" le chiese, invece.
"Pensano quello che pensava la dottoressa Dolidze, a Yalta. Per dicono che molto pu anche dipendere da questi nuovi esami, e da nuove radiografie. Nel pomeriggio lei dovr venire alla clinica per le malattie tubercolari."
Rupert trasal. "E lei che cosa ne pensa?" volle sapere.
"Ah, Rupert... ormai non sono pi in grado di pensare. Non ne posso veramente pi con tutte le preoccupazioni che sto avendo per lei."
Per un momento sembr che fosse in procinto di abdicare alla disciplina e concedersi un attimo di meravigliosa distensione. Gli parve quasi di vederlo arrivare. Nina stava per piegarsi sopra di lui, e per un attimo smarrirsi disperatamente, amorosamente sul di lui viso e sugli occhi, e insieme nel pianto per il dolore che ostinatamente si imponevano di contenere.
"Nina!" si lev la voce di Rolland, dall'altra camera. "Ma non c' il nero in questa scatola di colori... come si fa per dipingere in nero?"
"Non lo so, caro. Non lo so proprio. Bisogner che te lo comperi" si affrett a rispondere Nina.
Rupert attese, sper; e tuttavia lei esitava. "Troppo prudente. Ha paura di questo maledetto contagio" pens Rupert. Era un pensiero assurdo, eppure, d'un tratto, ebbe netta la sensazione di avere veramente quella spaventosa malattia. Non si erano affatto sbagliati, probabilmente. Qualcosa stava scavando nella sua mente, e nel suo sistema nervoso, nel fondo stesso del suo cuore. Qualcosa, qualcosa era orribilmente sbagliato, malato.
"Dev'essere tutta colpa mia, suppongo" mormor Rupert, con accento esausto, riprendendo il filo del discorso, e si chiese come avrebbe mai potuto farle capire senza ferirla quanto desiderava dirle.
"Ma mi dica una cosa, Nina" aggiunse, quasi cercando di sondare il terreno. "S?"
"Quando sono arrivato in Russia, per quale motivo lei era cos diffidente di me?"
"No, adesso non mi dica cose simili..."
"Per  vero!" insistette Rupert.
"Non mi dica cose simili" protest un'altra volta Nina, indignata. Ma quasi subito cambi idea, e spieg: "Non  che fossi diffidente. Volevo soltanto che lei fosse veramente quale mi ero immaginata, l'uomo di cui mi aveva tanto parlato Aleksej. Tutto qui. Temevo che lei potesse anche non essere..." Nina s'interruppe, di nuovo esitante.
"Che cosa?" chiese lui, laconicamente.
"Vede... io non sapevo niente di lei" disse Nina, ovviamente a disagio. "e comunque sia, io non posso proprio fare a meno di credere nelle persone. Credere, aver fede...
Che altro esiste in cui credere? Se si crede fermamente che la propria vita dipende sempre dal comportamento altruistico e disinteressato di migliaia di persone, allora si deve per forza credere anche nell'eroismo. Io almeno non posso farne a meno, Rupert. Lo so, lo so... non potr mai cambiare."
"Questo comunque non giustifica la sua diffidenza per me" obiett Rupert.
"Ma spiega lei" gli disse Nina. "Lei era una persona ricca, anche un capitalista... forse. E io non volevo scoprire che lei era anche un uomo egoista. Come avrei potuto ammirarla se fosse stato vero?"
Rupert si mise a ridere. "Soltanto questo?"
"Oh, so che cosa vuol dire" fece lei. "Ma gliel'ho detto... io non posso fare a meno di pensare come penso.  molto complicato. L'ammiravo talmente dopo tutto quello che mi aveva detto Aleksej... Che atto meraviglioso ha compiuto, Rupert! E tuttavia, io mi chiedevo anche se un uomo come lei, un uomo che in pratica non conosceva niente di noi, avrebbe potuto venire qui come vero amico. Com' possibile che voi ci siate amici se non ci capite? E quindi, io come potevo fare a meno di pensare anche in quel modo? Si finisce sempre per pensare che se voi non ci capite, allora  possibilissimo che facciate anche qualcosa di estremamente terribile ai nostri danni."
"Anche un eroe dell'Unione Sovietica?"
Lei arross, ma non rispose.
"In fondo, non ha molta importanza" aggiunse Rupert. "E comunque, io credo che probabilmente lei avesse ragione."
"No, adesso non mi dica questo. Mi sbagliavo, Rupert. Non  pi abbastanza essere semplicemente una donna russa, o anche una donna sovietica." Nina tacque per qualche istante, assorta; e poi esclam all'improvviso: "Che grave, che complessa responsabilit si deve affrontare quando si  un essere umano!".
"Ma non  sempre stato cos?"
"S, solo che io prima non me ne rendevo conto. Me lo ha insegnato lei. Certo, Rupert... me lo ha insegnato lei che non  affatto semplice.  cos complesso l'individuo, enormemente. Prima non avrei mai pensato di poter sentire quello che ora sento per qualcuno del suo mondo, Rupert... o che sarei sempre stata contenta, felice, per l'intera mia vita, al solo pensiero di sapere che in qualche luogo lei esiste... Lei, Rupert! Sempre, sar sempre felice..."
Le si erano riempiti gli occhi di lacrime, quantunque il suo viso non avesse un'espressione triste. Ma Rupert comprese che ora non aveva pi nessuna speranza... Mai e poi mai avrebbe potuto dirlo a Nina.
Con uno slancio d'improvvisa gaiezza russa, Nina scoppi a ridere; e gli prese una mano stringendogliela forte. "Sa che cos' a sorprendermi pi di tutto, qual  la cosa pi difficile da capire?"
"No" fece Rupert.
Lei gli strinse ancor pi forte la mano. "Che siamo tanto simili nei nostri cuori... io e lei, anche se io sono comunista e lei no. S, Rupert: io capisco di assomigliare pi a lei che a chiunque altro al mondo.  come se noi due avessimo il segreto dell'intero mondo chiuso dentro di noi, in qualche ignota fibra. E io mi chiedo... Perch? Che cos'? Che cosa significa?"
"Neanch'io lo so...  lei che me lo deve spiegare. Che cosa significa?"
"Non so, non saprei proprio... eccetto che lei deve sognare per il mondo quello che anch'io sogno. Credo che sia questo. Fin qui mi sembra di capire, anche se so che lei adesso la pensa diversamente da me. Lo so, lo sento... e senza motivo n prova o qualsiasi coerenza logica."
" vero" assent Rupert. "S, io senza dubbio in molte cose la penso diversamente da lei. Ma perch dovrebbero occorrere motivi o prove o coerenza logica? Non  sufficiente che lei lo senta?..."
"Ma le sensazioni potrebbero essere sbagliate" lo interruppe Nina. "Non sono sufficienti."
"Per potrebbero essere anche giuste."
"Oh, lo spero... sapesse come lo spero!" esclam lei, e dolcemente sfil le dita dalle sue perch la stava chiamando Rolland. "Non potrei mai riprendermi se un giorno dovessi pensare che questa era una sensazione sbagliata, o che in realt noi eravamo nemici mortali."
L'ospedale per le malattie del torace aveva sede in un vecchissimo edificio di mattoni rossi; e quando la berlina del ministero and a fermarsi nel suo fangoso cortile sotto alcuni alberi anemici, Rupert ebbe la sensazione che al pari di tutti gli ospedali vecchi anche quello trasudasse malattia e contagio e morte.
Era gi tutto pronto. Le sale d'aspetto erano vecchie, e avevano divani di crine; e una era vuota. "Levatevi scarpe e pantaloni" gli disse concisamente in inglese una giovane dottoressa. Giovane, ed efficiente e inaccessibile a leggende. Quando si fu levato i pantaloni, Rupert si sent molto buffo in camicia e mutande e calzini. Guard Nina, ma non le colse negli occhi neppure un tenue barlume divertito.
"L'amore  cieco" concluse Rupert, fra s.
"Si metta la giacca, cos non prender freddo" gli sugger Nina.
Ma la dottoressa disse che non serviva, e gli fece strada verso la sala per gli esami radiografici: calda, moderna. Ripresero il torace da diversi lati; e poi lo fecero entrare in una incastellatura con una lastra mobile, dove gli scattarono molte altre radiografie dei polmoni con angolazioni diverse. Poi gli misurarono la febbre, mentre lui se ne stava dritto coi soli calzini ai piedi; e infine la dottoressa gli port i pantaloni e le scarpe. Rupert si vest e la segu come un cagnolino lungo ampi corridoi semibui, gi sconfitto di fronte alla loro imponente tristezza.
"Un po' cupo come posto" Rupert bisbigli a Nina, quando lo raggiunse nello studio del professore dove lui aspettava.
" molto vecchio. Ma il professore  celebre.  il migliore che abbiamo."
Lo studio sapeva di vecchia Russia e aveva divani e poltrone di pelle e di crine; e il professore sembrava uno spiritello, un folletto... Una fugace occhiata a Rupert e Nina, e cap tutto. "Voi eravate un famoso sportsman?" domand a Rupert, in russo.
Sportsman ha ovunque lo stesso significato, e sia in russo che in inglese.
"No, per nulla" si affrett a dirgli Rupert.
"Vuol dire se lei  sempre stato in forma, se ha goduto buona salute" intervenne Nina.
"S... pi o meno."
Il professore esamin le lastre delle radiografie che la giovane dottoressa gli presentava esponendole di fronte a un riquadro illuminato. Poi consult dei fogli dattiloscritti, e analisi, provini.
"Molto difficile" disse a Rupert, infine. "Dobbiamo essere certi."
"Ma le apparenze che cosa darebbero a pensare?" volle sapere Rupert.
"Troppo presto per dirlo. Stiamo gi facendo le cose troppo in fretta. Esistono metodi molto pi sicuri, ma esigono tempo. Voi come vi sentite?"
"Pi o meno come si pu giudicare dal mio aspetto" Rupert disse a Nina, ormai troppo esausto per sforzarsi a parlare in russo.
" molto difficile" disse di nuovo il professore, esaminando un'altra volta le lastre che l'assistente teneva con pazienza di fronte al riquadro illuminato. "Un famoso sports-man" mormor fra s il professore.
Rupert attese.
"Potete andare" gli disse il professore. "Parlate francese?"
"S."
"Benissimo..." gli disse allora il professore, in francese: "Primo: lei deve continuare a sputare nel flacone sterile; e in secondo luogo, occorre che torni qui ancora domani o dopodomani".
"Ancora due giorni?" chiese Rupert. "Non esistono altri metodi pi sbrigativi?"
Il professore scroll il capo. "Stiamo gi facendo troppo in fretta."
Rupert si alz. "E non potrei proprio viaggiare? Non potrei partire? I risultati poi potrebbero essermi trasmessi in Inghilterra..."
Il professore disse che non si sentiva di consigliarglielo. "Lei mi capisce..." spieg a Rupert. "Pu avere grandissima importanza il fatto che stia in riposo proprio in questo periodo. Il viaggio potrebbe rivelarsi estremamente pericoloso."
"Va bene" assent Rupert; e s'infil la giacca, aiutato da Nina.
Mentre uscivano dall'ospedale, Rupert chiese di nuovo a Nina notizie di Teddy.
"Domani" gli disse lei, evidentemente perplessa di fronte a una cos insistente preoccupazione per Fdor Nikolaevic. " sicuro di venire domani, Rupert. Perci non si preoccupi tanto per lui."

...


Capitolo 40.

Teddy gli parve minaccioso, e in pari tempo misterioso e riluttante. In abiti da citt (il suo solito impermeabile bianco che gli aveva gi visto, e un cappello floscio) sembrava un uomo diverso, del tutto nuovo. Era ossuto, contenuto e asciutto; e alquanto aggressivo.
"Si pu sapere perch ti sei ammalato?" domand a Rupert, che era a letto.
"Non stare a farmi certe domande" protest Rupert. "Tanto varrebbe domandarmi perch sorge il sole, o perch tramonta."
Con un'alzata di spalle, Teddy si volt a guardare Nina, la quale, essendo inquieta, faceva di tutto per mascherare il proprio stato di agitazione, cos sottolineandolo con maggior evidenza. Teddy spost lo sguardo da Nina a Rupert, e si vide perfettamente: aveva capito tutto.
"Perch non vi sedete?" Teddy chiese a Nina.
"Non lo so" disse lei. " necessario che stia qui anch'io?"
"S, perch certe volte non capisco l'inglese di Rupert, e certe altre lui non capisce il mio russo... e oggi pensavo di parlargli."
Era questo un tipo di conversazione bilingue che avevano introdotto in Crimea. Rupert parlava inglese o russo, e Teddy, che capiva l'inglese, si esprimeva in russo. Un metodo che funzionava discretamente bene, eccettuate le volte in cui occorreva una forma di espressione particolarmente sottile, o si presentava qualche frase di speciale importanza.
"Allora rimango, Fdor Nikolaevic" disse Nina.
Rupert individu subito l'abituale loro antagonismo nel modo stesso in cui si parlavano, quasi avessero da poco finito un'accesa discussione sull'autentica essenza delle loro ideologie comuniste ora in crisi. Era stalinista Nina, forse? E Teddy... antistalinista? Ma quel genere di definizioni conservava effettivamente un valore allorch si guardava in faccia qualcuno, e si cercava d'individuare simili astruse dottrine nella sua mente o nel cuore?
"Si sieda qui, Nina" disse Rupert, in tono sommesso; e con la mano sfior il letto accanto a s. Che Teddy pensasse pure il peggio. Che pensasse pure la verit. Poco contava, ormai.
"Come mai tutta questa premura di tornare a casa?" cominci Teddy, con l'abituale suo fare impigrito, svogliato, quasi che, avendo concluso i preliminari spiccioli, intendesse affrontare ora un argomento di effettiva importanza che prima o dopo doveva essere affrontato. "Perch vuoi lasciarci, Rupert?"
"Perch ho portato a termine quello che costituiva lo scopo del mio viaggio" spieg Rupert, stringendosi leggermente nelle spalle.
"Ma se non hai visto neanche met delle antiche colonie greche?!" gli fece notare Teddy. "Non sei neanche andato a Fanagoria. Avrai pur avuto in programma di visitare anche quella famosa localit, no?"
"Bene... allora diciamo pure che ho trovato quello che intendevo trovare, a Leuce" dichiar Rupert, esplicitamente, e ben deciso a non lasciarsi attirare in un gioco del gatto con il topo, soprattutto perch sapeva sua la parte del topo. Intendeva essere onesto, sincero, non avrebbe ammesso niente. Eppure capiva che non avrebbe mai osato andarsi a cacciare in un angolo dove non gli fosse neppure possibile di essere veritiero con se stesso, giacch in quel caso non avrebbe fatto altro che invischiarsi nelle sue stesse finzioni.
"Perch? Che cosa hai trovato a Leuce?" s'inform Teddy.
"Una piccola testimonianza che un tempo i greci furono su quell'isola."
"Ed  solamente questo che cercavi?" chiese Teddy, in un tono di voce che suon improvvisamente sarcastico.
"Forse no" ammise Rupert, in certo modo sollevato di constatare che ci infine affiorava, anche se cautamente, pericolosamente. "Perch? Che cos'altro pensi che stessi cercando?"
Teddy sorrise distratto, impigrito. Il tecnico dell'arte di rilassarsi ovviamente non prestava fede alle teorie di una posizione rigida, compassata. Se ne stava infatti semi-sdraiato in una poltrona, le lunghe gambe distese in avanti.
"Sai, Rupert..." cominci. "Probabilmente stavi sprecando il tuo tempo...".
"Davvero?"
"Sicuro. Non potevano dirtelo i nostri esperti quello che volevi sapere, e senza che dovessi prenderti la briga di fare tutto questo viaggio?"
"Non  mai come vedere le cose con i propri occhi, e trovare ci che si cercava" spieg Rupert. "Chiedilo a Nina... Nina? Vero che ne valeva la pena quando ha scoperto quella moneta?"
Ma Nina si teneva evidentemente in disparte. Si limit a un cenno di assenso. Aveva un'aria vagamente perplessa, quasi fosse impaziente di andarsene lasciandoli soli. Dipendeva dal suo particolare disagio, o era forse un presagio che stesse per verificarsi qualcosa... qualcosa sottilmente, astutamente feroce, e anche tragico, forse?
Teddy comunque non le prest attenzione. Era perfettamente rilassato, pronto e attento.
"Ammettiamolo pure" disse a Rupert. "Per c' una cosa che avrei voluto chiederti tante volte... e cio: qual era l'utilit di fare tanta strada per venire in un paese controverso e discusso e polemico qual  il nostro, solo per frugare nel terreno in cerca dei frammenti di una civilt estinta? Eh?"
Rupert si strinse nelle spalle. "E perch no? Non si deve poi credere che tutti quanti noi c'interessiamo esclusivamente di politica o di polemiche, Teddy."
"Neanche tu?"
"Certo che no quando arrivai qui" disse Rupert. "O almeno, non nella misura in cui lo siete voialtri."
Teddy scoppi a ridere. "In occidente sono tutti convinti che noi ci occupiamo solamente di politica..."
"Sicuro, che cos'altro fate?" intervenne Rupert, seccamente.
"Che cos'altro dovremmo fare?" disse Teddy, per nulla contrariato dalla sgarbata interruzione. "Forse che il futuro del mondo non dipende dalla politica?"
"Ecco il guaio!"
"Ma non pensi che si debba sapere quello che facciamo, di conseguenza?"
"S, in teoria" ammise Rupert. "Per in politica dovrebbero esistere sempre due idee... anche nella vostra."
"E perch solo due? Perch non dovrebbero esisterne dieci, cento?"
"Perch in pratica non possono esistere che due concetti con il vostro genere di politica..." obiett Rupert. "Capitalismo e comunismo."
Teddy si alz per togliersi l'impermeabile. "Be', si sta preparando a fare sul serio" comment Rupert, fra s. "Dev'essere un assedio piuttosto lungo, evidentemente."
Sorridendo, Teddy osserv con fare alquanto provocante: "Che cosa ne sai di capitalismo e comunismo... proprio tu, che hai la mente sperduta in mezzo ai vapori dell'antica Grecia?"
"Non molto" ammise Rupert. "Comunque immagino di saperne un po' di pi di quanto sapessi prima di arrivare."
"E cio?" gli chiese Teddy, appoggiando l'impermeabile a un bracciolo della poltrona e tornando a sdraiarsi con le mani intrecciate dietro la nuca.
"Non serve a niente domandarmelo adesso" obiett Rupert "dato che per il momento non lo so ancora con esattezza."
"Oh... ma non c' nessunissimo bisogno che tu abbia paura, Rupert!" esclam Teddy. "Parla, parla pure liberamente!"
Rupert gli lanci un'occhiata penetrante. Questo era dunque il genere di esame al quale intendevano sottoporlo? Teddy stava forse saggiandogli la mente come un inquisitore... per vedere fin dove arrivava, prima di prendere egli stesso una decisione su quanto doveva fare della sua vittima? "Pu darsi che in questo momento stia lottando per la mia vita" pens Rupert, un po' drammaticamente "ma una cosa  certa: non mi piegher a strisciare per terra, e neanche sar disonesto. Devo assolutamente dire la verit... costi quello che costi. E forse la sola cosa che ancora mi resta."
"Ma perch pensi di dovermi dire una cosa simile?" chiese a Teddy. "E di che cosa dovrei aver paura?"
"Non saprei" disse Teddy. "Per sta di fatto che una gran quantit di persone come te... gente che viene dai paesi occidentali, quando sono qui si comportano come se avessero paura di venire contaminati, o come se avessero paura delle nostre idee, o del nostro desiderio di amicizia. Forse che anche tu non ne avevi paura?"
"S, credo" ammise Rupert, osservando Nina. E in fondo, non aveva provato anche lei la stessa sensazione? Cap di colpo che anche lui era stato molto diffidente nei loro riguardi. Verissimo! Era un mondo a doppio taglio, dopotutto. "A buon conto" aggiunse, in tono quasi difensivo "non si pu parlare tanto di paura, quanto d'una stupida diffidenza."
"Ma che differenza fa?" volle sapere Teddy. "L'una non conduce all'altra?"
"Pu darsi, ma..."
"Pensi veramente di dover aver paura di noi, Rupert?" La domanda era enorme; e se ne sent colpire nello stomaco debole, malato. Troppo facile dire No, e salvare la testa. Ugualmente facile dire S... per mero amore di spacconeria, e limitarsi a mezze verit.
"No" disse Rupert. "Non credo che dobbiamo avere paura di voi: della Russia, intendo. Ma credo che dobbiamo aver paura del comunismo, il che poi  quasi la medesima cosa."
"Ma come fai a dire una cosa simile?" protest Teddy. "Il comunismo non  un fenomeno esclusivamente russo."
"No. Tuttavia i comunisti degli altri paesi prendono gli ordini da voi."
"Ma come pu saperlo lei, Rupert? Com' possibile che lo affermi con tanta sicurezza?" Era Nina. Lo stup, e in quel momento comprese che stava lottando per entrambe le sue vite... quella effettiva, a cui dava la caccia Teddy, e quella interiore, che lo univa come un gemello a Nina, sia pure al di l di tutte le cortine di ferro e le barriere di ambiente, pregiudizi, divisioni e differenze.
"No, con sicurezza no" ammise Rupert. "Ma perch allora i comunisti degli altri paesi fanno e pensano sempre quello che pensate voi russi?"
"Perch siamo tutti comunisti" afferm Nina, con calore.
"Oh, questo andrebbe certo benissimo" obiett seccamente Rupert, e con pari calore "se non fosse cos smaccato. Voi dite che Stalin  un dio, e quelli sono d'accordo. Poi dite che Stalin non  pi un dio, e quelli sempre d'accordo. Vi vengono dietro come dei cagnolini..."
"No, questo non  vero!" protest Nina.
"S, ci vengono dietro..." intervenne Teddy, molto calmo.
"Fdor!" esclam Nina, stizzita.
Lui la ignor. "Ci vengono dietro, ma non come cagnolini... direi piuttosto che ci seguono come dei soldati" continu. "E questo perch abbiamo combattuto tutti una lunga guerra, Rupert. Si capisce come abbiano ubbidito ciecamente a qualsiasi cosa abbiamo fatto noi. Questo paese  il primo paese comunista, e al mondo non c' capitalista che non sarebbe felice di vederci demoliti e sconfitti. E qualunque altra cosa potesse avere importanza per i comunisti di ogni parte del mondo, ancor pi importante permane il fatto che il primo paese comunista del mondo sopravviva. Al di sopra di qualunque altra cosa" disse ancora Teddy "l'importante  che noi siamo riusciti a sopravvivere."
"E perci gli altri fanno quello che ordinate voi" s'intestard Rupert.
"Ma non occorre che noi gli ordiniamo niente. Lo fanno da soli, senza necessit di nostri ordini" spieg Teddy, nella sua peculiare forma di russo, estremamente concisa, asciutta, sicch Rupert, ascoltandolo, comprese che nelle ultime settimane aveva imparato davvero molta di quella lingua. Lo sorprese di vedersi capace di cos abili schermaglie in una lingua straniera, e - quantunque gli battesse forte il cuore, e si sentisse accaldato e adirato e assediato (e non da uno soltanto, bens da tutti e due!) - capiva di essere non meno attento e perspicace di quanto erano essi stessi... e nella loro stessa lingua cos come nella propria...
"Comunque sia" gli stava dicendo Teddy "queste sono cose superate, ormai. Ormai siamo in grado di badare a noi stessi. Siamo abbastanza forti da difenderci contro chiunque, e gli altri comunisti delle varie parti del mondo possono quindi vedersela direttamente con i loro problemi senza stare a osservare quello che facciamo noi."
Rupert si strinse di nuovo nelle spalle. Erano questioni che non lo interessavano, in pratica. Che importanza potevano mai avere per lui gli altri comunisti? D'altronde aveva costretto alla difensiva Teddy, e quindi doveva dargli tempo di radunare le fila della sua sagace inquisizione.
"Nessuno certo si  mai aspettato che tu sia o diventi comunista" gli disse Teddy, infine. "Quello che noi abbiamo sempre desiderato da te, o per quel che conta, da qualunque inglese, si limita semplicemente a sperare che tu, cos come qualunque altro, non mediti di favorire o sostenere una guerra contro di noi..."
Teddy aveva parlato con la bocca quasi affondata nel petto, sicch le parole ne uscivano con lentezza estrema, come per caso. Ma Rupert guard Nina, desiderando che lei ora si alzasse e uscisse. Non voleva che sentisse, giacch capiva che sia pur gradualmente stavano arrivando al punto essenziale.
"Ma perch mai v'immaginate che gli inglesi abbiano in animo di farvi la guerra?" domand a Teddy, pi che mai deciso nella propria determinazione di doversi dimostrare audace oltre che sincero.
"Abbiamo troppe prove per poter pensare diversamente" dichiar Teddy.
"Spie, vuoi dire?"
Teddy sospir.
"Spie ne hanno tutti quanti, Rupert. Anche noi. Lo spionaggio di per se stesso non  il peggior male, quanto lo sono invece il tramare continuo e i piani di guerra che si svolgono al di sopra e parallelamente allo spionaggio."
"Sono cose di cui non conosco assolutamente nulla" disse Rupert.
Teddy lo studi con attenzione. "E se tu le conoscessi, invece, se spettasse proprio a te la possibilit di prendere una decisione in simili cose... pensi che tu ti sentiresti di muoverci guerra?"
Rupert fu di nuovo tentato di mentire. Pure, qualcosa gli ordin di non farlo... un ignoto, imprecisabile nucleo che non intendeva consentire alla sua dignit di arrendersi cos facilmente.
"S" afferm. "Penso che probabilmente mi sentirei capace di muovervi guerra."
Nina ne parve inorridita, tradita, violentata... Lo fiss incredula, e proruppe: "Ma perch, Rupert? Come pu affermare una cosa simile?".
"Mi ascolti, Nina..." le disse Rupert, senza complimenti: "Sono certo che i vostri uomini politici e i vostri generali studiano la possibilit di muoverci guerra... e non perch desiderino invaderci, ma semplicemente perch questa  la natura dell'attuale nostro mondo. Noi dobbiamo preparare la guerra contro di voi, voi dovete prepararla contro di noi. Come potremmo farne a meno?"
"Ma questo  cinismo..."
"Lo chiami pure come vuole, per  soprattutto verit, realismo.  un'effettiva realt, che esiste.  questa la situazione, e..."
"Va bene, va bene" intervenne Teddy, desideroso di calmarli. "Ma dimmi una cosa, Rupert: quale soluzione adotteresti tu per uscire da una simile situazione? O pensi forse che debba protrarsi?"
"Ma qual  lo stupido che vuole vederla protrarsi?" protest Rupert, spazientito. "Non io, di questo puoi star certo! Sei proprio convinto che io voglia vedere mia moglie e i miei figli arsi e ischeletriti da un'esplosione atomica? Mi credi davvero un simile mostro?"
"E quindi?" incalz Teddy, sospettosamente. "Come si possa uscirne non saprei proprio" disse Rupert. "Non lo so, sinceramente. Sono troppo ignorante per saperlo. Molto semplicemente ammetto che sono cose alle quali non ho mai dedicato eccessivo interesse."
"Questo perch lei odia e disprezza la politica" intervenne gelidamente Nina. "All'atto pratico, lei permette che siano gli altri a decidere in vece sua. E gli altri le dicono di odiare la politica, appunto per poter avere le mani libere e fare quello che meglio credono."
"Sia pure. A questo proposito ammetto di aver torto" dichiar Rupert. "Ma la politica nel nostro paese non  come nel vostro, Nina. Qui voi ne avviluppate qualsiasi cosa... la vostra esistenza, la vostra cultura e l'intera vostra istruzione. Sotto questo punto di vista siete peculiarissimi, e senza scrupoli. Voi costringete a forza la politica in ogni angolo! In Inghilterra, no. Da noi la politica  qualcosa che ogni uomo di buonsenso evita come la peste, giacch per un novanta per cento almeno  fatta d'ipocrisia... e l'altro dieci per cento lo sa solamente il cielo di che cosa  fatto."
"Ammettiamolo" disse Nina. "Per non potr negare che in questo modo permette ad altri di decidere in sua vece."
"Non dico di no. Ho torto, e l'ho gi riconosciuto" disse un'altra volta Rupert. Non voleva discutere con Nina. Era una cosa che non poteva soffrire, assolutamente.
Teddy sembrava scarsamente interessato alla diversione, perfino annoiato; Rupert di nuovo lo guard fissamente, quasi stesse aspettandolo, e cominci quindi a muoversi energicamente, impazientemente, agitando il corpo in avanti o indietro, come se intendesse spronare Teddy... fargli capire di sbrigarsi, di mettere fuori quanto aveva in serbo: lui accettava la sfida.
"Talvolta certi uomini fanno strane cose" osserv Teddy, superficialmente, quasi che quella fosse semplice conversazione fra tre amici, e null'altro. "Stranissime cose..."
"Tutti quanti siamo esseri umani" lo interruppe, quasi lo invest Rupert.
"Non  certo un valido lasciapassare" volle fargli presente Nina, una volta di pi.
Teddy le indirizz un nuovo sguardo che parve una stilettata. Ma stai un po' buona! Taci! diceva lo sguardo. Nina ne fu intimorita. Teddy inarc per un attimo i sopraccigli, quindi li riabbass.
"Vedi..." riprese, sempre parlando a Rupert: "Certi uomini commettono lo sbaglio di cacciarsi in una situazione seria senza pensare, senza soppesare quello che stanno effettivamente facendo e quello che effettivamente si nasconde dietro le apparenze. A quel che pare, il vero pericolo attuale  proprio questo, non trovi, Rupert?".
Mentire? O dire la verit?
"Verissimo" assent Rupert.
"Una guerra potrebbe divampare anche perch vi sono uomini onesti che non pensano abbastanza a quello che stanno facendo."
"Ed  proprio questa forse la pi tragica delle realt" approv Rupert.
"Anche un onest'uomo, un uomo sincero e dabbene quale sei tu, per esempio, potrebbe fare delle cose davvero terribili" continu Teddy. "E bada bene... semplicemente perch credeva che il farlo fosse suo indiscutibile dovere." A Rupert questo non piacque. "Che cosa vorresti dire?" si affrett a obiettare. "... Che adesso dovremmo cominciare anche a mettere sotto giudizio i doveri?"
"Perch no?" fece Teddy. "Se si tratta di un leale, un onesto dovere, esso potr facilmente sostenere qualsiasi giudizio. Se per contro si tratta di un cattivo dovere, e a compierlo sei tu, per esempio, un onest'uomo, in tal caso esso finir evidentemente con il cadere per il suo stesso peso... Non ne sei convinto?"
Era un invito che gli faceva Teddy, ora? Stava forse cercando di salvarlo dalla sua stessa follia, stava fornendogli addirittura una via d'uscita? Oppure questo era l'ultimo tranello, un ultimo espediente per verificare la decisiva, conclusiva frazione di grammo sulla bilancia, l'estremo fattore che si ergeva quale custode di vita e di morte... su che cosa, dove poteva mai poggiare dunque il dovere del singolo?
Rupert sapeva di dover essere molto sincero con se stesso. A questo - sia pur indirettamente - sapeva di aver pensato a lungo, molto. E troppo, troppo aspramente aveva sentito il morso della propria coscienza perch gli fosse ora possibile sottrarsi all'esigenza di stabilire fino a che punto avesse avuto ragione o fino a che punto si fosse completamente sbagliato... e non solo con atti di occasionale (e - cos lo credeva, almeno - futile, trascurabile) spionaggio per J. B. Lille, che appunto costituiva il problema in discussione, bens nel ruolo stesso di se medesimo, nella struttura della sua dignit umana, nella sua funzionalit quale uomo.
"Ebbene, vediamo allora se posso inquadrartelo cos..." disse a Teddy, scandendo le parole con estrema lentezza: "Al punto in cui siamo qualsiasi uomo dovrebbe servirsi appieno del proprio intelletto, e non semplicemente per decidere quale sia il suo dovere, ma soprattutto per scoprire la soluzione di questo incubo in cui stiamo vivendo prima che ogni cosa si disintegri in una gigantesca, gorgogliante bolla di sangue e di polvere cosmica".
Teddy parve di nuovo assorto, quasi che stesse fra s meditando e soppesando i vari aspetti del problema. "Ma esattamente che cosa intendi con questa parola... intelletto?" s'inform, sospettosamente. " una parola molto complessa... intelletto" aggiunse, senza aspettare la risposta. "Significa insieme intelligenza, conoscenza, informazioni..." e qui si sofferm, sicch quest'ultimo vocabolo d'improvviso si color di tutto il suo sinistro doppio senso. "Ebbene, l'intelletto continuamente cambia di caratteristiche. Esso ha un significato dinamico, e proprio per la sua stessa natura. Significa "sapere". E tu, Rupert... quanto sai effettivamente? Per esempio, quanto sai del nostro paese?"
"Pochissimo" ammise Rupert, scartando a priori ogni eventuale doppio senso.
"E allora... come potrai servirti del tuo intelletto se in pratica non  affatto intelletto? Tu stesso ammetti di non sapere..."
"Per posso sempre modificarlo. Posso facilmente apprendere quello che adesso non so. Posso farlo, sicurissimamente" disse Rupert, consapevole che stavano per giungere alla conclusione. Teddy era ovviamente in procinto di prendere una decisione; e sebbene fosse ancora tutto sulla bilancia - quantunque si aspettasse da un momento all'altro di veder aprirsi la porta della camera e piombare sopra un corpulento russo con l'atto di accusa, o qualunque altro fosse il metodo che seguivano in quel paese - Rupert capiva di dover precisare completamente, esaurientemente il proprio punto di vista prima che fosse troppo tardi. "Vedi, Teddy..." disse: "esiste in noi tutti una certa dose di dabbenaggine e d'istintiva finzione verso noi stessi. Ci esiste anche in te, anche in Nina". Ma questo come poteva essere vero - si chiese - se Nina (ora silenziosa, e forse cosciente che ben altra battaglia si stava combattendo per la di lui esistenza) era immobile nell'atteggiamento d'una bimba... una bimba inerme colta in un dramma che poteva decidere anche del suo stesso futuro, e sul quale tuttavia non aveva mezzo di esercitare nessuna influenza? "Un individuo non pu fare quanto io ho fatto e visto e sentito nel vostro paese, e poi uscirne ancora tale e quale... lo stesso identico uomo. Perci io devo essere diverso, per forza. Ma certo che sono diverso! Questo  certo, e quindi si capisce come anche il mio intelletto debba essersi modificato. Fino a che punto, questo non posso ancora saperlo con esattezza..."
"Ahhh!" fece Teddy, ironicamente.
"Ma da questo a desiderare di veder saltare per aria il vostro paese ne corre" prosegu Rupert, con estrema decisione "e quanto a quello, io - immagino - non far mai niente che possa favorire una soluzione siffatta o comunque appoggiarla. A me il comunismo non piace, e lo sapete. Ma ora, se non altro, sapendo che genere di persone il comunismo produce, io posso quanto meno dire di non averne pi paura. E se tu, Teddy, affermi che la paura  diffidenza e la diffidenza  paura, in tal caso io dispongo di ottimi numeri per superare anche la mia iniziale diffidenza nei vostri riguardi... sia pure non del tutto. Ma non  ancora questo il punto essenziale di quanto intendevo dire..." S'interruppe, e fiss Nina. "Vuol sapere una cosa, Nina?..." prosegu: "Lei di me in pratica non conosce niente, e non conosce molto neanche degli altri come me. Ancor meno noi conosciamo di voi. Non me lo voglio nascondere, no. Noi siamo molto pi ignoranti di quanto non siate voi...".
Nina fece per parlare, ma lui la interruppe: "Mi lasci finire".
"S" disse Nina. "S, certo!" Ovviamente anche lei desiderava che si giungesse alla fine, una volta per tutte.
"E la colpa di questo genere d'ignoranza non si pu addossare ad altri che a se stessi. Io ne do la colpa a me, e ne do la colpa a voi. Nel mio caso specifico, suppongo di avere permesso al mio intelletto di farsi guidare ciecamente, e nel modo pi facile e meno faticoso, sia da esperti che dalla stampa, oltre che da un'enorme massa di stupide opinioni prefabbricate che io non mi sono mai preso il disturbo di mettere in dubbio. E se adesso intendo metterle in dubbio, questo avviene solo perch finalmente capisco di doverlo fare. In caso contrario, so perfettamente che sarei uno stupido."
"Stupidi lo siamo un po' tutti, e per buona parte del tempo" osserv Teddy in tono quasi gioviale.
"Nonostante questo" prosegu Rupert, impetuosamente "voi non potrete mai farmi diventare un comunista. Anzi, il contrario! Quando sono arrivato, io ero un individuo oppresso dai fantasmi di ricchezze acquistate per eredit. E invece adesso voi mi spedite a casa pi che mai deciso a prendermi un'altra volta tutto il mio denaro. Per quale scopo, non so. Prima non ero un capitalista, ma pu senz'altro darsi che lo diventi adesso..."
"Non tu!" esclam Teddy.
"E perch no? Le mie vecchie teorie erano idiote, le mie idee scipite, appena abbozzate. Ora invece so che voglio il mio denaro. Voglio che mia moglie e i miei figli si godano la vita, e traggano qualsiasi beneficio possibile da quello che io sono in grado di offrire loro. Questo, immagino, dovrebbe averlo chiunque, ma se non altro io devo innanzi tutto cominciare col far si che lo abbiano i miei figli. Per quanto mi riguarda, io adesso non desidero altro che il tempo e i mezzi per capire che cosa veramente sia l'intera faccenda. Perch occorre del tempo. Non dobbiamo meravigliarci se il mondo non comprende se stesso. E chi mai ha il tempo e la pazienza di farlo? Ebbene... io intendo concedermi sia tempo che pazienza, giacch capisco che anche se non so ancora come, in qualche modo a questo devo pure andare in fondo: capitalista, o no? Una risposta dovr pur esserci da qualche parte..."
Accennando un sorriso, Teddy si alz in piedi di scatto. "Non credo che tu faresti una grande carriera come vero capitalista, Rupert. E poi... per te, o per chiunque altro esiste forse qualche speranza nello sfruttamento? No, no! Proprio non sono capace di vederti nei panni del grasso capitalista."
Rupert lo guard infilarsi l'impermeabile bianco; e avvert la strana sensazione di essere una molla enormemente compressa, che aspettava solo di venir lasciata libera per scattare. Ma Teddy ancora non aveva finito, apparentemente. Indossato l'impermeabile, indugi assorto a fissare Nina. Sembrava soppesare un dubbio fra s, ma proprio quando stava ormai per parlare, alla porta qualcuno buss con forza, concitatamente.
Troppo tardi, comprese allora Rupert. Il destino e il futuro dai mille volti aspettavano al di l del battente; e mentre sedeva immobile agghiacciato di paura, Nina si avvicin alla porta e fece scorrere il chiavistello.
Ma il futuro era un altro, e con un altro volto. Era tornato Rolland.
"Rolland!" esclam Nina. "Ma dove sei stato?"
Rolland era bagnato, inzaccherato. "Si stava giocando al pallone nei giardini" spieg, quasi senza fiato "ma una guardia ci ha detto che non si pu, e cos sono corso via."
"Su, adesso sbrigati a levarti questi abiti fradici" gli disse Nina, in tono autoritario. "Svelto! Sei completamente zuppo... E guarda che scarpe ti sei ridotto!"
Rolland non gett neppure un'occhiata in direzione di suo padre; Rolland non lo vide spegnersi, e poi di nuovo vivere. Accett molto diplomaticamente il tono autoritario di Nina, e forse quasi con piacere. Ne traspariva un affetto di nuovo genere, non pi quello gi pronto e scontato in partenza... l'affetto che sapeva di poter sempre trovare nei genitori.
Osservando Nina, Rupert d'improvviso sent con quale desiderio struggente pulsava nel suo il cuore che amorosamente sgridava suo figlio. Nina, una madre senza figli; e qui almeno aveva il figlio e l'infantile copia dell'uomo che amava.
"Rupert!" disse Teddy.
Riscuotendosi, Rupert torn al mondo di Teddy... il sempre pronto Teddy.
"S?"
"Come stai?" volle sapere Teddy, scrutandolo attentamente.
Rupert aveva dimenticato completamente di essere ammalato, e aveva dimenticato di sentirsi un insopportabile caldo alla testa e il corpo scosso da brividi e la volont indebolita. Era scaturita una prima forma di resistenza, la vita di nuovo si difendeva...
"Cos" disse a Teddy. "Mah... discretamente bene, mi pare."
"Perch non ti alzi?" sugger Teddy.
Rupert guard il viso misteriosamente semplice di Teddy, e si chiese dove mai affondasse le radici quell'uomo. "S, giusto!" esclam. "Penso proprio che mi alzer...".
"Credi veramente di avere la tubercolosi?" gli domand Teddy.
"Questo dovrei domandarlo a te. Sei un medico." Teddy si mise il cappello. "S, comunque adesso sono io che lo domando a te."
"No, io non credo di averla" disse Rupert. "Anzi... accidenti a me se ci credo."
"Ottimo! Sono d'accordo anch'io" gli disse Teddy. "Non credo affatto che tu sia malato di tubercolosi, o di qualche altra faccenda del genere. Quando un uomo come te si ammala, o meglio, quando il suo fisico cede, io sono convinto che per prima cosa si debba andare a guardare qui..." Teddy si punt un dito in direzione del cuore. "Non credo che tu sia veramente ammalato, o quanto meno che tu abbia qualcosa con cui non sia in grado di sbrigarsela direttamente il tuo spirito..."
Ridendo, Rupert si fece trasportare da una meravigliosa ondata di sollievo. "Hai ragione, Teddy!" disse. "Hai assolutamente ragione."
"Suppongo che tutto quello di cui avevi bisogno era semplicemente una bella discussione sulla vita. Non sei d'accordo?"
Questo dunque aveva inteso fare Teddy? Aveva semplicemente voluto fornirgli una discussione sulla vita... e solo allo scopo di salvargli lo spirito, e di attizzare il suo morale e aprire il chiavistello con cui si era prefisso d'imprigionare il proprio cuore per la paura di quanto gli accadeva? Teddy sapeva davvero tanto? Possibile che sapesse tanto?
"Nina!" chiam Teddy. "Io vado!"
"Un momento... vengo" disse Nina, e subito entr nella camera, ancora voltandosi a mezzo per consigliare Rolland, e dirgli d'infilarsi un'altra camicia, di mettere le pantofole. Teddy pass un braccio sotto il suo.
"Nina..." le disse: "Domani gli lasciate prendere il treno, allora?".
"Ma i medici..." cominci lei.
"Non preoccupatevi dei medici. Penser io a sistemarvi. Lasciatelo andare a casa. Per lui quella  la miglior cura. Non gli occorre altro. Se ci ostinassimo a farlo star qui, forse potrebbe anche non essere pi in grado di andarsene."
Nina annu, come se avesse capito. S... Rupert credette di vederla pensare: Potrebbe anche ammalarsi seriamente, potrebbe morire.
Ma questo, veramente questo pensava anche Teddy? Rupert comprese che non lo avrebbe mai saputo. Non avrebbe mai effettivamente saputo quanto delle sue paure fosse solo nella propria immaginazione, e quanto invece fosse reale, quanto fosse il prezzo che stava pagando per i mutamenti che gli dilaniavano la mente e - per la prima volta nella sua vita - la sconvolgevano con problemi a cui non sapeva trovare una soluzione ma che neppure poteva mettere in un canto con indifferente distacco anglosassone.
"Ti verr comunque a salutare quando parti" gli disse Teddy, avviandosi verso la porta.
"Va bene" assent Rupert, e aggiunse: "A buon conto, Teddy... mi hai veramente dato una tremenda carica di fiducia. Non ti ringrazier mai abbastanza".
"Ohh!" fece Teddy, e di colpo si ferm con una mano gi posata sul saliscendi. Ritir la mano, se la infil in tasca. "A momenti mi dimenticavo di dartela. Me l'avevano consegnata quando ero a Sebastopoli."
Era l'azzurra guida turistica di Rupert... spiegazzata e gualcita come se fosse passata per molte mani, ma indiscutibilmente sua.
"Comunque, a me non sembra che contenga niente di speciale" Teddy disse a Rupert. "Non capisco proprio come mai ti stesse tanto a cuore tornarne in possesso."
Rupert prese la guida, accennando di s con la testa ma incapace di aprir bocca. Teddy usc. La porta si chiuse.
Con un profondo sospiro, Rupert disse a Nina: "Eh, Nina... Non sar facile domani dire addio ai miei amici russi".
Lei annu. Capiva il vero significato; e fra essi corse una lunga occhiata, prima che qualche altro pezzo di mondo cominciasse ad affollare le loro vite con l'insolubile groviglio del modo in cui debbono pulsare due cuori quando cos divise ne sono le gioie.
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Capitolo 41.
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E croll l'organizzazione di Nina, quasi che i suoi stessi nervi fossero crollati; e oltretutto finirono con l'arrivare tardi al treno e in grande agitazione. Non poterono trovare un facchino, sicch Nina, vinta dal panico, cominci a dire: "Perdiamo il treno!". Fece per sollevare la pesante valigia di Rupert, cercando di trascinarla.
Lui glielo imped, e le disse: "Non si spaventi, Nina. Ce la faremo".
Le meste ore della mattinata erano state tutte una frenetica corsa per Nina... farsi dare il passaporto di Rupert, e poi andare a prendere i biglietti e mandar via sconosciuti amici venuti non si sa come a conoscenza della loro presenza a Mosca. Aveva poi dovuto ritirare la biancheria, pulire le scarpe di Rolland, fare grossi pacchi dei suoi libri e, infine, affrontare il problema di farsi mandare un medico dalla clinica tubercolare perch vedesse Rupert, cos da confermare che poteva mettersi in viaggio. Nina non aveva voluto assolutamente cedere su questo punto.
Dal professore ottenne che venisse mandata la giovane dottoressa, ma prima che la vedessero comparire trascorsero un'attesa interminabile.
"Boje moi! Credevo che non sareste mai arrivata" l'accolse Nina.
La dottoressa, accesa in viso, era contrariata per aver dovuto interrompere le visite in ambulatorio, e dedicarsi a un incarico tanto insulso. Dai suoi modi bruschi si capiva fin troppo chiaramente che la medicina doveva essere affrontata con calma, e che il paziente doveva saper aspettare...
"Per conto mio" disse la dottoressa a Nina "pu essere uno sbaglio fare le cose tanto in fretta."
"Ma che cosa ne sapete voi di quello che  giusto?" la invest Nina, selvaggiamente. "Esistono determinate occasioni in cui  indispensabile fare in fretta."
Alquanto intimidita, la dottoressa si sfil l'impermeabile e squadr con diffidenza Rupert, vestito di grigio, ma si decise subito a consegnargli una voluminoso fascio di fogli e una grossa busta contenente le radiografie.
"Appena a Londra, sar comunque necessario che vada immediatamente in una clinica per le malattie del torace con tutte queste carte" la dottoressa spieg in inglese a Rupert. "Gli esami dell'espettorato sono stati negativi, e l'analisi del sangue ha dimostrato una forte anemia."
"Ma questo significa che non ho la tubercolosi?"
"Effettivamente" disse la dottoressa, quasi a malincuore "lei non  affetto da tubercolosi, stando alle prove. Esistono scarse probabilit che lei ne abbia mai sofferto."
Era sorto un altro mondo, e guardando Nina, lui ne vide gli occhi splendere come vivide gemme, il viso estatico di sollievo.
"Dio sia ringraziato" disse.
"Tuttavia non si pu escludere che lei sia affetto da una forma di pneumosclerosi" volle metterlo in guardia la giovane dottoressa. "Perci sar bene che vada in una clinica..."
"E che cosa sarebbe la pneumosclerosi?" s'inform Rupert, ma subito, senza neppure darle il tempo di spiegarglielo, aggiunse: "Ma no, non importa. Non desidero neanche saperlo".
Qualsiasi altra cosa perdeva importanza se non aveva la tubercolosi. E lo sapeva, aveva proprio ragione Teddy... nessuna malattia con la quale il suo stesso spirito non fosse in grado di sbrigarsela da solo.
"Tutto qui?" Nina chiese alla dottoressa. "S. Se si sente debole pu prendere queste compresse."
"Presto" fece allora Nina, e Rupert, cacciate in tasca le compresse, strinse frettolosamente la mano alla dottoressa, e chiam Rolland, che dalla finestra stava facendo fotografie con un apparecchio che il giorno prima gli aveva non si sa come dato Teddy.
Uscirono dalla camera mentre la dottoressa si stava ancora infilando l'impermeabile, sconcertandola di fronte a simile noncuranza per le malattie; e quando furono in macchina, Nina gli tenne stretto un braccio per tutto il percorso. "Sono tanto contenta" gli diceva di continuo. "Ero cos preoccupata. Oh, se sapesse com'ero preoccupata..."
"Anch'io" disse Rupert. "Per... l'aveva proprio indovinata Teddy!"
"S... oh, certo!"
"A proposito di Teddy..." le aveva chiesto Rupert, allora: "Perch era poi andato a Sebastopoli?".
"Non saprei" disse Nina, che aveva ormai perso qualunque interesse per Teddy. "Mi sembra che dovesse tenere un corso di lezioni alla marina... sulle diete alimentari, o su certi esercizi fisici. Non so con esattezza."
"E che cosa lo ha poi condotto qui a Mosca?"
"Lo sa il cielo! Ma che importanza pu avere, adesso? Forse suo padre che stava male, o forse il ministero per affidargli l'incarico urgente di studiare la dieta per qualcuna delle nostre spedizioni... Non ne sono certa." No, non l'avrebbe mai saputo.
Quando arrivarono alla stazione, avevano un margine di tempo cos esiguo che Nina, non potendo trovare un facchino, si precipit incontro a un poliziotto...
"Tovarish!" gli disse. "Per favore, dateci voi una mano con tutti questi bagagli."
Le valigie ora erano diventate sei, e parecchie discretamente pesanti per i molti libri suoi e di Rolland, e innumerevoli regali che gli avevano fatto, e un tappeto buchara, e un samovar mandatogli da uno sconosciuto.
Preoccupato, il poliziotto fiss attentamente in faccia Nina, come se la credesse impazzita, e le fece poi notare di non essere un facchino. Lei allora gli spieg spazientita che si trattava di Royce, lo anglsk gero... e se non facevano in fretta avrebbe perso il treno perch mancavano solo pochissimi minuti. Il poliziotto si gir a guardare l'orologio della stazione, e disse che andava lui a cercarle un facchino. "Non lo trover mai!" gemette Nina. "E se provassimo a portarle noi?" propose Rupert. "No! La prego, non cerchi di fare uno sforzo simile. Mi aspetti un momento, vengo subito..."
Nina spar nel grande atrio della stazione, e quando torn, dopo qualche momento, era scortata da uno stuolo di funzionari del ministero con larghi pantaloni e larghi cappelli e impermeabili grigi venuti a salutare ufficialmente Rupert. Gli strinsero la mano con solennit, e trasferirono mazzi di fiori dalle loro braccia alle sue; e infine si caricarono dei suoi bagagli e seguirono la nervosissima, frettolosissima Nina, la quale, afferrato saldamente per mano Rolland, se lo trascinava dietro dicendogli: "Presto, caro! Presto...".
Fecero di corsa tutto il marciapiedi, fino al vagone... blu scuro e nuovo e lussuoso. Nina scost impaziente gli altri passeggeri dallo sportello, e lo stuolo di funzionari con valigie e pacchi la segu fedelmente. Lo scompartimento era gi pieno di altri doni, e letteralmente stipato di pacchi mandati da persone sconosciute che avevano saputo della partenza: scatole, fiori, altre scatole, giocattoli per Rolland, doni su cui erano scritti i nomi di Jo o di Tess.
Issate le valigie sulla reticella, i funzionari si ritirarono; e Nina, dopo aver controllato il numero dei colli, ed essersi convinta che non ne mancava nessuno, e che tutto era finalmente a posto, si trov a dover lottare contro le lacrime, imponendosi di attaccarsi ancora a quel mondo che non le avrebbe mai permesso di partire.
Uscirono dallo scompartimento, scesero sul marciapiede. Restava un minuto. Ancora nessun segno di Teddy. Rupert cominci a ringraziare i funzionari del ministero, ognuno dei quali sollev compitamente il cappello e gli strinse la mano. Fu allora che vide Teddy: avanzava con corsa lieve lungo il marciapiede, muovendo agilmente le lunghe gambe secondo un ritmo aggraziato... una perfezione di rilassamento pi che di fulminea, travolgente azione.
"Okay?" Teddy chiese a Rupert, in inglese.
"Si! Okay! Ce l'abbiamo fatta di poco... ma  tutto a posto, adesso."
"Addio, allora" gli disse Teddy, stringendogli la mano. Rupert scrut ancora una volta il suo viso cercando di scoprirvi la soluzione del mistero, d'individuarvi la scintilla d'un segreto. Inutile, non lo avrebbe mai saputo. Mai.
E fu la volta di Nina. Non era capace di staccargli lo sguardo di dosso. Sanguinava per colpi tremendi... se l'angoscia era sangue, e ferite gli spasimi che le serravano il cuore. Non poteva dirgli nulla, non poteva neppure stringerlo in un abbraccio d'addio. Le sarebbe stato lecito, se innocente; ma colpevolmente sapeva di non poterlo fare.
Lui le mise qualcosa nella mano.
"Me la tenga lei" le disse.
Era la sua stella d'oro di eroe. Nina ne fu sgomenta, inorridita.
"Ma io non posso prenderla,  male..."
"Non credo di essermela mai veramente meritata" spieg Rupert. "Prima di tutto, io non avrei neppure dovuto accettarla. Me la tenga lei..."
"No, no!" grid Nina. Piangeva, si aggrappava alla sua mano. "Oh, no!" grid ancora. Poi vide Rolland, e allora si curv su di lui, e d'improvviso cominci a baciarlo freneticamente, appassionatamente, impiastricciandogli di lacrime il viso stupito, quasi spaventandolo con i singhiozzi che invano cercava di soffocare. "Andate, andate!" esclam fra le lacrime... e il suo corpo era distrutto, il cuore quanto pi distante non avrebbe potuto essere dal suo vecchio mondo saldo e sicuro.
Echeggi il fischio di partenza; e Rupert, sporgendosi in avanti, le tolse delicatamente dalle braccia Rolland, e quando lei si fu raddrizzata, le scost con dolcezza i capelli dal viso, glieli ravvi sulle tempie. Poi sal sulla vettura, dopo Rolland; e con uno strappo il treno si mise in moto.
I funzionari salutarono con ampi gesti delle braccia. Nina si nascose il viso fra le mani. In fondo al marciapiedi comparve una figura che faticosamente avanzava con l'incerto passo legnoso di un giocattolo.
"Rupert!"
Era Aleksej: l'eroe, l'individuo, l'uomo, l'amico, e l'innegabile marito, l'incontenibile russo...
"Aleksej!" grid Rupert.
"Mi hanno detto che avevi delle difficolt, cos sono venuto" gli grid Aleksej, mentre s'ingegnava di trotterellare vacillando a fianco del treno. "Va tutto bene, adesso?"
"S, s. Tutto a posto" grid Rupert.
"Bene. E allora... buona fortuna!" strepit un'altra volta Aleksej, fermandosi. "Torna, eh? Fa' di tutto per tornare... un giorno."
"Un giorno" grid a gran voce Rupert, e poteva vedere soltanto la figura seminascosta e curva di Nina... che non sollevava lo sguardo, che si nascondeva il viso fra le mani per non vederlo partire.
Il treno acquist velocit. Sparirono.
Ma sarebbe mai tornato?... gi si chiedeva Rupert. Poteva farlo? Poteva osare? Non seppe far altro che scuotere la testa. Come gli era possibile sapere quello che avrebbe fatto? E quale distrutta creatura si era lasciata dietro, quali speranze le aveva dato per il futuro? E quale futuro egli stesso si stava ora portando in patria? A questo non poteva dare una risposta, adesso. Gi doveva trovare tante risposte. E tante ne doveva dare, anche. Che cosa avrebbe detto a J. B. Lille, e che cosa a Jo, a se stesso, al suo vecchio e nascosto senso del dovere?
Non lo sapeva.
"Guarda quanti pacchi" gli stava dicendo Rolland.
Rientr nello scompartimento. Vide le morbide guance abbronzate di suo figlio ancora segnate dalle lacrime di Nina, e si chiese come avrebbe trovato la forza... Non vederla, non avere la certezza di sapersela sempre vicina, e vicina fisicamente, vicina nel pensiero. Per un istante pos la mano sul capo del figlio, e finalmente scostando un tenace spigolo di riserbo anglosassone si chin a sfiorarlo con un bacio; e cerc di comprendere quale significato potesse avere quanto gli era accaduto.
Non lo sapeva, ancora.
Pure, sapeva di doverlo scoprire. Sprofondandosi le mani nelle tasche della giacca, Rupert fece scorrere lo sguardo sullo sferragliante scenario dell'umida periferia di Mosca. La sua mano destra incontr due oggetti che aveva sempre cercato di nascondersi. Uno era l'assegno che gli avevano dato con la medaglia, l'altro la stilografica a inchiostro invisibile di Coleman.
Prese di tasca l'assegno, infine decidendosi a guardarlo per la prima volta. Era un mandato di pagamento staccato a suo favore sulla Moscow Narodny Bank di Londra, per l'importo di seimilasettecentoventi sterline. Torn a piegarlo, e poi usc nel corridoio, lo fece a pezzetti e lo gett dal finestrino aperto. Prese la stilografica di Coleman, la spezz contro il bordo metallico del finestrino, osservandone fluire un incolore, trasparente liquido che colava sul vetro pulito...
e dopo il denaro gett fuori del finestrino anche i frammenti della penna.
Se doveva scoprire qual era l'effettivo significato del mondo, tanto valeva cominciare con le mani pulite. Chiam Rolland: gli disse di andarsi a lavare la faccia... per non doversi almeno vedere davanti l'ultima testimonianza di un'altra vita. Esisteva una sola vita che gli era dato di vivere, ora; e gi era tempo di accingersi a dimostrare che ne valeva la pena.
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(1) (Nota del Traduttore). Sir William Gilbert e Sir Arthur Sullivan - umorista e poeta il primo, musicista il secondo - costituirono forse il pi celebre binomio nel mondo anglosassone dell'operetta e della commedia musicale durante la seconda met del secolo scorso, e ancor oggi non si  del tutto spenta l'eco delle loro fortunate composizioni piene di grazia e vivacit. 
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FINE.